Voghera. Spezzare il silenzio

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Sono passati 20 giorni dall’omicidio di Youns El Boussetaaoui, ucciso da un colpo di pistola esploso dall’assessore alla sicurezza di Voghera, Massimo Adriatici, in pieno centro cittadino. Ne abbiamo parlato, nell’immediatezza, pubblicando l’appello di un gruppo di cittadini che chiedevano di aprire, in città, un confronto sul clima che aveva favorito l’omicidio e sulle connesse responsabilità politiche (https://volerelaluna.it/territori/2021/07/23/dalla-casalinga-di-voghera-al-pistolero-di-voghera/). Come era, purtroppo, prevedibile l’appello non ha avuto seguito e sul fatto è calato il silenzio: la Lega ha continuato a solidarizza con il pistolero, la cosiddetta sinistra a balbettare e la grande stampa, dopo un paio di giorni, ha smesso di parlarne. Lo denunciano alcune realtà e associazioni della città e della provincia. (la redazione)

Sono trascorse oltre due settimane dall’uccisione di Youns El Boussetaoui da parte dell’ex assessore Adriatici. Un fatto gravissimo che ha lasciato sgomenta e addolorata una parte di Voghera.

La manifestazione di sabato 24 luglio (con la presenza della famiglia di Youns e una grande partecipazione delle comunità marocchine e magrebine oltre a moltissimi migranti con cittadinanza italiana uomini, donne, bambini) promossa originariamente dai giovani di “Noi siamo idee” ha rappresentato un momento importante per la richiesta di giustizia sulla sua morte.

Manifestazione pacifica con una scarsissima presenza di vogheresi, in un centro cittadino con negozi inspiegabilmente chiusi dopo i messaggi di allarme inviati dalla sindaca. Un segnale negativo che si è evidenziato anche nella seduta del Consiglio comunale del 28 scorso. Nella sede istituzionale cittadina sono mancate riflessione e approfondimento, con l’incredibile silenzio dei consiglieri di maggioranza che hanno rinunciato al proprio ruolo delegando alla sindaca e alla sola capogruppo leghista, partito dell’ex assessore, gli interventi incentrati quasi esclusivamente sul presunto danno di immagine subito dalla città ad opera dei media. Come se l’uccisione di un uomo ad opera di un rappresentante delle istituzioni locali fosse un normale fatto di cronaca.

È evidente la non volontà di fare i conti con il clima politico oltre che culturale nel quale è maturata l’uccisione di Youns.

Da almeno due decenni in città viene agitato il tema della presunta “sicurezza” mescolando situazioni reali di microcriminalità, progressivo degrado di aree e spazi urbani, assenza di iniziative sociali e di accoglienza, sovrapponendo piano locale e nazionale per campagne politiche. Il risultato è la diffusione di un “senso comune” fatto di indifferenza, razzismo e intolleranza (basta sfogliare alcuni social locali per rendersene conto) mentre le scelte amministrative non affrontano le contraddizioni e le vecchie e nuove povertà, accentuate dalla pandemia, limitandosi a delegare gli interventi alle varie espressioni di volontariato presenti.

Pensiamo sia necessario spezzare il silenzio e riprendere al più presto occasioni di iniziativa, riflessione e confronto in città.

Vanno contrastate e respinte le logiche che da troppo tempo speculano e raccolgono consenso facendo leva sulle paure, sul rifiuto delle diversità, sull’esclusione delle persone più fragili ed esposte: le “vite di scarto” ben rappresentate da Youns e dalla sua tragica morte.

 

Associazione “Insieme”, ANPI sezione di Voghera, Comunità del Carmine, Legambiente Voghera-Oltrepo, CGIL Pavia, Associazione “Solidari- Dimbalente”, “Noi siamo idee”