I pini domestici di Roma, e non solo. Intervista a Jacopa Stinchelli

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Jacopa Stinchelli, saggista e antispecista, ha fondato il gruppo “Difendiamo i Pini di Roma”, per promuovere iniziative, indagini e sopralluoghi a salvaguardia del patrimonio arboreo della Capitale. Presiede l’associazione omonima in difesa dei pini e dei parchi storici di Roma che ha dato vita ai “Martedì dei Pini” e al progetto “pino clandestino”. È, dunque, particolarmente indicata per illustrarci lo stato di salute del verde urbano nella Capitale.

Cominciamo con un dato di fatto: Roma è una città molto verde, anzi è una delle metropoli più ricche di verde al mondo, e soprattutto è ricca di alberi, nella fattispecie pini domestici, che ne sono un po’ un simbolo. Questo grande patrimonio oggi sembra a rischio. Incredibile a dirsi, visto che siamo in un’epoca di cambiamento climatico e occorrerebbe tutelare il patrimonio esistente e, anzi, implementarlo. Mi puoi dire i danni già causati e i pericoli incombenti?

Partiamo dalla cronaca recente, quattro settimane fa una donna è morta perché colpita da un tronco di un albero che negli anni aveva subito vari danni e persino un incendio, tuttavia nessun solerte “operatore green” aveva ricevuto ordini di rimuoverlo, benché fosse stato segnalato. Nel quartiere di Monteverde, dove è successo, i cittadini ora assistono a quella che sembra una sorta di rappresaglia sulle loro alberature, come se gli olmi e i pini di colpo fossero gli unici indiziati. Ma è chiaro che è il sistema di esternalizzazione che non funziona. Sono anni che cerchiamo l’interlocuzione con l’Assessorato. Nelle poche occasioni c’è stato detto di non preoccuparci che ogni albero a Roma aveva la sua scheda di valutazione, ma ci sono forti dubbi che ciò sia vero. Riguardo ai pini simbolo di Roma, qui al momento nessun simbolo è al sicuro. Roma ne ha visti di barbari e lanzichenecchi nella sua storia e attualmente è assediata dai cantieri che sono più difficili da contrastare dato che sono autorizzati da chi dovrebbe amministrare i suoi beni. I grandi alberi vengono abbattuti e mai ripiantati.

Con la giunta Gualtieri rispetto a quella Raggi che cambiamenti avete notato nella gestione del verde? So che di recente è stata inviata una lettera preoccupata alla giunta comunale.

Con la giunta Gualtieri e i soldi a debito del PNRR i cantieri sono straripati anche nei parchi storici ormai. Non c’è vigilanza sul rispetto delle prescrizioni paesaggistiche della Soprintendenza e non sembra esserci un indirizzo politico di tutela e conservazione da parte della giunta. A detta dello stesso Sindaco l’intenzione è di andare avanti per altri dieci anni con i cantieri. Dal punto di vista arboreo l’impatto è già tragico: nel triennio 2021-2023 con i 60 milioni dell’appalto per la “cura” del verde (dalla precedente giunta Raggi, c’è da dire) sono stati abbattuti 20.000 alberi (comprendendo anche il territorio di Ostia) a fronte di più o meno 3000 ripiantagioni. Stiamo parlando di cifre tonde che si possono precisare senza tema di smentita con gli accessi agli atti che abbiamo fatto. La metà di questi pochi alberelli già agonizza nei parchi storici, ci chiediamo dove sia “il milione di nuovi alberi” che il Sindaco prometteva di piantare in due anni. Qui non si tratta più di promesse non mantenute, si tratta di una pericolosa fabbrica delle illusioni. Roma è stata, una città molto verde, come tante città d’Italia, ma ciò che ha ereditato dal passato non è stato curato. Raggi e Gualtieri hanno inseguito la “riqualificazione” non la conservazione imposta dalla nostra Costituzione (non solo con l’articolo 9).

Il Regolamento del Verde: oggi finalmente esiste, ma è applicato?

Il Regolamento del verde capitolino e i suoi articoli sarebbero uno strumento utile se venissero rispettati e applicati nelle decisioni politiche, amministrative ed esecutive. Di recente, con l’associazione “Difendiamo i pini di Roma Comitato Villa Glori”, sono intervenuta in due casi di abbattimenti di oltre un centinaio (!) di pini vincolati a Roma, “autorizzati” dal Dipartimento Ambiente senza rispettare il Regolamento del Verde. Se glielo fai notare, fanno marcia indietro, ma occorre stare sempre all’erta. Tutti i motivi elencati sopra trasformano il Regolamento del verde urbano di Roma Capitale, in una foglia di fico.

Quali sono, oggi, le peggiori minacce per il verde e i pini romani?

Negli ultimi decenni le battaglie ecologiste sono state rimpiazzate dall’ipocrisia green di una politica che di “verde” ha solo il colore delle banconote o dei microinteressi politici. Il cemento, gli speculatori, i cantieri e il consumo del suolo sono tra i maggiori nemici dei grandi alberi e del patrimonio dei pini domestici. Con l’avvento delle motoseghe che hanno sostituito i giardinieri di professione e le loro sapienti mani, il colpo finale lo ha assestato l’esternalizzazione a ditte che perlopiù si occupano di verde non esattamente perché hanno a cuore il futuro del pianeta o la biodiversità. La desacralizzazione del paesaggio romano ha prodotto danni enormi: Ostia – che un tempo era il paradiso delle pinete e degli strabilianti filari – è stata abbandonata al malaffare e alla spazzatura edilizia, e pian piano il suo patrimonio di bellezza si è andato assottigliando. Infine il parassita toumeyella ha provocato un vero e proprio disastro ambientale. Occorre però chiedersi se le amministrazioni comunali e regionali abbiano davvero fatto qualcosa per contrastare questo disastro ambientale o invece siano state a guardare o, peggio, a fare il tifo per il parassita. La peggiore minaccia che incombe sui pini domestici, infatti, non è la toumeyella, ma l’intenzione di rottamarli o di speculare sulle loro disgrazie.

