Giacche a vento, scarponi e disobbedienza civile in Valle di Susa

image_pdfimage_print

Da Lampedusa a Oulx” è il titolo di un affollato incontro organizzato a Torino da Volere la Luna, un incontro in cui si è parlato molto del Rifugio Massi di Oulx, prossimo al confine francese delle Alpi Cozie, luogo di transito di migliaia di migranti a cui, dopo aver cercato di impedire l’ingresso in Italia, si cerca di impedire il passaggio in Francia (https://volerelaluna.it/materiali/2023/05/25/lultima-frontiera/). Il Rifugio Massi, infatti, è ormai diventato un punto di riferimento in Valle di Susa.

Al cinema di Avigliana, c’è stata una lunga coda di persone per entrare alla proiezione di Io Capitano di Matteo Garrone. Stessa attenzione per il bellissimo film di animazione Manodopera del regista francese Alain Ughetto che racconta la storia di emigrazione dei suoi nonni partiti proprio da Giaveno, comune della val Sangone (non a caso l’opera è dedicato a Nuto Revelli). Il film ricorda un altro importante e delicato documentario (2008) di Giorgio Diritti, Piazzàti, storia di bambini delle valli cuneesi portati al mercato, alle fiere in Francia per metterli a disposizione per una stagione di lavoro. E ancora a Condove sempre il Valsusa Filmfest ha ospitato i registi Lucio Cascavilla e Mauro Piacentini con la proiezione di The Years we have been Nowhere, rimpatri forzati e vite spezzate. Non dappertutto ci si presenta al cinema con borsoni carichi di vestiario pesante e scarponi. Ma qui, in Valle di Susa, sta diventando la norma.

Ad ogni proiezione viene collegata la raccolta di indumenti per sostenere il Rifugio Fraternità Massi di Oulx e ricevere informazioni sui passaggi avvenuti. Un lavoro enorme per sostenere almeno 15.000 persone all’anno provenienti dalla rotta balcanica e dagli sbarchi del sud Italia. Negli ultimi tempi il Rifugio, che di norma può contare su 70 posti letto, ha dovuto fare i conti con un aumento di tre, quattro volte tanto. Ragazzi e famiglie che dormivano in ogni spazio possibile, per terra, lungo i corridoi. E questo dopo aver riempito anche i posti letto della Croce Rossa di Bussoleno. Al Rifugio non solo una prima accoglienza ma anche consulenza legale e un’assistenza sanitaria. Quando scarseggiano i volontari parte il tam tam di ricerca: «Combatti anche tu la crisi dell’accoglienza. Unisciti a noi per garantire sicurezza in montagna».

Le prime nevicate sono arrivate. L’immagine di persone che posteggiano e poi si incamminano verso il cinema portando borse e borsoni in dono rievocano facilmente un presepe. La capanna non manca perché idealmente il pensiero va a Oulx.

Prima del film il microfono si apre per dare voce alle cose che mancano: guanti, cappelli, giacche a vento, generi alimentari. Tre sono i punti che normalmente sopperiscono a questo: l’associazione Liberamente Insieme con l’Alveare di Bardonecchia, il gruppo Cuoche e sarte ribelli di Trofarello e il gruppo Fornelli in lotta di Rivalta, da dove partono tutti i venerdì mega frittate. Gianna, dei Fornelli in lotta, precisa che si tratta di un “atto politico” più ancora che di cucina. Per tutta la settimana scatoloni di pasta e mega contenitori di cibo cucinato vanno e vengono su e giù per questa valle (di confine e solidale), come non ci fosse un domani. Consapevoli di far parte di quella disobbedienza civile di gandhiana memoria.

Gli autori

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

Guarda gli altri post di: