Roma. La “città del rugby” a Spinaceto: un monumento allo spreco

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Sembra una parola trascurabile. Ma a volte è tanto se non tutto: manutenzione. Quella che manca all’Italia nella declinazione di un vocabolario dalla A alla Z. Vedi alla voce sport, vedi alla voce rugby. Vedi alla voce Spinaceto.

Mentre fior di milioni entrano nelle casse della Federazione della palla ovale per il merito tecnico della partecipazione al torneo Sei Nazioni, contrassegnata da una serie infinita di “cucchiai di legno” assegnati all’ultima classificata (ruolo che nessuno ci porta via), quella che doveva essere la cittadella, se non addirittura la cattedrale, del rugby a Roma, illustra l’ennesimo incredibile scandalo.

Riassunto delle puntate precedenti. Risale al lontano 1995 il disastroso progetto di investimento per realizzare una “città del rugby” in una periferia abbandonata di Roma, vocata ex abrupto a quella disciplina, effettuato all’interno dell’operazione “punti verdi” per confermare il ruolo della capitale come città più green d’Italia. Il fallimento è evidente prima ancora dell’inaugurazione. La “città del rugby” di Spinaceto costa alla collettività 32 milioni, ma non viene mai messa in attività. È un puro spreco di denaro pubblico. Sorgono un campo da rugby e un maxi edificio in cemento di due piani, che restano inutilizzati. 28 anni dopo ci si accorge che l’area è oggetto di un’occupazione. Quando la polizia locale del gruppo Eur, insieme ai Carabinieri di Pomezia attua l’immancabile blitz, ci trova dieci occupanti abusivi, degrado, siringhe sul campo da rugby, materassi, stracci, strutture vandalizzate. La palla, non più ovale, viene fatta rimbalzare sul tavolo del Dipartimento Politiche abitative del Comune di Roma capitale per voce dell’assessore al Patrimonio Tobia Zevi: «Riconvertiremo l’area come destinazione utile alla collettività e come motore di promozione del quartiere». Esiti? Quattro giorni dopo lo sgombero l’area torna in mano agli abusivi che si avvalgono anche di un allaccio chissà quanto legale alla corrente elettrica. Il Comune fa retromarcia e ammette: «L’area è troppo grande, non possiamo controllarla. Intervenga il Governo».

Intanto si scopre che dopo la spesa di 32 milioni, mai messi a regime con un campo utilizzato da una qualsiasi squadra di rugby, è necessario un intervento supplementare di ripristino per ulteriori 20 milioni di euro. E già, la manutenzione è tutto. Anche se non è stata prevista né realizzata per lo stadio Flaminio, per gli stadi di Italia ’90, per le centinaia di piscine affidate ai privati e poi chiuse, appunto, per mancata manutenzione. Non è per questo che gli italiani sono un popolo di sedentari in sospetto di obesità. Ma, di certo, aiuta...

Spinaceto si erge a caso emblematico del malcostume nazionale. Nell’ottobre del 2023 in questa cittadella è stato commesso un omicidio: un cittadino rumeno è stato picchiato e ferito a morte da un connazionale. La carica del rugby è sfociata in un episodio di cronaca nera che con lo sport non ha niente a che fare. Ora verrà avviato un “tavolo di confronto”. Campa cavallo. Il progetto faraonico si è rivelato un boomerang e così si lancia un’esca alla ricca Federazione del rugby perché si assuma la responsabilità dell’impianto. Anche se si continua a non capire l’input di partenza. Perché una squadra, di alto o di basso livello, dovrebbe andare a giocare a rugby a Spinaceto? Chi l’ha deciso? e chi ci ha guadagnato da questa operazione sportiva puramente virtuale e di assoluto incurante spreco?

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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One Comment on “Roma. La “città del rugby” a Spinaceto: un monumento allo spreco”

  1. da ragazzo giocavo a baseball, più tardi ho allenato dei bambini nelle scuole. Un giorno ho letto che Dalema (ministro o cosa?) ha fatto fare un centro modello per il baseball a Ustica che mi pare fosse la isola di residenza o prediletta dall’allora presidente della federazione del baseball. Sapete nulla se c’è ancora quel “diamante” di lusso, io e altri amici pensionati e appassionati potremmo andare ad allenarci con i nostri nipoti. Grazie se ci date notizie: Gianni Marostegan , Udine marostegan@virgilio.it +39 3314097609

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