Primo Maggio. Perché in piazza ci sia spazio per tutti

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Riceviamo da Alice Ravinale ed Emanuele Busconi, portavoce di Sinistra Ecologista Torino, il contributo che segue, in merito all’appello di 19 intellettuali torinesi da noi pubblicato ieri contro le violenze di polizia intervenute nel corteo del 1° maggio (appello che sta ricevendo ulteriori autorevoli adesioni di cui diamo conto in calce allo stesso). Lo pubblichiamo volentieri auspicando che contribuisca ad aprire un confronto tra le forze politiche su una situazione sempre più intollerabile e pericolosa per la convivenza democratica. (la redazione) 

Condividiamo la lettera aperta di un gruppo di intellettuali torinesi pubblicata su Volere la Luna (https://volerelaluna.it/territori/2022/05/03/primo-maggio-a-torino-ancora-violenze-di-polizia/) rispetto ai fatti del Primo maggio a Torino: quel corteo spezzato e militarizzato non è accettabile.

La piazza deve essere di tutte e tutti, nel rispetto reciproco della libertà altrui. Ogni persona deve poter manifestare in sicurezza, compresi genitori con bambini, anziani, persone con disabilità. Devono essere liberi di manifestare lavoratrici e lavoratori con i sindacati organizzatori Cgil, Cisl e Uil, i partiti e le associazioni, i movimenti studenteschi, femministi, ecologisti e lgbt, i centri sociali. Liberi e libere di esprimere il proprio consenso o dissenso verso posizioni politiche e sindacali e verso le autorità presenti.

Diceva Sandro Pertini: «Libero fischio in libera piazza». Nessuno va difeso dai fischi, chiunque va difeso dalla violenza fisica: questo è ciò che deve valere in una democrazia costituzionale. Si può e si deve fare. Si può fare a condizione che tutti rimangano sul piano della contestazione verbale, anche aspra, ma che non varca la soglia dell’aggressione fisica. E a condizione che, come noi di Sinistra Ecologista abbiamo già detto anche in Consiglio Comunale in occasione di precedenti scontri, i dispositivi di sicurezza siano improntati alla più scrupolosa proporzionalità e auto-limitazione. Ciò purtroppo non è avvenuto il Primo maggio, con inaccettabili conseguenze nei confronti di manifestanti inermi a cui va la nostra solidarietà.

Ci sono ancora le condizioni per partecipare a quel corteo senza temere per la propria incolumità perché si sfila in uno spezzone di un partito o in quello di un centro sociale, perché si sostiene il governo o perché lo si contesta? Senza temere perché si è stati favorevoli – come noi – al green pass o perché si è contrari? Senza temere perché si è d’accordo con l’invio delle armi all’Ucraina o perché – come noi – si è contrari? A noi pare che ci si debba porre innanzitutto queste domande, con la radicalità che è necessaria in una democrazia fondata sui valori della libertà di parola e di manifestazione.

Senza tornare a un passato in cui le divisioni interne alla piazza venivano regolate militarmente tra manifestanti attraverso i servizi d’ordine, è responsabilità di tutte le forze politiche e sindacali e di tutti i movimenti promuovere una gestione diversa del corteo. Ed è responsabilità delle autorità di ordine pubblico fare tutto il possibile per prevenire le escalation.

Eravamo in piazza in tante e in tanti, in ogni spezzone del corteo, a rivendicare diritti e sicurezza sul lavoro, fine del precariato e delle forme quasi schiavi di lavoro dell’economia digitale, salario minimo, piena parità di genere nel mondo del lavoro, il superamento di un modello di “sviluppo” che sfrutta le persone e il pianeta. E, quest’anno più che mai, la pace.

Se vogliamo che queste istanze siano condivise dalla maggioranza delle persone e diventino realtà, come ci insegna Alex Langer, è necessario tessere relazioni fra diversi, scommettendo sempre sulla non-violenza e sulla contaminazione di storie e pratiche. A insegnarcelo è proprio l’incontro fra movimento operaio ed ecologismo: una lezione che dobbiamo ascoltare ancora.

Ci ostiniamo a pensare che un modo diverso sia possibile e che il dialogo consenta di far tornare quella del Primo maggio una manifestazione di tutte e tutti, dove non ci sia spazio per la violenza e la paura: nel nostro piccolo, ci impegneremo in questa direzione, per far sì che si senta più forte e più chiara la voce di chi non si arrende al presente. 

Gli autori

Alice Ravinale e Emanuele Busconi

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