A Piadena tra passato e futuro

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Ogni anno a Piadena, a primavera, c’è la festa organizzata dalla locale Lega di Cultura, quella che ha avuto in passato l’influenza di persone come Gianni Bosio e Mario Lodi (che insegnava nella vicinissima Vho: ha scritto in proposito il libro C’è speranza se questo accade al Vho). Il 6 e 7 aprile scorso, gli incontri previsti (un convegno sull’educazione alla pace e i canti del gruppo locale “I giorni cantati”, che festeggiava il cinquantesimo anno di vita) si sono tenuti al teatro della SOMS (Società Operaia di Mutuo Soccorso). La domenica, all’aperto, si è avuta l’esibizione della Banda del luogo.

Tutto questo ci ha riportato al tempo (siamo nella seconda metà dell’‘800) in cui, appunto, sorgevano le SMS (Società di Mutuo Soccorso) su iniziativa dei repubblicani prima, dei socialisti poi. La cultura e la ricreazione cominciavano a rientrare nei piani di azione del movimento operaio, che progressivamente prendeva coscienza dell’importanza delle “rose” accanto alle rivendicazioni che riguardavano il “pane” (e “il pane e le rose” diventava il leitmotif di iniziative che vedevano presenze femminili sempre più rilevanti). Erano proprio le corali e le bande a dare visibilità esterna a molte SMS, affiancando le attività di mutuo soccorso, volte al sostegno fra compagni/e nei momenti di difficoltà, che le caratterizzava.

Il fatto che alcuni eventi della Festa si siano svolti all’interno della SOMS l’ha indubbiamente ricollegata a un passato ormai lontano, ma di cui è importante recuperare lo spirito e la passione che animavano chi organizzava allora le iniziative solidali. Uno spirito e una passione che si stanno perdendo, soffocati dall’individualismo, dalle spinte a competere, nella logica di ciascuno/a imprenditore/imprenditrice di se stesso/a, dalla corsa al successo che mette in secondo piano la solidarietà. Nello stesso tempo, la Festa ha espresso anche quest’anno un’idea di futuro quasi del tutto scomparsa dai progetti delle forze politiche, ridotti alla gestione dell’esistente, senza riuscire più a immaginare che si possa costruire un “altro mondo possibile” (“e sempre più necessario”, come affermavano gli slogan dei Social Forum degli inizi del secolo), senza che si intraveda un orizzonte, seppur lontano, verso cui dirigersi – un orizzonte “utopico”, che si sposta sempre in avanti e che però serve, come sostiene Eduardo Galeano, a continuare a camminare, a indicarci la direzione di marcia, a farci da sprone per non fermarci mai, impedendo cioè che si rinunci a cambiare lo stato di cose esistenti (“cambiare lo stato di cose esistenti” era il compito che Marx ed Engels assegnavano ai comunisti nel Manifesto scritto nel 1848).

Si tratta di un’idea di futuro che si traduce nei comportamenti, nello stare insieme, nella convivialità dei giorni della Festa, che appaiono così come una parentesi – un’“isola felice” all’interno del normale scorrere della vita quotidiana – e che si esprime, soprattutto attraverso i canti popolari, che risuonano ovunque, al di là di quelli ufficiali, al di fuori del luogo dove si svolgono gli interventi previsti dal programma, negli incontri conviviali a casa di Gianfranco Azzali (il mitico “Micio”), per le strade di Piadena e nei suoi dintorni. Sono i canti della tradizione anarchica, socialista, comunista.

Quest’anno il tema della Festa era la “pace”, ma nel repertorio dei canti popolari più conosciuti è raro trovare dei canti di pace (una lacuna che andrebbe colmata) e per questo vi è stata una certa dissonanza fra il cantare diffuso e l’argomento al centro dell’iniziativa. Invece lo spettacolo messo in scena da “I giorni cantati”, davvero bello, vi aderiva pienamente, sia con le canzoni, sia con le letture (uno spettacolo sicuramente da ripetere in altre occasioni: penso, fra l’altro, a “Canzoni contro la guerra”, l’evento che ogni anno viene organizzato a novembre a Firenze al Teatro L’Affratellamento dall’Istituto De Martino e dal Comitato Fermiamo la guerra, con il sostegno di ANPI, ARCI, CGIL, come contrapposizione alla Festa delle Forze Armate e della “vittoria” nella guerra 1915-18).

Venni a conoscenza della Festa di Piadena molti anni fa tramite un articolo su L’Unità di Ivan Della Mea, che vi era stato da poco e ne era rimasto entusiasta. Seguii il suo esempio e anche per me fu un’esperienza indimenticabile, che ho ripetuto tutte le volte che mi è stato possibile.

A Piadena quest’anno l’intreccio tra passato e futuro – tra le radici ottocentesche del “mutuo soccorso” e il progetto di una nuova società – è stato particolarmente evidente, di fronte a una realtà mondiale estremamente travagliata e pericolosa, in cui crescono le guerre con le armi, nonché quelle contro la natura e degli uomini violenti contro le donne, con il rischio, sempre più pressante, che tenda a scomparire, oltre il senso dell’umano (ricordiamoci dell’appello di Vittorio Arrigoni, ucciso in Palestina, “Restiamo umani!”), l’umanità stessa. Non a caso l’argomento centrale delle giornate di Piadena è stato la pace. La pace, infatti, è il primo obiettivo oggi da perseguire, perché solo così si potrà evitare l’olocausto nucleare e si potranno sviluppare i necessari conflitti, naturalmente nonviolenti, di classe, di genere, per l’ambiente. Piadena, sempre attenta a quello che accade nel mondo, lo ha ribadito con forza.

Gli autori

Moreno Biagioni

Moreno Biagioni, impegnato dal secolo scorso nel movimento antirazzista, antifascista e pacifista fiorentino, fa parte della Rete Antirazzista, del Comitato "Fermiamo la guerra", della Rete Antifascista di San Jacopino-Puccini-Porta al Prato.

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