Torino: eliminare il verde!

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La cosa più stupida che si possa fare in ambito urbano è eliminare il verde. Lo è comunque, “a prescindere” avrebbe detto Totò, ma lo è ancor di più in una situazione drammatica di rapido cambiamento climatico come quella che stiamo palesemente vivendo. Ma i sindaci, quanto meno delle grandi città, sembrano non accorgersene.

L’esempio di Torino è illuminante. Tralasciamo per un attimo la vicenda di Prati Parella, dove la giunta precedente prevedeva di realizzare su un’ampia area verde comunale (una delle ultime del quartiere Parella, appunto), un palavolley e uno studentato: vicenda non ancora chiusa, e per la quale si sta battendo il vivace comitato di residenti ed associazioni. E veniamo al verde che astutamente si perderà.

Uno è il Giardino Artiglieri di Montagna, a fianco del tribunale, dove verrà eretto un grande supermercato Esselunga (che ne ha appena aperto uno in centro a Porta Nuova). Vicenda allucinante: basti dire che il Comune prima sborsò 16,5 milioni di euro per pagare la parcella di un archistar (Mario Bellini) per un progetto mai decollato, e poi ne incassò da Esselunga 19,7 per svendere l’area verde e ripianare in parte i debiti accumulatisi anche con le Olimpiadi del 2006. Vicenda poco chiara, in effetti, visto che l’allora sindaco Piero Fassino (sì proprio quel Fassino balzato di recente all’onore delle cronache per l’affermazione che Israele è esente da colpe verso i palestinesi: https://volerelaluna.it/mondo/2022/07/26/la-questione-palestinese-e-lo-strabismo-dellestablishment/) è stato rinviato a giudizio per turbativa d’asta: viene da sorridere, Fassino piddino che si vede con Caprotti (Esselunga) leghista.

Due. L’area dell’ex Istituto del Buon Pastore, in corso Principe Eugenio, anche qui pieno centro. E anche qui verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. È un’area vasta: 3.470 mq occupati da edifici e oltre 6.000 mq di area verde, rinaturalizzatasi negli anni, creando un vero e proprio bosco in città. Bene, per ripianare parzialmente i debiti cosa fa la giunta (prima Appendino, poi Lo Russo)? Stipula un diritto di superficie di 99 anni con una grande impresa di costruzioni (COGEFA spa), per l’importo di 1.220.000 euro. L’operazione, a detta della giunta targata PD, rivestirebbe un «concreto e specifico interesse pubblico». E sapete quale sarebbe questo rilevante interesse? L’azzeramento del bosco per fare un giardino. Sull’utilità a fini climatici di un bosco vetusto rispetto a delle aiuole non spendo parole per non offendere l’intelligenza del lettore.

Tre. Buona ultima la notizia di questi giorni, che riguarda l’area dell’ex galoppatoio, al Meisino. Sempre Fassino voleva cederla a privati. L’Appendino non la cedette, ma non vi fece nulla, quando sarebbe stato fin troppo semplice realizzare un percorso naturalistico con segnalazione delle specie animali e vegetali che vivono e prosperano nell’area. Invece fu realizzata una strada bianca sul margine lato est, di cui non si sentiva punto la mancanza. Veniamo alla giunta attuale, la quale ha pensato bene di “valorizzare” l’area, partecipando e vincendo un bando nell’ambito del PNRR che porterà 11,5 milioni di euro per realizzare una «cittadella dello sport e dell’educazione ambientale», dove praticare ciclocross, mtb, pump track, skiroll, biathlon, nordic ski, arrampicata sportiva, cricket e fitwalking cross, oltre che punto di partenza per la ciclovia Venezia-Torino (https://torino.corriere.it/politica/22_agosto_09/per-citta-sport-parco-meisino-arrivo-115-milioni-grazie-fondi-pnrr-dc183ec4-17d9-11ed-9a9b-5d6d627908eb.shtml). Chissà se la giunta sa che il sito fa parte di Rete Natura 2000 (Zona di Protezione Speciale Meisino Confluenza Po-Stura)? Comunque ho ragione di dubitare che la realizzazione di questa città dello sport (alcuni sport elencati sopra non so neppure cosa siano, ma si vede che non sono al passo coi tempi) sia compatibile con la tutela integrale di vegetazione e avifauna. Sarà un altro massacro ‒ me lo sento ‒ in nome di quelle riqualificazioni e valorizzazioni che rendono l’ambiente urbano sempre più un inferno.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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One Comment on “Torino: eliminare il verde!”

  1. Pump track : molto in voga in Francia,trattasi di nastri asfaltati dalla lunghezza di qualche centinaio di metri per non piu’ di due di larghezza,con brevi e frequenti saliscendi accompagnati da curve paraboliche.
    Divertono chi – in possesso di capacità, compie veri e propri virtuosismi su mezzi come: bicicletta (bmx o mtb) monopattino (esclusi quei bidoni elettrici) e skate board.
    In Italia,sono sport poco conosciuti e meno ancora praticati.

    Giovanni

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