Alta Langa. Salvare la collina e la sua storia

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Qualche anno fa aveva destato sorpresa che i terreni ben esposti che accompagnano il quartier generale della Resistenza in Langa (Cascina Langa) fino al Boscasso per annunciare il vicino Pavaglione, luogo della Malora, stavano cambiando forma: i noccioleti venivano estirpati e l’operazione ci fece preoccupare.

Una breve indagine ci portò a registrare che l’area era stata acquistata dall’azienda agricola di Angelo Gaja: non un personaggio “qualunque” ma uno dei più celebrati produttori mondiali di vino, soprannominato Le Roi dai concorrenti cugini dell’élite enoica di Francia. Allora immaginammo che il nostro illustre winemaker si stesse preparando per un impiantamento di vigna: quella terra è particolarmente adatta per le uve a bacca bianca e l’altitudine (700 metri) faceva presagire che anche per lui fosse giunta l’ora di prepararsi per produzioni di “bollicine” o per una viticoltura “sempre più in alto”, fenomeno preoccupante utilizzato per fronteggiare drasticamente il cambiamento climatico. I media furono più veloci delle nostre supposizioni (sospettose) e riportarono le dichiarazioni tranquillizzanti di Gaja che parlavano di un semplice investimento senza altri fini. In effetti i terreni divennero prato, una collina ridente e pacifica durata alcuni anni. Ora paiono un campo di battaglia. Di una battaglia ancora in corso e che tale resterà per un po’: una guerra perennemente in atto. In un luogo che echeggia di guerre, in cui il Johnny fenogliano e tanti altri partigiani trovarono rifugio nel terribile inverno del 1944, l’ultimo inverno prima della liberazione. Una guerra che continua. Il nemico è ora la terra. Il suolo. Il paesaggio. Il territorio. Esattamente gli stessi elementi che qualunque winemaker ‒ celebrato o meno ‒ riconosce come atout essenziali per uno storytelling in grado di evidenziare qualità e differenze e costruire (o mantenere) un’immagine, narrando i “valori” che compongono un brand.

A Trezzo Tinella ci troviamo in un’area agricola e inedificabile, perché sottoposta a vincolo idro-geologico e interessata da vari movimenti franosi attivi. Nel dicembre 2019 Gaja chiede a un geologo di rivalutare la situazione geomorfologica e, grazie alla sua perizia, richiede una modifica delle indicazioni della tavola di sintesi, declassando l’idoneità urbanistica nella classe II, ovvero «porzioni di territorio con condizioni di moderata pericolosità geomorfologica e quindi edificabili con vari accorgimenti e prescrizioni». Il Comune di Trezzo Tinella recepisce integralmente tali indicazioni tecniche e provvede rapidamente a deliberare la variante strutturale n. 5, che consente a Gaja di richiedere alla Regione Piemonte l’autorizzazione a costruire, ricevuta il 13 gennaio di quest’anno, immediatamente trasformata in concessione da parte del Comune e subito seguita dall’avvio dei devastanti lavori di cantiere. Con buona pace della memoria del luogo (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2021/06/Gaja-il-cantiere.pdf).

Ma il nuovo cemento non è l’unico problema che attanaglia l’Alta Langa; il cambiamento climatico e alcune scelte strategiche da parte di grandi aziende dolciarie e vitivinicole stanno stimolando lo sviluppo di monocolture.

Il “Progetto Nocciola Italia”, promosso dalla Ferrero Halzelnut Company (divisione interna del Gruppo Ferrero) per la riconversione e valorizzazione di ampie superfici del nostro territorio, ha già espresso le sue potenzialità: 20.000 ettari di nuove piantagioni di noccioleto previste entro il 2025 in tutta Italia con grande rilevanza per l’aerale dell’Alta Langa, da cui trae origine la prelibata Tonda Gentile delle Langhe considerata la varietà di maggior pregio coltivata nel nostro Paese. Sufficiente uno sguardo dall’alto per cogliere le modificazioni già avvenute nel paesaggio dell’Alta Langa con le inconfondibili macchie dei nuovi noccioleti che si estendono inesorabilmente, lambendo e divorando boschi e prati.

Ma non si può parlare di “monocoltura” al singolare, perché anche le vigne iniziano ad allargarsi per mano di aziende agricole che in questo modo ritengono di poter rispondere alle crescenti difficoltà che le temperature sempre più elevate e i repentini cambi atmosferici provocano alle abituali produzioni della Langa più nota, quella del vino. Monocolture al plurale, dunque. Che si moltiplicano nella triste preoccupazione di quel game over già raggiunto nella Langa del Barolo, del Barbaresco, del Dolcetto e della massa di trattamenti chimici di sintesi che tanto il nocciolo quanto la vite impongono a contadini ormai troppo distanti da una vera cura delle loro coltivazioni a causa delle dimensioni della “terra da governare”.

Un pericolo autentico per la biodiversità. Monocolture e nuovo cemento avanzano in Alta Langa in un silenzio assordante. Che non può durare e occorre sostituire con un dibattito, pubblico e ampio, tra cittadine/i, forze economiche e sociali, istituzioni: dobbiamo pianificare il futuro di queste terre e non lasciare alla sola iniziativa dei privati la sua definizione legata a un profitto temporaneo e individuale. Occorre una visione d’insieme, insomma, che indirizzi anche l’economia e l’occupazione armonicamente connessa alla biodiversità ancora (re)esistente.

Se ne discuterà domenica 4 luglio. Il raduno è previsto alle ore 15:30 nell’area panoramica della “Donna di Langa” a Trezzo Tinella, con vista sul grande cantiere: ferita e luogo simbolo di una sconfitta su cui poggiare una necessaria Nuova Resistenza e Resilienza… Qui il programma della manifestazione: http://www.altritasti.it/index.php/cuneo-e-provincia/4865-e-ora-di-manifestare-in-difesa-dell-alta-langa