A Roma ci sono tantissimi comitati e associazioni che si occupano della tutela del verde. C’è un coordinamento? E come si muove? E le grandi associazioni ambientaliste cosa fanno?

La molteplicità dei comitati e le tante associazioni dimostrano la vitalità dell’interesse e dell’impegno nei confronti del verde, ma anche il pericolo grave che incombe su di esso. Il pluralismo è fondamentale per il confronto ed è sempre un buon segno quando c’è partecipazione. La molteplicità tuttavia può essere anche segno di divisione, di diaspora, di compartimenti stagni. E le grandi associazioni sembrano piuttosto succursali di singoli politici o partiti. Così si assiste a uno spettacolo deprimente, e cioè le associazioni più in vista che aiutano a insabbiare le questioni maggiormente spinose e a raffreddare anche i più genuini ardori ambientali. Molte di esse ne avrebbero di cose da denunciare, ma se ne guardano bene. E così, nella migliore delle ipotesi, diventano un limbo di personaggi senza infamia e senza lode che mantengono il loro feudo o coltivano il loro orticello, senza fare nessuna differenza. Ecco noi di Difendiamo i pini di Roma, un movimento appena nato, vogliamo spingerci oltre. Non ambiamo a cariche o feudi, ma siamo pronti ad attraversare l’inferno per difendere il paradiso.

Concludiamo con un dato scientifico. Forse non tutti sanno che il verde, soprattutto in città, ha una valenza ecosistemica. Nello specifico esiste un Metodo Agem: me ne puoi parlare?

Agem sta per Analitycal Green estimation Method ed è uno dei metodi che permette di stimare il valore economico, paesaggistico e ambientale di un’infrastruttura verde o il valore di un albero e la convenienza della sua gestione, un po’ come i servizi ecosistemici valgono per il suolo. Naturalmente non è l’unico metodo, anzi direi che ha diversi limiti (per esempio non considera il valore storico di alberature vincolate). Ci sono tanti validi metodi per sottolineare il valore degli alberi, attraverso opportuni metodi di calcolo, con procedimenti parametrici e formule, elaborati da esperti arboricoltori di tutto il mondo e pubblicati su riviste internazionali. Penso a I-Tree per esempio, consigliato dal grande botanico e dottore forestale Daniele Zanzi. Questo per far capire ai nostri amministratori che i grandi alberi già esistenti sono una opportunità di ricchezza per il territorio e che ci guadagniamo di più a tenerli in piedi che non a sostituirli con dei piccoli alberelli striminziti e cagionevoli. Quello che va sottolineato è che i grandi alberi tipici del nostro paesaggio, in particolare i pini domestici, ma non solo, hanno un valore oggettivo che non è solo quello che gli attribuiscono i bambini, i sognatori e i visionari. Essi hanno un valore economico quantificabile che può aiutare gli amministratori a “cambiare il paradigma”. A considerare l’albero non come fastidioso ingombro e ostacolo al progresso del cemento e dell’industrializzazione, ma come deposito di Co2, custode della nostra salute e del nostro paesaggio identitario. Un investimento vitale e benefico. Affinché venga eliminato definitivamente il paradossale conflitto tra natura e cultura, un conflitto che forse è stato propagandato ad arte per nascondere gli interessi della speculazione economica a scapito della natura. Far convergere economia ed ecologia non significa piegare la natura al profitto (greenwashing), bensì concepire un maggiore profitto schierandosi dalla parte della Terra, che nell’antica Roma era una dea, Tellus, che portava prosperità e benessere a tutti.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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One Comment on “I pini domestici di Roma, e non solo. Intervista a Jacopa Stinchelli”

  1. Salve siamo il Comitato del parco di Labaro- Colli d’Oro (parco pubblico nella periferia nord di Roma) e siamo impegnati da oltre 11 anni a difendere il parco da attacchi speculativi, come nel 2012 quando tentarono di costruire un palazzetto dello sport di una società privata sportiva della capitale sradicando per ciò ben 48 alberi ad alto fusto.
    La speculazione per fortuna fallì, ma da allora il parco è rimasto separato in due parti non comunicanti per la permanenza del rudere in cemento armato, arrugginito e senza il tetto.

    Oggi grazie ad un uso disinvolto del PNRR da parte del Comune di Roma, è ripartito l’assalto al parco con un progetto ancora più ampio di una vera cittadella dello sport che ne ridurrà di 2/3 la superficie del parco pubblico, grazie ad un finanziamento di ben 14 milioni e 620mila Euro solo su questo progetto nel XV municipio, su un totale di 22 milioni e 500mila euro complessivi destinati a tutti i municipi di Roma per lo sport ed inclusione sociale.

    Vi scriviamo perché abbiamo bisogno di aiuto e visibilità su questo scandalosa operazione.
    Vi inviamo il link di un nostro comunicato pubblicato dal giornale on-line Vigna Clara Blog

    https://www.vignaclarablog.it/20231002112784/labaro-parco-colli-doro-pnrr-palazzetto-sport/

    Grazie
    Il Comitato del Parco di Labaro-Colli d’Oro

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