Torino: dal rischio di dissesto a una pioggia di milioni

In questi giorni il Comune di Torino ha approvato il bilancio preventivo 2023 e il conto consuntivo 2022. I numeri ci raccontano uno scenario fatto di luci e di ombre. Ma la contraddizione, come si diceva una volta, è il motore della storia.

L’ombra del dissesto. A fine 2020 la situazione dei conti comunali appariva disastrosa (https://volerelaluna.it/territori/2022/05/16/torino-tra-rischio-di-dissesto-e-sovvenzioni-statali/): 3 miliardi e 467 milioni di debito, tra il residuo dei mutui per investimenti e spesa corrente finanziata in debito (anticipazioni di liquidità, 516 milioni dal 2013 da parte della giunta Fassino), uguale a quello lasciato dalle amministrazioni Chiamparino nel 2010 . Ma dopo aver pagato 2 miliardi e 84 milioni di euro alle banche tra interessi e quota capitale e aver venduto, sempre nello stesso periodo 2011-2020, beni comunali per 490 milioni di euro. Dieci anni consecutivi di cassa negativa al 31 dicembre, con -116 milioni a fine 2020 e nonostante un ulteriore prestito da CDP per oltre 194 milioni di euro per poter pagare i creditori. Ingenti perdite sui derivati comunali, circa 15 milioni all’anno, interessi passivi di cassa intorno ai 7 milioni annui. Crollo della capacità di contrarre nuovi mutui, una media di soli 35 milioni all’anno, una cifra irrisoria per le necessità di una grande città come Torino. Incapacità cronica di recuperare i propri crediti per multe, sanzioni e tributi, tanto che a fine 2020 su 1 miliardo e 330 milioni di crediti comunali (detti residui attivi), oltre la metà, 735 milioni, erano ritenuti dagli stessi amministratori irrecuperabili, persi e coperti da accantonamenti obbligatori (FCDE) (https://volerelaluna.it/talpe/2018/07/13/la-crisi-finanziaria-del-comune-di-torino-ragioni-e-prospettive/

Una pioggia di milioni. Torino si trovava a questo punto tra le quattro città più indebitate d’Italia (https://volerelaluna.it/territori/2021/11/08/il-debito-di-torino-se-39-miliardi-vi-sembran-pochi/): ma ecco che iniziano i regali: nel 2021 il Governo le assegna 30 milioni perché ha troppo disavanzo (!) e 112 milioni perché alcune sentenze della Corte Costituzionale hanno obbligato il Comune a restituire i debiti di spesa corrente (detti anticipazioni di liquidità, totale 711 milioni dal 2013) in dieci anni e non in trenta come precedentemente era stato previsto. Con la nuova amministrazione Torino firma il “Patto per Torino”, nome pomposo che contiene un miliardo e 100 milioni in venti anni, senza alcuna restituzione né interesse, per evitare il fallimento della città. In effetti sono già stati accettati 79 milioni per il 2022, 141 per il 2023 e 114 per il 2024. In totale siamo a 476 milioni di euro che arricchiscono il bilancio comunale, a cui si aggiungono consistenti anticipi per la linea due della metro. Si concretizza il miracolo: la cassa a fine anno diventa attiva già nel 2021 e addirittura di 183 milioni a fine 2022 e gli interessi passivi di tesoreria crollano a poco più di 2 milioni e 600 mila euro.

Altro regalo: il PNRR, ovvero una pioggia di opere pubbliche gratis. Se dipendesse dalle disponibilità del bilancio comunale gli investimenti dei prossimi anni sarebbero quasi nulli: nel 2022 sono stati contratti nuovi mutui per 10 milioni e questa stessa somma si prevede non verrà superata in ognuno dei due anni successivi. Ma arriva il PNRR della Comunità Europea, che porta a Torino ben 458 milioni di euro in opere pubbliche da realizzare nei prossimi anni. Circa 170 milioni vanno per il rinnovo del parco autobus; circa 100 milioni all’area del parco del Valentino (nuova biblioteca civica e riqualificazione teatro nuovo per 72 milioni, recupero del parco, 13 milioni, restauro del borgo medioevale, 6 milioni e ripristino della navigazione sul Po, siccità permettendo, per 9 milioni). Per la discussa e discutibile creazione nel parco del Meisino della Cittadella dello sport sono previsti 11,5 milioni. Il Comune ha inserito inoltre: una quindicina di manutenzioni straordinarie di edifici scolastici per circa 39 milioni; il restauro delle biblioteche di quartiere per oltre 23 milioni; la manutenzione straordinaria dei principali mercati rionali, compresi Porta Palazzo e corso Racconigi, per 10 milioni. Viene prevista la manutenzione straordinaria di impianti sportivi e piscine per 9 milioni; circa 7 milioni sono per la manutenzione delle aree verdi e infine circa 50 milioni per la manutenzione straordinaria di edifici comunali, unità abitative, edilizia residenziale pubblica (dati tratti dalla relazione dei Revisori dei conti al consuntivo 2022, pp. 33-35). Seguono una serie di interventi sparsi che omettiamo per brevità. Tutto bene allora? Vorremmo poter dire di sì.

