Torino tra rischio di dissesto e sovvenzioni statali

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1.

Dopo 26 anni di ininterrotta amministrazione “sabauda” e la parentesi del M5Stelle, Torino ha il triste privilegio di essere, con Napoli, Reggio Calabria e Palermo, il comune più indebitato d’Italia (https://volerelaluna.it/territori/2021/11/08/il-debito-di-torino-se-39-miliardi-vi-sembran-pochi/). Nei mesi scorsi, peraltro, il Governo ha assunto una serie di misure volte a impedire che queste grandi città, Torino e Napoli in particolare, finiscano in dissesto.

A fine 2020 Torino, oltre a due miliardi e 579 milioni di euro di debito, presentava un disavanzo di gestione di 988 milioni di euro. La causa principale, oltre a un forte debito accumulato attraverso i mutui, è stata il peso dei debiti contratti per far fronte alla spesa corrente: quasi 640 milioni (mentre a Napoli sono stati oltre 900). Tali debiti, necessari per pagare i fornitori, gli stipendi ai dipendenti e gli interessi sui mutui, erano dovuti, almeno per Torino, a un rosso di cassa costante negli ultimi nove anni. Ora sono stati concessi alla città, a fondo perduto, circa 112 milioni di euro, arrivati dallo Stato per far fronte alla restituzione del Fondo Anticipazione Liquidità (648 milioni) in dieci anni invece che in trenta (in parziale applicazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo fare mutui per finanziare la spesa corrente, a danno delle future generazioni e in violazione della Costituzione che prevede debiti a lungo termine solo per opere pubbliche) e altri 30 milioni perché Torino rientrava tra le città con un disavanzo superiore a 700 euro pro capite (quasi 3.000 euro a cittadino). Questi aiuti sono stati concessi nella seconda metà del 2021, ancora sotto il governo del M5Stelle. I maggiori flussi di cassa determinati dai trasferimenti erariali per l’emergenza Covid, i 142 milioni ottenuti per passivo Fondo Anticipazione Liquidità e disavanzo, gli anticipi riscossi per il finanziamento di opere pubbliche (tra cui la linea n. 2 della metropolitana) hanno consentito, dopo anni di profondo rosso della cassa, di chiudere il 2021 con 132 milioni in attivo.

Alla nuova amministrazione è stato poi elargito il cosiddetto Patto per Torino, ampiamente pubblicizzato dai giornali cittadini, che comporta un finanziamento a fondo perduto di un miliardo e 100 milioni per i prossimi venti anni (circa 55 milioni all’anno). In cambio il Comune ha preso una serie di generici impegni di risanamento che ricalcano quelli ripetutamente assunti con la Corte dei Conti Regionale, impegni che, a parte l’aumento dell’addizionale Irpef per chi dichiara almeno 28.000 euro (per un valore di 14,4 milioni all’anno), sono per ora solo sulla carta. Intanto è proseguita nel 2021 la riduzione del debito accumulato per i mutui (ora di 2 miliardi e 512 milioni) e il disavanzo della gestione è sceso a 704 milioni, con una riduzione di 184 milioni (quelli provenienti dello Stato, salvo una modesta quota della città di 18 milioni).

Tabella 1

 

ESERCIZIO 2020

ESERCIZIO 2021

 

 

 

COMPOSIZIONE

COMPOSIZIONE

RECUPERO

RECUPERO

 

DEL DISAVANZO

DEL DISAVANZO

DISAVANZO

DISAVANZO

 

 

 

Esercizio 2022

Esercizio 2024

Da riaccertamento straordinario dei residui

-268.817.000

-257.617.000

11.201.000

11.201.000

Calcolo FCDE con metodo ordinario

-185.301.000

-172.948.000

12.353.000

12.353.000

Recupero FAL, fondo anticipazione liquidità

-434.267.000

-273.720.000

0

43.600.000

Anticipazione 2020, recupero dal 2022

-194.000.000

-194.000.000

0

 

DISAVANZO TOTALE 31/12/2020

-888.385.000

-704.285.000

23.554.000

67.154.000

La tabella è tratta dalla Relazione al rendiconto, p. 34 e dalla Deliberazione 155/21 delle Corte dei Conti Regionale.

 

2.

Con toni apertamente trionfalistici, la nuova amministrazione ha annunciato l’apertura di una nuova fase per Torino, caratterizzata dal risanamento strutturale del bilancio e da investimenti infrastrutturali e sociali. Con lo slogan “una nuova Torino grande, forte e unita”. Ma sarà vero?

