Il bob a Cortina: una vicenda esemplare

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La vicenda della pista di bob (in realtà anche di slittino e skeleton) di Cortina d’Ampezzo merita un piccolo approfondimento.

Andiamo indietro nel tempo, quando le Olimpiadi invernali del 2006 furono assegnate (ahimè) a Torino. Già allora il CIO affermava che le gare si dovevano svolgere su impianti esistenti. Ma a Torino gli impianti del trampolino e del bob non c’erano. Per il trampolino c’era quello (in realtà “quelli”) di Albertville; per il bob quello di La Plagne, oppure, appunto, quello di Cortina. E comunque c’era la possibilità di realizzare una pista amovibile, ne esisteva la tecnologia. Niente da fare: bisognava costruire, far girare il denaro, tanto: da uomo della strada viene da dire che i politici i soldi mica li tirano fuori di tasca loro. Ecco dunque lo sfregio a Pragelato dei trampolini (due agonistici e tre di scuola) e a Cesana Pariol della pista di bob.

Oggi la storia si ripete, al contrario, nel senso che a Cortina l’impianto è diventato obsoleto e ci sarebbero le alternative di Saint Moritz e Innsbruck o il rifacimento di Cesana. E, invece, si costruisce ex novo. Il costo? 81,6 milioni di euro e l’abbattimento di 500 larici secolari (https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/06/milano-cortina-il-turbo-contratto-per-abbattere-500-larici-secolari-dove-sorgera-la-pista-da-bob-e-anticipare-le-proteste/7435029/). Il tutto per realizzare un impianto che si sa benissimo che finirà come quello di Cesana, e cioè inutilizzato. La pista di Cesana è, infatti, rimasta attiva solo dal 2006 al 2012.

Ma tant’è: abbiamo il governo dell’orgoglio italiano e tutto deve essere fatto in Italia, ma soprattutto spendendo di più (il rifacimento di Cesana costerebbe “solo” 34 milioni). Anche se non da italiani: l’impresa Pizzarotti che realizzerà l’opera ha chiamato infatti 90 operai norvegesi, abituati a lavorare sodo anche in condizioni climatiche avverse. E così il prossimo 16 febbraio dovrebbero iniziare i lavori con la delimitazione dell’area di cantiere. Il tutto disattendendo il parere contrario del CIO, che anche questa volta si è espresso contro la realizzazione di un nuovo impianto. Ma la voce del CIO è esattamente pari a quella dell’ONU.

Quale morale trarre dalla vicenda? La solita, trita e ritrita, come accennavo sopra: la stessa dell’Alta velocità Torino – Lione e della Napoli – Salerno, della Pedemontana Veneta, del Ponte sullo Stretto, ma anche della ciclovia del Garda e del Vallone di Cime Bianche. Foraggiare con i nostri soldi il settore delle costruzioni, senza tenere in alcun conto i costi ambientali e territoriali.