Torino: meglio gli impianti sportivi delle mense scolastiche

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I dati ufficiali, annualmente pubblicati dalla Città di Torino, evidenziano una grande disparità di trattamento nella copertura dei costi del servizio mense scolastiche da parte dell’amministrazione rispetto a quelli dell’utilizzo degli impianti sportivi. In base al preventivo 2022, i genitori sono chiamati a pagare l’82% del costo del servizio mensa, mentre per gli impianti sportivi risulta coperto dagli utenti solo il 3% dei costi. Questo fa sì che nell’anno 2022 le mense scolastiche, con 36 milioni di uscite e 29,6 di entrate, abbiano prodotto un costo di circa 6 milioni e mezzo per il Comune, mentre gli impianti sportivi, con 21 milioni di costi e 678 mila euro di entrate, presentano un disavanzo di oltre 20 milioni. L’ordine di grandezza dei costi è paragonabile: i costi degli impianti sportivi sono quasi il 60% dei costi delle mense.

Un’attenta verifica sul consuntivo 2022 corregge parzialmente il dato: le entrate riferibili agli impianti sportivi ammontano a quasi 3 milioni e 200 mila euro, e, dunque, ben più dei 678 mila euro dichiarati nel prospetto comunale. È ovvio che uno dei due dati è sbagliato, ma anche con la correzione indicata siamo in presenza di una copertura dei costi da parte degli utenti al massimo del 15%: oltre cinque volte di meno dei costi percentuali a carico dei genitori per le mense scolastiche. Anche in questa seconda ipotesi, dunque, rimane una grande sproporzione. Privilegiare le attività sportive e penalizzare il servizio scolastico di mensa è un’opzione incomprensibile, frutto di scelte ultra decennali di amministrazioni di centro sinistra che hanno sempre proclamato l’importanza della scuola e del tempo pieno.

Sarebbe auspicabile che l’attuale amministrazione e quelle che verranno procedessero a una graduale diversa ripartizione del costo dei servizi a domanda individuale (come quello della mensa scolastica): riducendo la percentuale complessiva di copertura a carico degli utenti (circa il 50%), visto che la legge impone l’obbligo di richiedere agli utenti almeno il 36% del costo totale o, in mancanza di risorse aggiuntive da dedicare a questo scopo, aumentando gradualmente la copertura degli impianti sportivi e riducendo di pari entità il contributo dei genitori per le mense scolastiche o, ancora, praticando insieme entrambe le opzioni. Vorrà l’attuale amministrazione cominciare ad affrontare il problema? Cosa risponde a queste osservazioni?

Dice l’assessora competente, rispondendo a una interpellanza del cittadino: «È doveroso fare una premessa. I servizi a domanda individuale sono servizi facoltativi che la città può decidere di attivare discrezionalmente nei limiti della disponibilità di bilancio per la cui fruizione è richiesta una contribuzione da parte dell’utenza. Per la Città di Torino non esiste l’obbligo di assicurare una copertura minima dei costi attraverso i proventi tariffari e i contributi finalizzati, come invece accade per gli enti che sono in condizione di deficitarietà. La città non ha l’obbligo di copertura minima del 36%. Questa amministrazione ha da sempre come obiettivo strategico l’inclusione sociale che si esplica anche attraverso l’incentivazione della pratica sportiva a favore di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sovente nelle periferie si sentono esclusi dalle opportunità di crescita culturale ed economica; in quest’ottica di visione dello sport come mezzo di inclusione sociale si è ritenuto di calmierare le tariffe degli impianti sportivi». La risposta è disarmante: i servizi sportivi vengono favoriti con tariffe molto basse perché servono all’obiettivo strategico dell’inclusione sociale. Ma se così è, poiché le mense scolastiche sono grandemente penalizzate, se ne deve dedurre che la scuola non è considerata da questa e dalle precedenti amministrazioni uno strumento importante per l’inclusione sociale. Proprio a Torino dove è nato il tempo pieno nelle scuole dell’obbligo!

La giusta osservazione che per i servizi a domanda individuale, non essendo il Comune in situazione di dissesto, non vi è l’obbligo di copertura di una percentuale minima del 36% rispetto ai costi, aggrava la scelta fatta. Non riducendo la copertura a carico degli utenti (che è di circa il 50%), è evidente che l’amministrazione non investe risorse sufficienti per rendere tali servizi meno cari per le famiglie. Tra le ultime quattro amministrazioni, solo quella Appendino, eliminando la tassa di iscrizione introdotta dal suo predecessore, ha fatto scendere di qualche punto la copertura percentuale del servizio mense scolastiche.

 

ENTRATE

2022

USCITE

 

66%

29.605.000

MENSE SCOLASTICHE

36.074.000

43%

         

2%

678.000

IMPIANTI SPORTIVI

21.016.000

25%

Le mense scolastiche rappresentano i due terzi delle entrate e solo il 43% delle uscite dei servizi a domanda individuale; viceversa gli impianti sportivi col 2% delle entrate impegnano un quarto delle uscite totali. Una vera ingiustizia.

0,2%

97.000

TEATRI E MUSEI

2.527.000

3%

Inoltre i teatri e i musei, con entrate infinitesimali, impegnano il 3% del totale della spesa comunale per i servizi a domanda individuale. Anche la copertura di musei e teatri appare ridottissima, oscillante negli anni tra il 2 e il 4 per cento del costo. Ma i costi comunali al riguardo dovrebbero conteggiare anche i contributi per il funzionamento dei musei e dei teatri cittadini: quasi 13 milioni nel consuntivo 2019 (4 al Teatro regio, 3,9 a Torino musei, più di 2 al Teatro stabile, oltre 1,7 al Museo del cinema).

Come spiegare questa situazione così sfavorevole per i genitori della scuola dell’obbligo? I genitori non sono organizzati, sono singoli individui e famiglie, non hanno potere contrattuale. Anche se sono tanti non fanno massa critica. E qualche maligno, osservando questa palese penalizzazione, potrebbe rilevare che le società sportive, specie quelle calcistiche, sono ben organizzate, rappresentano gruppi di utenti e di familiari meno numerosi ma maggiormente in grado di far valere le loro richieste e di ottenere un trattamento più favorevole. O forse si tratta di una semplice disattenzione per cui nessuno si è mai posto il problema. Ma, come diceva un antico sindacalista, i problemi hanno la testa dura!

Una notazione finale. Una ricognizione, pur molto incompleta, su qualche altro comune mostra che nessuno fa pagare le mense tanto quanto Torino, eccetto Rimini (93%). Si scende, infatti al 71% a Firenze, al 65% a Cuneo, al 44% a Napoli, fino al 9% a Novara. Viceversa, gli impianti sportivi hanno una copertura che va dal 13% di Cuneo e Rimini al 25% circa di Venezia, Firenze e Napoli, al 50% di Novara.