Piemonte. La tutela dimezzata di persone con disabilità e anziani malati

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Da dieci anni i Comuni e Consorzi socio-assistenziali del Piemonte non applicano l’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente, definito per legge secondo criteri che sono Livello essenziale delle prestazioni) per integrare le rette alberghiere di persone con grave disabilità e malati non autosufficienti ricoverati. Ciò determina una condizione di sfavore per gli utenti dei servizi socio-sanitari – Comunità alloggio, Residenze sanitarie assistenziali, altri servizi residenziali a compartecipazione dell’utente – che si vedono addebitata illegittimamente una parte della retta.

Il mastodontico ammontare di questa ingiustizia è quantificata dagli stessi Comuni: persone con disabilità e malate, e le loro famiglie, pagano ogni anno ben 30 milioni di euro in più di quello che la legge nazionale prevede. Il pagamento di tale cifra è di competenza degli enti pubblici, ma com’è che questo macigno di risorse si scarica sulle tasche degli utenti e dei loro cari? Mentre i provvedimenti che definiscono l’Isee (dpcm 159/2013 e legge 89/2016) e numerose sentenze di tribunali ordinari e amministrativi, fino al Consiglio di Stato) vietano di conteggiare l’indennità di accompagnamento Inps e la pensione di invalidità come «reddito disponibile» per pagare la retta dei servizi, i Comuni e i Consorzi piemontesi lo fanno: contano indennità e pensione di invalidità degli utenti come cifre interamente destinate a pagare la retta alberghiera dei servizi.

La combattuta questione della mancata applicazione dell’Isee nazionale per la compartecipazione di anziani malati e disabili gravi alle rette alberghiere dei servizi socio-sanitari residenziali ha compiuto dieci anni nel corso del 2023 e conta in Piemonte ormai dieci deroghe regionali all’applicazione della legge nazionale: un pericoloso e reiterato precedente giuridico a danno dei più deboli. Ad opporsi a questa ingiustizia sono – da sole – le associazioni Utim e Ulces, componenti del Csa (Coordinamento sanità e assistenza), che operano con consulenze sui casi singoli, resistenza rispetto alle richieste di pagamento illegittimo e ricorsi alla magistratura amministrativa sulle delibere che procrastinano la corretta applicazione dell’Isee. Un po’ di chiarezza sui punti fondamentali della questione serve per smontare i falsi argomenti di chi con essi pretende di non applicare una legge.

Primo. L’indennità di accompagnamento Inps (527,18 euro al mese) viene corrisposta non per «pagare rette» o «provvedere alle spese di assistenza», ma «al solo titolo della minorazione», cioè per solo il fatto che il beneficiario ha una certa disabilità che non gli permette di camminare o di svolgere le attività elementari della vita quotidiana. Come avviene con le indennità (non a caso, stesso nome) per gli infortuni sul lavoro, la somma forfettaria riequilibra, nelle intenzioni del legislatore, la condizione di svantaggio della persona con disabilità rispetto agli altri cittadini. Perciò, l’esclusione dell’indennità dalle somme conteggiabili per il pagamento della retta, ha una sua logica, che Comuni e Consorzi non vogliono rispettare perché i dirigenti dei servizi deputati sono in massima parte sostenitori di un pregiudizio negativo nei confronti degli utenti e delle loro famiglie («si arricchiscono con l’indennità e la pensione») e di uno positivo sul ruolo degli assistenti sociali come unici depositari del «bene» degli utenti. Pregiudizio quest’ultimo smentito dal generale e diffusissimo giudizio negativo degli utenti sugli operatori sociali di Comuni e Consorzi socio-assistenziali.

Secondo. Come anticipato in apertura, l’Isee dal 2013 è diventato livello essenziale delle prestazioni, da applicarsi in modo omogeneo sul territorio nazionale. Ecco perché non possono esserci condizioni diverse dettate dai Comuni o dai Consorzi. Per determinare chi paga la retta alberghiera, gli enti locali sono tenuti ad applicare lo strumento Isee da prendere così com’è, senza stravolgimenti. Non è quello che accade, tutt’altro: i regolamenti comunali penalizzano gli utenti, caricando su di loro e sulle loro famiglie cifre ingenti, spesso insostenibili.

Terzo. I soldi per applicare la norma Isee nazionale, non conteggiando indennità e pensione di invalidità per il pagamento della retta, ci sono. Secondo le stime dei Comuni, ci vorrebbero 30 milioni di euro (18 solo per Torino). Poiché si tratta di un livello essenziale delle prestazioni, cioè di una prestazione che l’ente pubblico «deve» erogare, quelle corrispondenti sono le uniche risorse certe che il Governo e la Regione trasferiscono ai Comuni (senza parlare degli oltre 60 milioni del Fondo non autosufficienze). La resistenza degli Enti locali all’applicazione della legge è dovuta al fatto che essi impiegano parti consistenti del budget che viene loro trasferito per svolgere attività discrezionali, non vincolate a obblighi di legge nazionale. Si tratta di iniziative che sottraggono risorse all’applicazione dell’Isee: più che l’evidenza di una impossibilità, il mancato stanziamento dei fondi per le rette alberghiere nei bilanci di Comuni e Consorzi è il segno di una cattiva amministrazione, che contava (e conta ancora) sulla mancata reazione di anziani e disabili in carico ai servizi socio-sanitari all’ingiusto conteggio della retta a loro carico.

La paradossale vicenda dell’Isee in Piemonte, in cui un pezzo dello Stato – i Comuni e in buona parte anche la Regione – violano palesemente una legge statale, dovrebbe essere percepita come di tale gravità da mettere in allarme chiunque sia interessato a difendere le istituzioni nazionali e la tenuta della democrazia stessa. La violazione di tale norma a sfavore di persone con disabilità e anziani malati dà la misura di quanto gli utenti dei servizi socio-sanitari siano i più dimenticati dalla politica e dalle istituzioni. Ve l’immaginate un provvedimento comunale o regionale che, ad esempio, penalizzi le donne vittime di violenza, sospendendo l’applicazione di una norma nazionale più tutelante? O un provvedimento locale che annulli le garanzie di accesso ai diritti fondamentali delle persone riconosciute rifugiati per motivi umanitari? Certa parte politica griderebbe – e giustamente! – allo scandalo e al sovvertimento dei principi democratici, segnalando che un ente locale con un atto amministrativo non può annullare gli effetti di una legge. Ma la stessa parte politica, insieme a tutto l’arco costituzionale, non trova nulla da ridire sulla disapplicazione dell’Isee in Piemonte per disabili e vecchi malati e anzi, conferma – fatto gravissimo! – che la norma nazionale non si applicherà, mentre ne chiede ufficialmente la modifica in senso peggiorativo per gli utenti (si veda la lettera del Coordinamento Enti Gestori alla Regione Piemonte del 7 luglio 2023 e seguenti comunicazioni dell’Anci Piemonte). Tutto bene?

Gli autori

Andrea Ciattaglia

Andrea Ciattaglia (Torino, 1985), giornalista, lavora per la Fondazione promozione sociale onlus, organizzazione di promozione e difesa dei diritti dei malati e delle persone con disabilità non autosufficienti. Ha scritto con Maria Grazia Breda il libro “Non è sufficiente!” raccontando le storie di chi lotta per affermare il diritto alle cure negato da istituzioni e aziende sanitarie ai più deboli fra i malati.

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