Il debito di Torino: se 3,9 miliardi vi sembran pochi

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Una nuova amministrazione si è appena insediata a Torino, piena – pare ‒ di entusiasmo e di voglia di fare. Ma ci sono le risorse per realizzare i buoni propositi?

La tabella 1 (dati arrotondati al mezzo milione di euro) è il risultato dell’analisi dettagliata del consuntivo di spesa corrente di Torino, anno 2019. Come si vede, è rimasto a disposizione, per manovre discrezionali, in una versione molto ottimistica, il 4% della spesa corrente dell’anno, vale a dire poco più di una quarantina di milioni. Per gli investimenti la capacità di nuovo indebitamento non supera i 30-40 milioni annui.

Tabella 1

Stipendi lordi

377.000.000

36%

 

Raccolta rifiuti: contratto AMIAT/IREN e Basse Stura

190.000.000

18%

 

Interessi passivi sui prestiti

112.000.000

11%

 

Spese di funzionamento (elettricità, riscaldamento, semafori, h2O)

101.000.000

10%

 

Spesa sociale (trasferimenti da Governo e Regione Piemonte)

68.000.000

6%

 

Spesa scuola (nido, materne, elementari e medie inferiori)

42.000.000

4%

 

Alloggi sociali e rimborso morosità ATC

17.000.000

2%

 

Trasferimenti: contributi a musei e teatri

18.000.000

2%

 

Trasferimenti per spesa sociale a terzi

26.000.000

2%

 

Costo SORIS, riscossione tributi e multe

14.000.000

1,3%

 

Costo Sistema informatico comunale (CSI)

14.500.000

1,4%

 

Rimborsi Ufficio tributi e riduzioni TARSU

9.000.000

0,9%

 

Cantieri di lavoro e lavoro interinale

3.500.000

0,3%

 

Progettazione Metro 2

4.000.000

0,4%

 

Spese per elezioni

3.000.000

0,3%

 

Trasferimenti a materne private e conv. testi a privati

3.000.000

0,3%

 

Trasferimenti a GTT per Metro

2.500.000

0,2%

 

Spesa organi istituzionali

3.500.000

0,3%

96%

Acquisto beni e servizi e altre poste

38.500.000

3,6%

 

Trasferimenti correnti

8.500.000

0,8%

 

TOTALE SPESA

1.055.000.000

100%

 

 

Con questi numeri contribuire a creare le condizioni per un rilancio della città (es. attirare investimenti produttivi con incentivi tributari) è una mission impossible. Infatti le manutenzioni ordinarie del verde, degli edifici pubblici e scuole sono in ritardo, la città è piena di buche, spesso le strisce pedonali sono cancellate, molte piste ciclabili sono solo disegnate, segni visibili della mancanza di fondi.
Eppure ogni anno l’amministrazione in carica mostra i dati della riduzione del debito della Città. In base a tali calcoli, desunti anche dalle relazioni dei revisori dei conti, il debito, che a fine mandato Chiamparino (maggio 2011) era di 3 miliardi e 454 milioni, è sceso, a fine mandato Fassino (giugno 2016), a circa 3 miliardi e 19 milioni, con una riduzione di 435 milioni. Anche la gestione Appendino ha ridotto il debito, a fine 2020 a 2 miliardi e 579 milioni. Peccato che da questi trionfalistici consuntivi manchino alcune importanti voci: la cassa, attiva per 158 milioni con Chiamparino, passiva per Fassino e Appendino; i prestiti da Cassa Depositi e Prestiti per pagare i fornitori, chiamati anticipazioni di liquidità (517 milioni per Fassino, 194 per Appendino); gli accantonamenti per coprire il buco determinato dalla cancellazione di crediti (2015, Fassino, 325 milioni); le quote di capitale rinviate con le rinegoziazioni dei mutui, che sono nuovo debito; i nuovi criteri imposti dallo Stato nella copertura dei crediti inesigibili (FCDE, altri 185 milioni). I dati reali, arrotondati al milione di euro, sono quelli della tabella 2.