I nodi irrisolti. Come vanno gli aggregati che dipendono dall’amministrazione comunale? I derivati nel 2022 hanno continuato a dissanguare le casse comunali, -15 milioni; totale dal 2002, 169 milioni di perdite! L’impegno preso solennemente nel Patto per Torino di aumentare la riscossione dei tributi e delle sanzioni comunali non ha avuto seguito. Anzi, si è intensificata la cancellazione dei crediti comunali peraltro già impegnati e spesi: nel consuntivo 2021 sono stati cancellati 56 milioni di multe stradali relative all’anno 2015 e ora, consuntivo 2022, altri 62 milioni relativi al 2016. Nei due anni considerati le cancellazioni hanno, per la prima volta, superato gli incassi, peraltro quasi totalmente spontanei. Anche per la Tari, seppure evasa in misura decisamente minore, i crediti non sono stati riscossi se non in minima parte. L’unica misura attuata, l’aumento dell’addizionale Irpef, ha portato 19 milioni in più all’anno nelle casse del Comune. Occorre rilevare però che, essendo l’Irpef abbondantemente evasa, la misura ha continuato a colpire gli onesti che già la pagavano. Nei nuovi mutui – pochi – la città continua a subire la clausola vessatoria che impedisce estinzioni anticipate in caso di calo dei tassi di interesse e che ha già fatto perdere molte decine di milioni negli scorsi anni, a favore delle banche, San Paolo in primis, quando i tassi erano scesi al minimo e quelli comunali erano almeno il doppio. Una conferma autorevole è venuta dalla stessa assessora al Bilancio in un dibattito alla circoscrizione 3. Nonostante le promesse di sostituire almeno i dipendenti che vanno in pensione, è continuata l’emorragia del personale: erano 12.350 nel 2005, solo più 7.192 a fine 2022, un calo del 42%. Si capisce allora perché occorrono sei mesi per il rinnovo della carta di identità. Il costo della restituzione dei mutui rimasti supererà, nel 2023, i 200 milioni.

Il macigno del debito. Dal 2013 in poi, mentre il Comune continua a restituire i mutui degli investimenti, il debito per la spesa corrente è aumentato. Il risultato è che a fine 2022, a fronte di 2 miliardi e 413 milioni di mutui residui, ci sono 681 milioni di disavanzo di spesa corrente, per un totale debitorio di 3 miliardi e 94 milioni di euro. Il debito totale, che, alla fine dei 10 anni della giunta Chiamparino, era di 3 miliardi e 454 milioni, è dunque sceso, dodici anni dopo, di 360 milioni, 30 miseri milioni all’anno. Se l’aritmetica non è un’opinione, di questo passo, e senza fare alcun nuovo debito, ci vorranno cento anni abbondanti per azzerare il debito! Per qualche anno questa situazione di dissesto incombente e di paralisi amministrativa per mancanza di risorse potrà essere mascherata coi finanziamenti ottenuti dallo Stato e con le opere pubbliche gratuite del PNRR. Ben vengano questi fondi. Ma non affrontando nessuno dei nodi gordiani che strozzano il bilancio cittadino – dallo strapotere delle banche all’incapacità di riscossione, dai rapporti opachi con le controllate INFRA.TO e GTT alla mancanza dell’IMU sulla prima casa – c’è da temere che, al più tardi fra tre o quattro anni, ci ritroveremo seduti per terra. E allora non resterà che raccomandarci alla Divina Provvidenza.

Gli autori

Ettore Choc

Ettore Choc è nato a Torino nel 1947. Laureato in economia ha insegnato diritto ed economia nelle scuole secondarie di secondo grado ed è stato dirigente scolastico. Attualmente in pensione studia e analizza i meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione a livello locale.

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