Roma non è Dubai

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Al di là delle intenzioni del Papa di turno, il Giubileo è stato sempre un grande business economico, come ci ricorda, con le parole di Dante («là dove Cristo tutto si merca») Tomaso Montanari (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/07/10/dalla-croce-alle-crociere/ ), o anche una specie di commedia, come citato da Massimo D’Azeglio: «i romani tutti erano fatti albergatori».

Ora tra le opere del Giubileo 2025 c’è il progetto, in via di realizzazione, di un porto per le grandi navi dei crocieristi a Fiumicino, a pochi passi da Roma; quegli orribili palazzi galleggianti che già hanno profanato piazza San Marco a Venezia. L’idro-mostro è collocato a circa 60 km dal porto di Civitavecchia, attrezzato da tempo per l’attracco delle grandi navi. Di certo non c’era alcun bisogno di questa imponente infrastruttura che sconvolgerà per sempre il paesaggio di quel vecchio borgo e, probabilmente, di Roma.

Il progetto è della Fiumicino Waterfront srl, società al 100% partecipata dal gruppo Royal Caribbean per un costo complessivo di circa 440milioni di euro. L’opera è stata dunque inserita nei Progetti del Giubileo anche se si fa fatica capirne a che titolo, dal momento che i lavori saranno completati ben oltre il 2025. Le criticità del progetto sono moltissime (idrogeologiche, paesaggistiche, economiche, culturali) e già denunciate dalle oltre trenta associazioni di residenti che ne contestano la realizzazione. Primi tra tutti le infrastrutture inadeguate, i fondali bassi e limacciosi e il vicino aeroporto che non consente un traffico marino con altezze superiori ai 48 metri.

Altro che tutela e difesa dell’ambiente, altro che sostenibilità delle nostre città. Papa Francesco nella sua profetica Laudato sì ammoniva che qualunque cosa sia fragile (e l’ambiente lo è) rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta. E a ben vedere è proprio paradossale che un’opera così devastante venga inserita tra quelle del Giubileo 2025, il Giubileo della Speranza.

Fiumicino era, negli anni Sessanta, prima della motorizzazione di massa, quando il treno da Roma faceva capolinea in questa cittadina ancora appartenente al Comune di Roma, il battesimo di mare dei borgatari. Pochi interventi hanno modificato quel paesaggio che, passato il ponte levatoio, si snoda fino al Faro militare in disuso attraverso una spiaggia desolata sulla quale i pochi stabilimenti hanno conservato l’aspetto di quei tempi. All’inizio degli anni Sessanta non era raro incontrare Pasolini che ballava sulle piste di cemento che circondavano gli stabilimenti rock and roll e cia cia cia. In prossimità del Faro si poteva assistere (e ancora oggi) all’incontro del Tevere con il mare e allo spettacolo delle bilance (baracche costruite sugli scogli per la pesca); sulla riva opposta l’Idroscalo (smantellato qualche anno fa) con le sue baracche di legno colorate di azzurro e bianco con tanto di nanetti e tetti di lamiere, abitazioni di diseredati romani. Oltre, il luogo in cui fu ucciso Pasolini il 2 novembre 1975, che lo ricorda attraverso la scultura di Mario Rosati e un piccolo parco con pietre inciampo sulle quali sono leggibili frasi del poeta. Un luogo quasi sacro per chi viene dalla città tumultuosa e violenta.

Come ha scritto Montanari, il paesaggio cambierà perché accanto all’iconico vecchio faro si assisterà allo spettacolo di navi lunghe oltre 360 metri e alte oltre 70, grattacieli galleggianti di 25 piani che nessun piano paesaggistico consentirebbe. E con il “nuovo paesaggio” sparirà la magia di quel luogo incantato, oggi considerato degradato ma che invece è semplicemente sopravvissuto al disastro della modernità, conservando la sua sacralità.

Contro questo progetto è stata lanciata una petizione che vede tra i primi firmatari Dacia Maraini, Luigi Ferrajoli, Piero Bevilacqua, Stefania Brai, Luciana Castellina, Vezio De Lucia, Tomaso Montanari e che può essere sottoscritta all’indirizzo https://chng.it/SW22xGf9SQ.

Gli autori

Enzo Scandurra

Enzo Scandurra è urbanista, saggista e scrittore. Ha insegnato per oltre quarant’anni “Sviluppo sostenibile per l’ambiente e il territorio”. Collabora con «il manifesto» e con numerose riviste scientifiche. Ha scritto molti saggi sul tema della città e dello sviluppo sostenibile. Tra i suoi libri: Un paese ci vuole (2007), Ricominciamo dalle periferie (2009), Vite periferiche (2012), Fuori squadra (2017), Splendori e miserie dell’urbanistica (con I. Agostini, 2018).

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