Tabella 2

 

2010

2015

2020

Debito residuo

3.200.000.000

3.107.000.000

2.614.000.000

Nuovi prestiti

363.000.000

32.000.000

55.000.000

Anticipazioni di liquidità

0

486.000.000

629.000.000

Debito di cassa

-158.000.000

121.000.000

116.000.000

Cancellazione residui attivi 2015

 

325.000.000

268.000.000

Quote capitale prestiti rinviate

 

 

52.000.000

FCDE ordinario

 

 

185.000.000

Prestiti rimborsati

-109.000.000

-120.000.000

-60.000.000

Estinzioni anticipate

 

0

-29.000.000

Altre variazioni

 

 

-1.000.000

Totale

3.296.000.000

3.951.000.000

3.829.000.000

 

Fine mandato Chiamparino

Fine mandato Fassino

Fine mandato Appendino

   

+655 milioni

+533 milioni

 

A dieci anni dalla fine della giunta Chiamparino, dunque, il debito vero è aumentato di 533 milioni, benché la Città abbia pagato oltre un miliardo di interessi sui mutui e restituito capitali per una somma di poco superiore. Omettendo i circa 100 milioni di mutui per la metro parcheggiati a INFRA.TO, società comunale.
Durante la gestione Chiamparino sono stati stipulati con le banche (San Paolo, Dexia, JP MORGAN) dei contratti derivati a rischio con lo scopo di tutelarsi da eventuali aumenti dei saggi di interesse sui mutui. I risultati sono stati 137,5 milioni di perdite tra il 2002 e il 2020, con una perdita annua, dal 2016, di oltre 15 milioni. Ora, la domanda è: è giusto che un ente pubblico impegni i fondi dei cittadini in operazioni rischiose per le quali forse non ha neanche le competenze tecniche?
Non basta. Gran parte dei mutui sono stati stipulati negli anni tra il 2000 e il 2010, quando i tassi di interesse erano tra il 4 e il 6%. Negli anni 2010-2020 i tassi sono progressivamente scesi. Oggi qualsiasi cittadino può stipulare un mutuo a meno del 2% di interesse. Se ha un mutuo in essere a tassi più elevati può chiudere il vecchio mutuo con un’altra banca che gli apre un nuovo mutuo a tassi di mercato senza penalizzazioni. Il Comune di Torino non può: i contratti di mutuo (la maggior parte con San Paolo e CDP) sono gravati da una clausola che impone alla Città, in caso di chiusura anticipata del mutuo, di pagare comunque tutti gli interessi previsti da piano originale. Una penale insostenibile, vessatoria, che rende non conveniente l’operazione. Così le ultime tre amministrazioni hanno continuato a rinegoziare i mutui ad alti tassi fuori mercato, più bassi di pochi decimali rispetto ai precedenti, prolungando la durata dei mutui al massimo possibile, rinviando agli ultimi anni la restituzione delle quote capitale, ottenendo un risparmio breve e apparente per tamponare la spesa corrente e un aumento del debito a lunga scadenza.
Gli errori non si fermano qui. A fine anni Novanta e fino al 2010 sono stati stipulati mutui per contributi alla cultura (spesa corrente) per quasi 250 milioni, in gran parte ancora da restituire. Lo stesso si è fatto per i contributi in conto esercizio ad ATM/GTT, per pagare il contratto per il sistema informatico al CSI. Addirittura l’allestimento e l’illuminazione di “Luci d’Artista” è stata finanziata con mutui.
E poi ci sono i tributi comunali e le multe non pagati (tabella 3).

Tabella 3

Anni 2005 – 2014

Accertamento
in milioni di euro

Incasso totale in milioni di euro

%

Radiazioni
in milioni di euro

Multe commerciali

55

12

22%

43

Multe stradali

727

522

72%

205

Fitti attivi

73

64

88%

9

TARSU poi TARI, tassa r. rifiuti

1.656

1.477

89%

179

Totale

2.512

2.075

83%

437

Entrate perdute

437

     

Perdita entrate annua

43,7

     

 

Per il periodo 2005-2014 il Comune ha esaurito crediti per tributi e multe, salvo un modesto residuo per la TARSU/TARI (84 milioni). Per le multe commerciali solo circa un quinto è stato incassato; per le multe stradali, su 727 milioni di multe date, ben 205 sono state cancellate senza incasso. Nel periodo considerato, 2005-2014, 437 milioni accertati sono andati persi.
Fin qui ci sarebbe da rammaricarsi del fatto che prima l’Agenzia delle Entrate e poi la SORIS (costituita dal Comune per la riscossione forzata) non funzionano. Anche il fatto che le somme non pagate siano così alte potrebbe far arrabbiare i cittadini onesti, la maggioranza. Ma il fatto più grave è che questi 437 milioni persi in entrata sono stati spesi in uscita, perché i bilanci si basano sulle entrate previste, non su quelle effettive. Ciò ha contribuito molto a creare la voragine di cassa sintetizzabile con due cifre: nel 2020 per chiudere il bilancio consuntivo la Città non ha restituito 116 milioni al tesoriere e nel contempo ha contratto un nuovo debito con CDP per 194 milioni di euro.
È la stessa amministrazione ad ammettere la situazione disastrosa degli incassi con i seguenti dati: 2016: residui attivi 1.378 milioni, fondo crediti di dubbia esigibilità 575 milioni, tasso di copertura 42%; 2017: 1.417 milioni, 489 milioni, 35%; 2018: 1.526 milioni, 545 milioni, 36%; 2019: 1.467 milioni, 865 milioni, 59%; 2020: 1.331 milioni, 736 milioni, 55%.
Va considerato che, dal 2015, esiste un fondo obbligatorio che copre i crediti ritenuti non esigibili con un accantonamento di entrate. A fine 2020 il fondo ha raggiunto i 736 milioni di euro, pari al 55% del totale dei crediti comunali (tabella 4).