In realtà, nessun nodo critico viene affrontato e il miglioramento dei conti è dovuto esclusivamente alla notevole iniezione di liquidi pervenuta dallo Stato centrale. Il disavanzo totale è diminuito da 888 a 704 milioni. Il significativo miglioramento è dovuto all’applicazione dell’intera somma ottenuta dallo Stato (142 milioni di euro) con una modesta aggiunta di fondi comunali (18 milioni di euro), tutti usati per la riduzione del Fondo Anticipazione Liquidità. Ma col rendiconto 2022 si dovrà inserire anche il debito di liquidità contratto nel 2020 per 194,6 milioni di euro e iniziare a restituirlo, sempre in dieci anni. Gli anni 2022 e 2023 saranno più tranquilli, ma dal 2024 il Comune dovrà stanziare oltre 67 milioni per il recupero del disavanzo.

Scrive in proposito la Corte dei Conti: «Desta particolare preoccupazione la necessità di assicurare il recupero del disavanzo 2024-2030 nel corso del quale la quota complessiva è di quasi 67 milioni all’anno. Importo consistente per il quale, allo stato degli atti, non sembra esservi adeguata garanzia di copertura. […] Oltre a un generico richiamo a nuove e maggiori entrate o minori spese correnti viene fatto espresso riferimento (dal Comune) a ulteriori trasferimenti erariali che si auspica vengano assegnati a integrazione del finanziamento già previsto» (p. 52 del. 155/2021. Ecco svelato il segreto del risanamento del bilancio: scaricare sul Stato i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione della città.

Inoltre il Comune stesso stima in circa 20 milioni il disavanzo strutturale annuo, coperto finora con entrate straordinarie. Nel periodo 2017-2021 il Comune ha dismesso 277 milioni di quote azionarie, di cui 61 milioni in Iren, altro evidente segnale di crisi. Anche le dismissioni immobiliari, classico strumento di reperimento di risorse straordinarie sono agli sgoccioli. Nel periodo 2003-2015 il Comune ha dismesso immobili per quasi 486 milioni (37 milioni all’anno). Nel periodo 2016-2021 le dismissioni si sono ridotte a 58 milioni (10 milioni all’anno). La Corte dei Conti segnala le allarmanti affermazioni dell’Ente in ordine al sostanziale esaurimento delle possibilità di ricorrere a entrate straordinarie derivanti da dismissioni patrimoniali (p. 99 del. 155/2021). A p. 76 della citata relazione, una tabella illustra gli effetti perversi delle continue rinegoziazioni dei mutui, fatte per avere ossigeno di cassa spostando la restituzione del capitale in avanti (https://volerelaluna.it/territori/2020/07/06/torino-rinegozia-i-mutui-le-banche-ringraziano/): nel 2021, tra capitale e interessi, il Comune ha restituito 159,3 milioni di euro; nel 2022 sono previsti 20 milioni in più fino a un massimo di quasi 190 milioni nel 2030. Un altro aggravio di spesa. Il disastro dei derivati continua: perdita 2021 di oltre 16 milioni, in totale 153 dall’inizio.

Infine, punto qualificante del Patto per Torino col Governo e dei piani di risanamento dal 2015 ad oggi è la promessa del miglioramento della riscossione. Ma nel 2021 è continuata la cancellazione dei crediti comunali (chiamati residui attivi): sono stati eliminati quasi 207 milioni di euro, tra i quali oltre 54 milioni di multe stradali (residui 2015), 83 milioni di crediti verso GTT per canone parcheggi e Cosap e 37 milioni di Tari e Trrsu (https://volerelaluna.it/territori/2021/11/08/il-debito-di-torino-se-39-miliardi-vi-sembran-pochi/). Un bel modo per migliorare la riscossione.

L’unico settore dove si è risparmiato davvero è stata la spesa per il personale: nel 2010 vi erano 11.312 dipendenti per un costo di 431 milioni; a fine 2021 erano scesi a 7.948 (relazione al Rendiconto, p. 117) per un costo di 333 milioni. I dipendenti sono diminuiti del 30% e il loro costo è calato del 23%. La carenza di personale si manifesta nei servizi essenziali, tipo anagrafe, pubblicazioni di matrimonio (cinque mesi di attesa), manutenzioni, pratiche edilizie.

Torino continuerà, nei prossimi anni, a ballare sull’orlo dell’abisso del dissesto. Per salvarsi avrà bisogno di periodiche trasfusioni di fondi dal Governo. Tutto ciò non sembra preoccupare la nuova Giunta e il Consiglio Comunale eletto nell’autunno scorso. Nella Commissione Bilancio che aveva per tema il conto consuntivo 2021, l’assessora competente non ha svolto alcuna relazione e lo stesso è stato inviato al Consiglio senza nessun intervento. In Consiglio la stessa assessora, dopo una relazione ridotta alla mera lettura sintetica dei documenti di bilancio, si è rifiutata di rispondere all’unico intervento del consigliere 5Stelle Russi che adombrava problemi per il futuro. C’è anche da chiedersi cosa ne pensano le Amministrazioni e i cittadini di altre grandi città, come Milano e Bologna, che, a causa di una migliore amministrazione, non hanno ricevuto alcun finanziamento aggiuntivo.

Gli autori

Ettore Choc

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