La pace, la scuola e un sindaco “apolitico”

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La prima notizia è di Rai news (https://www.rainews.it/articoli/2022/03/il-sindaco-fa-togliere-la-bandiera-della-pace-a-scuola-e-un-simbolo-politico-5b07e38e-d929-402a-a0b4-13fcf6761edb.html) ed è difficile crederci. Siamo a Baldissero, piccolo e tranquillo comune sulla collina torinese governato da un sindaco eletto con una lista civica, naturalmente apolitica. Nel paese c’è una scuola elementare in cui le maestre insegnano ai bambini e alle bambine, soprattutto in questi giorni di guerra, il valore e l’importanza di vivere in pace. Per di più – stando alle notizie di stampa – nella scuola è appena stata inserita una bambina ucraina in fuga dalla guerra e rifugiata proprio a Baldissero. La sintesi naturale delle lezioni sulla pace e sulla guerra e dell’accoglienza della nuova compagna è l’esposizione sulle ringhiere che costeggiano le scale di accesso alla scuola di due bandiere della pace. L’esposizione non basta certo a impedire il conflitto in corso in Ucraina e tutte le altre guerre che insanguinano il pianeta ma può aiutare i bambini e le bambine di oggi a crescere con una cultura di pace. Così almeno pensano nella scuola di Baldissero e di molte altre città italiane. C’è persino chi, come il rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, espone la bandiera della pace nel suo ufficio tra quella italiana e quella europea.

Ma la cosa non piace al sindaco della cittadina che impugna carta e penna (difficile immaginare che sia già pervenuto all’uso del computer) e scrive alla dirigente scolastica intimandole di rimuovere le due bandiere arcobaleno perché «l’iniziativa doveva essere concordata con l’Ente proprietario dell’immobile» (cioè lo stesso Comune) e, poi, perché «la bandiera è un simbolo politico» e, dunque, quella della pace non può essere esposta in una sede istituzionale. Di fronte all’incredulità generale e alle diffuse rimostranze il sindaco non si muove di un passo e rincara la dose: «Ho soltanto chiesto il rispetto della legge secondo cui su un ufficio pubblico possono esserci solo le bandiere regionale, nazionale ed europea». Non solo ma, non riuscendo evidentemente a contenere l’indignazione, si avventura nel merito definendo l’esposizione di simboli della pace «inappropriata», «in ritardo perché la guerra è scoppiata da tempo» (sic!) e «inopportuna».

Di iniziative estemporanee di sindaci ne abbiamo viste molte e non varrebbe la pena soffermarsi su questa se non fosse l’indice di una grave incultura istituzionale e politica, purtroppo non isolata. Anzitutto, infatti, è un errore giuridico, oltre che un’offesa al buon senso, affermare che l’esposizione su un edificio pubblico di una bandiera non espressamente prevista (nella specie quella della pace) è vietata dalla legge. Al dotto sindaco di Baldissero sarebbe bastato, per accorgersene, consultare il sito della Presidenza del Consiglio dei ministri. Avrebbe così appreso che: «Se un Comune vuole manifestare adesione a un movimento, può esporre il vessillo rappresentativo del movimento dove vuole, ma non al fianco della bandiera nazionale o europea perché i vessilli e le bandiere dei movimenti non hanno il rango istituzionale che compete alle bandiere ufficiali». Parola dell’Ufficio cerimoniale di Stato, consacrata in apposita faq (strumento diventato famoso nella prima fase della pandemia dal Covid). Dunque, persino i burocrati governativi smentiscono il solerte sindaco di Baldissero, posto che – nel caso specifico – le bandiere della pace non erano esposte a fianco di quella italiana ma sulle ringhiere della scuola… Ma il punto, lo si sottolinea solo a beneficio del sindaco, è un altro. È incredibile che il primo cittadino di un Comune della Repubblica definisca “inopportuna” e viziata da scelta “politica” l’esposizione della bandiera della pace evidentemente ignorando l’art. 11 della Costituzione secondo cui «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».

Inutile commentare ulteriormente se non per dire che, ben più saggi del loro sindaco, insegnanti, genitori, bambine e bambine hanno deciso di ritirare le bandiere ma di riempire gli accessi alla scuola con disegni che riproducono la bandiera arcobaleno e gesti di pace, realizzati nelle classi in laboratori ad hoc.

Post scriptum, 2 aprile. La notizia è riporata da La Repubblica di ieri: anche il Prefetto di Torino, investito da specifica richiesta, ha chiarito al sindaco di Baldissero che la bandiera della pace era stata legittimamente esposta sulle scale della scuola. Ora dovrebbero intervenire le scuse del sindaco, ma dubitiamo che interveranno…