Tabella 4

Tributo o sanzione

Accertamento         totale

Incasso spontaneo

Residuo

Radiazioni

% radiazioni

Incasso coattivo

% incasso coattivo

Multe commerciali

55

8,6

46,4

43

93%

3,8

8%

Multe stradali

727

464

263

205

78%

58,2

22%

Fitti attivi

73

38

35

9

25%

26,1

74%

TARSU/TARI, residuo 84

1.657

1.207

450

95

21%

270

60%

Totale

2.512

1.717

795

352

44%

358,1

45%

 

Se analizziamo che fine fanno i crediti dopo i pagamenti spontanei del primo anno, vediamo che l’incasso coattivo dei residui non ne copre neanche la metà: 44% del residuo, l’altra metà viene cancellata. A Torino paga solo chi lo vuole, gli altri la fanno franca.

Che fare? Non basta evidenziare una situazione, ci vogliono idee e proposte per risolverla.
Alcuni interventi possibili ci sono. Anzitutto, abolire le clausole vessatorie sui mutui, chiuderli e riaprirli a tassi di mercato. Ma per farlo bisogna affrontare le banche! In secondo luogo, mettere in piedi un efficiente sistema di recupero dei crediti, ma il perseguimento degli evasori in Italia è tabù non solo per la destra ma anche per il centro sinistra. È impopolare e si perdono voti. Tantomeno proporre una misura risolutiva, che però richiederebbe una legge nazionale: IMU sulla prima casa, con una quota, per equità, a carico anche dell’affittuario. Nel 2012, ultimo anno con l’IMU sulla prima casa il comune di Torino incassò 444 milioni di euro; in tutti gli anni successivi non più di 270 milioni all’anno. Con 174 milioni di entrate annue in più i conti sarebbero più che risanati, con un modesto aggravio di tributi per ogni famiglia. Ma è volere la luna! Mancando il coraggio di dire la verità ai cittadini si continuerà a fare debiti, a tagliare servizi, manutenzioni e personale, a vivere alla giornata.

3 Comments on “Il debito di Torino: se 3,9 miliardi vi sembran pochi”

  1. Mi dispiace che in questo articolo non è menzionato un tributo (di fatto sulla casa) per il quale Torino vanta un primato nazionale. Primato pressochè ignorato dagli stessi contribuenti perchè non pagato direttamente, bensì attraverso il condominio.
    Se il vostro palazzo condominiale ha piani interrati, che ricevono aria e luce da griglie poste sul pubblico marciapiede, controllate le spese di condominio. La spesa per l’aria (tecnicamente COSAP, canone occupazione suolo pubblico) potrebbe essere ben superiore alla spesa per l’acqua potabile di tutti gli abitanti del condominio.
    Quanti torinesi sono consapevoli di questa situazione?
    Sono a disposizione per ogni chiarimento.

  2. non si può fare solo una analisi amministrativa contabile del disastro … e cercare rimedi dentro questo meandro o palude infetta … è sin troppo ovvio che c’è a monte e anche ora una questione etica e morale … i signori che hanno governato Torino sono stati quasi sempre leccapiedi dei grandi padroni cioè gli Agnelli in testa che hanno spremuto i torinesi per oltre un secolo e anche in parte gli italiani beneficiando di elargizioni dello Stato e poi sono scappati all’estero … Allora non è per nulla fuori tempo il principio di tassare innanzitutto e anche pesantemente chi ha sempre sfruttato i torinesi e far pagare loro il debito della città … a parte che una parte sarebbe da far pagare ai Chiamparino e Fassino!!!
    basta con la reverenza ai “santi” di Torino … gli Agnelli e tutti a la classe dominante torinese deve pagare !!!

  3. Alla faccia dell’efficienza sabauda queste altro che fantasie finanziarie, sono incubi finanziari! Poi i signori oggi non vogliono patrimoniale é chiaro e tutto quadra o quasi tutto……

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