Le esercitazioni NATO e la Sardegna sotto assedio

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«Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi». Così si legge in una poesia, attribuita a Grazia Deledda, in cui si celebra la bellezza della Sardegna. Eppure, per chi la conosce, la sua bellezza è difficile da descrivere, ma semplice viverla e amarla. A parer di chi scrive D.H. Lawrence coglie nel segno quando afferma: «La Sardegna è un’altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient’affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime… Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa».

Ma non è per tutti così. Infatti, fino al 27 maggio, la Sardegna ospiterà un’esercitazione NATO, cui parteciperanno circa 4.000 militari, provenienti da 7 paesi dell’Alleanza, a bordo di aerei e navi. L’operazione chiamata “Mare Aperto 2022” ha colto alla sprovvista i residenti e i turisti che, complice il caldo improvviso delle ultime settimane, si preparavano alle prime settimane e week-end di mare. In particolare, fino al 27 maggio saranno vietati in 17 aree a mare interessate dall’esercitazione «il transito, la sosta, la pesca, la balneazione e le immersioni». Con un’ordinanza firmata dallo Stato Maggiore della Difesa, il 5 maggio si è deciso di porre “immediatamente” sotto assedio la Sardegna.

La decisione non solo mette a repentaglio le bellezze naturalistiche della Sardegna, già provate da anni di esercitazioni che hanno trasformato ettari di territorio incontaminato in discariche di mezzi militari, ordigni e carcasse di ogni genere, ma, altresì, contiene un messaggio chiaro e inequivocabile all’interno di un contesto internazionale caratterizzato da un equilibrio precario. Negli anni passati le esercitazioni si sono tenute nel periodo autunnale e l’anticipo ai mesi più caldi, e più interessanti dal punto di vista turistico, denota incontrovertibilmente la volontà di mandare un messaggio al nemico russo. Insomma, la volontà pare quella di alzare i toni del conflitto tra paesi NATO e Russia che fino ad oggi si risolveva in prese di posizione, comunicati e sanzioni economiche. Sembra che, nascosto da un’informazione a senso unico, monotematica e caratterizzata da un bipolarismo estremo, sia iniziato un chicken-game di cui, considerata l’irrazionalità dei concorrenti, si ignora l’esito finale. La “teoria dei giochi” insegna che vi sono giochi che possono essere vinti solo non giocandoli e che per poter calcolare la probabilità dell’esito di un gioco è necessario presupporre l’assoluta razionalità dei giocatori. Ebbene, nel nostro caso, quest’ultimo requisito non solo non può darsi per esistente, ma al contrario si può verosimilmente considerare molto limitato.

Non può passare inosservata nemmeno la decisione di estendere l’esercitazione oltre le aree già oggetto di servitù militari (che ricoprono un territorio pari a 21.000 ettari, comprensivo dei poligoni di Teulada, Perdasdefogu e Capo Frasca), in particolare sottoponendo a interdizione 17 aree a mare. Il messaggio politico questa volta è rivolto sia ai Sardi sia al loro Governatore e si può sintetizzare come un assoluto disprezzo delle istanze provenienti da più parti della società civile, e della politica, che si oppongono da anni alle esercitazioni militari in Sardegna. Non si tratta di opposizioni ideologiche o di principio ‒ anch’esse peraltro legittime e sacrosante ‒ ma di opposizioni fondate su circostanze oggettive e accertate dalla magistratura all’interno di alcune indagini che vedevano coinvolte le istituzioni militari. Il sistema vegetale e faunistico della penisola interdetta di Capo Teulada è compromesso “irreversibilmente”. Capo Teulada è stata bersaglio di 686mila colpi tra «artiglieria pesante, razzi e missili». Nel fondale marino vengono costantemente rinvenuti ordigni inesplosi e sono stati accertati gravi mutamenti della morfologia del territorio con la «manifesta e grave ripercussione su flora e fauna dell’intera penisola con la perdita della biodiversità». Dalle analisi sul poligono di Quirra effettuate dal fisico Evandro Rizzini è emerso il collegamento tra l’esposizione al metallo radioattivo e la morte di 167 militari. È evidente quindi come, l’allargamento, seppur temporaneo, delle aree oggetto delle esercitazioni militari non può che pregiudicare l’integrità dell’ambiente e la salute dei sardi.

Per questi motivi da alcuni giorni è stata lanciata una petizione mediante la piattaforma change.org https://www.change.org/p/mai-piu-esercitazioni-militari-nelle-coste-sarde con l’obiettivo di sensibilizzare e spingere la Regione Sardegna a una verifica e rinegoziazione delle servitù militari attualmente in essere, oltre che all’apertura di un tavolo di confronto per evitare il ripetersi di episodi come quello attuale.

Gli autori

Michele Zuddas

Michele Zuddas, avvocato del foro di Cagliari a Cagliari, è cultore della materia in Istituzioni di Diritto Pubblico nell’Università di Sassari.

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