Corio, Piemonte. La strage dei boschi

07/04/2021 di:

Corio, 3200 abitanti, Provincia Metropolitana di Torino, 625 metri s.l.m.

In tempi andati sede di numerose industrie meccaniche, quasi tutte scomparse dopo la grande crisi del settore negli anni Ottanta del Novecento. Attualmente paese di villeggiatura, e meta di escursionisti in ogni stagione dell’anno grazie alla sua posizione ottimale. Infatti, è situato al centro di una magnifica conca montana, aperta a sud, con un clima mite e paesaggi impreziositi da una corona di foreste centenarie di faggi. Insomma, un comune che vive anche grazie alla piccola economia di scala dei turisti e dei proprietari di seconde case. Tradotto: che vive anche grazie alla bellezza della natura che lo caratterizza e lo circonda. Un tesoro che il Comune dovrebbe assolutamente preservare. È così? Abbiamo qualche dubbio in proposito.

Facciamo un salto indietro nel tempo e andiamo a quel Testo unico in materia di foreste e filiere forestali (TUFF), che – esattamente tre anni fa – fu l’ultimo atto del Governo Gentiloni: un grazioso regalo alla filiera del legno, intesa come biomasse e industria di trasformazione. La solita logica dei nostri tempi: si parla tanto di ambiente, di riscaldamento globale, di necessità di preservare i boschi che ci consentono di vivere e poi si opera in direzione diametralmente opposta: la classica differenza fra parole e fatti. Il TUFF infatti ha dato slancio in tutta Italia all’attività dei taglialegna, anche su boschi di elevato pregio paesaggistico ed esemplari di alberi centenari. E questo quando ci sono in tutte le zone montane grandi estensioni di boschi di ricrescita, su terreni prima a pascolo ma da decenni abbandonati, il cui taglio non arrecherebbe danno al paesaggio e fornirebbe comunque reddito e occasione di lavoro.

Torniamo a Corio, dove è in atto il taglio di una foresta centenaria di faggi di ben 25 (venticinque) ettari, che copre interamente le pendici dell’Uja di Corio, la montagna simbolo del paese. E questo nonostante che la foresta sia stata colpita parzialmente, un paio di inverni fa, da un incendio (doloso), cosa che avrebbe dovuto impedire qualsiasi operazione di taglio. Ma tralasciamo questo particolare, seppure non trascurabile, e tralasciamo pure un altro aspetto non trascurabile che consiste nei quasi certi dissesti che si innescheranno su quei terreni improvvisamente denudati e in forte declivio, e veniamo alla procedura. Il taglio è su terreni di privati, la ditta che opera evidentemente raggiunge un accordo per il taglio. La Regione autorizza, e il Comune? Il Comune è il grande assente. Non risulta abbia mosso un dito, non ha risposto a richieste di chiarimenti, così come i Forestali, non più corpo autonomo ma inglobati nell’arma dei carabinieri (per risparmiare…). E già si sa di altri due grandi e bellissimi boschi nello stesso Comune che conosceranno le motoseghe.

Sembra un piccolo episodio, e sarebbe anche magari trascurabile in un’ottica globale, se non fosse che l’Italia in questo periodo è costellata di enne piccoli episodi di tal fatta, che, sommati, fanno un grande disastro. Si dovrebbe ragionare secondo il principio della prevenzione, e invece si ragiona secondo l’unico principio che da sempre domina la nostra epoca: il guadagno immediato. Anche se ci si perde in salute, anche se ci perde l’economia locale, anche se ci perde il paesaggio. Anche se ci saranno futuri dissesti. Pazienza. Business is business, gli affari sono affari.