Le amministrative a Roma: una sfida surreale

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Le elezioni amministrative hanno una particolare specificità sulla piazza di Roma. Perché parliamo della capitale, di una città di tre milioni di abitanti, di un polo sensibile della politica nazionale. Formalmente sono in competizione venti concorrenti ma sono quattro quelli che contano per una sfida molto polarizzata e che, grosso modo, riflette allo specchio il gradimento nei sondaggi dei partiti nazionali.

La previsione più gettonata è di una sfida al ballottaggio tra Michetti e Gualtieri con vantaggio relativo del primo e ribaltamento dell’esito nel replay perché sul candidato del centro-sinistra dovrebbero confluire i voti del primo scrutinio già della Raggi e (forse) di Calenda.

Quest’ultimo è la scheggia impazzita nel dibattito capitolino. Uomo di sinistra, di destra o di centro? Curiosa parabola la sua. Uomo di Confindustria, espressione dei poteri forti, poi cavallo di Troia del Pd, amico e quindi rivale di Renzi ma oggi quanto mai a lui contiguo nella spregiudicata professione di una politica anti-ideologica. Il richiamo alle periferie (una strizzatina d’occhio) è sembrato quanto mai demagogico per un candidato fortemente insediato ai Parioli ma, del resto, il quartiere che una volta era feudo del Msi di Almirante oggi ‒ irreale segno dei tempi ‒ fa registrare plebiscitarie maggioranze del Pd! A merito di Calenda va segnalato che è l’unico che non si giova di liste civiche di fiancheggiamento, segno intrinseco di debolezza.

Gualtieri va in direzione contraria e ha ricevuto l’assenso di sindaci di importanti capitali europee. Singolare però che il capo del suo ufficio elettorale sia Beatrice Lorenzin che nel suo curriculum certo non ha le stimmate di un coerente percorso di centro-sinistra. Gualtieri è stato uomo di governo e designato di ripiego del Pd che, per la seconda volta consecutiva, non ha messo in campo la potenziale corazzata-Zingaretti, un cripto-candidato in grado di sbancare le elezioni già al primo turno. Gualtieri copre un bell’arco di competenze, economista-umanista con l’hobby della chitarra, è stato umanizzato da Crozza ma non è proprio popolarissimo e non troppo radicato nell’humus di Roma visto il relativo carisma.

Poi c’è Michetti, quasi un carneade spuntato dal nulla, avvocato e tribuno radiofonico. La destra non ha saputo proporre di meglio ma conta sul bacino naturale di voti che a suo tempo permise l’elezioni di Alemanno. Michetti nei dibattiti è stato spesso sfuggente, eclissandosi prima del previsto. Ha fatto ricorso alla retorica del’Impero Romano e alla sicurezza, non proprio baluardi di una solida piattaforma elettoralistica. Se dovesse vincere c’è il rischio di ritrovarci Pippo Franco come assessore alla cultura (non è una battuta!).

Quindi la Raggi, che rischia fortemente di arrivare quarta nella prima votazione, ottenendo il peggior risultato di sempre di un sindaco in carica. Uscente più che entrante, ha trovato recentemente il modo di inimicarsi anche la comunità ebraica per un Museo della Shoah, frettolosamente riesumato come vessillo pre elettorale. Dalla sua non ha neanche il consenso globale dei 5 Stelle. L’ex premier Conte ha fatto chiaramente intuire la possibile rapida riconversione su Gualtieri al ballottaggio, sigillando una non ecumenica intesa con il Pd.

La sinistra di Fratoianni ha sposato la candidatura di Gualtieri ma con moderatissimo entusiasmo. In mancanza di meglio qualcuno a sinistra voterà in questa direzione turandosi il naso (versione montanelliana). La sensazione generale è che sarà un confronto di non eccelso livello tra candidati sindaci che non hanno il profilo di un Nathan o di un Petroselli, ma neanche di un Veltroni e nemmeno di Rutelli. Roma è assillata da problemi elefantiaci (traffico, rifiuti, gestione del verde, gestione abitativa) e sicuramente una boutade come quella proposta da Calenda (un Museo unico romano) non è tale da far correre facili entusiasmi e ulteriori corse alle urne. Il partito degli indecisi, degli scontenti, dei rinunciatari, ergo dei non votanti, s’ingrossa vistosamente mentre un numero crescente di romani pensa che il compito del nuovo sindaco sia immane. E che la città sia irredimibile.

 

Fotografia di Federico Di Dio

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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