Roma. Sgomberato il Nuovo Cinema Palazzo

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Ieri mattina, a Roma, la polizia ha sgomberato il Nuovo Cinema Palazzo. Non era la prima volta che ci si provava, ma questa volta l’operazione è riuscita. E lo sgombero è avvenuto proprio quando una trattativa con la Regione sembrava prefigurare una soluzione diversa.

Il Nuovo Cinema Palazzo si trova in piazza dei Sanniti, nel quartiere di San Lorenzo, vicino all’università La Sapienza. È un locale storico per la città che dieci anni fa era in procinto di chiudere e di essere trasformato in una sala bingo o in un casinò. Per impedirlo, nel 2011, sono scesi in piazza attivisti, collettivi studenteschi e abitanti del quartiere, con il sostegno di artisti e intellettuali. La protesta ha, poi, portato all’occupazione e, da allora, il cinema è diventato uno spazio autogestito molto attivo e frequentato in cui si sono succeduti eventi, dibattiti, proiezioni di film, iniziative culturali e sociali che hanno contribuito alla riqualificazione del quartiere. Da ultimo, in questi lunghi mesi segnati dal Covid, ha funzionato anche come luogo di raccolta e distribuzione di generi alimentari a chi ne aveva bisogno. Come tanti luoghi, sottratti all’abbandono o alla speculazione da occupazioni virtuose, è stato un punto di riferimento per l’intera città. Un luogo – per dirlo con le parole di Giuseppe De Marzo, coordinatore della Rete dei Numeri Pari e responsabile delle politiche sociali di Libera – «che, attraverso la cooperazione e l’impegno per il bene comune, ha contribuito a costruire bellezza e speranza in una città che è diventata purtroppo la capitale delle disuguaglianze. Un luogo in cui gli attivisti, attraverso l’impegno volontario al servizio dell’interesse generale hanno rappresentato un avamposto di antimafia sociale in una città in cui sono 94 i clan e 100 le piazze dello spaccio». Ciononostante, nel 2019 lo stabile è stato inserito dalla prefettura in una lista di 22 palazzi da sgomberare con urgenza e ieri, dopo mesi di inutili trattative per evitarlo, lo sgombero è stato eseguito.

La sindaca Raggi, già in prima fila nel chiedere lo sgombero della Casa delle donne, esprime tutta la propria soddisfazione, ringrazia la prefettura e le forze dell’ordine e aggiunge: «A Roma le occupazioni abusive non sono tollerate. Torna la legalità», così dimostrando di confondere l’esercizio della solidarietà con operazioni di prepotenza e prevaricazione come l’occupazione del palazzo dell’Inps da parte di Casapound (che, nonostante i periodici proclami, prosegue indisturbata da 13 anni). Il governo di Roma è allo sbando e in confusione, come rileva lo stesso vicesindaco Luca Bergamo che, prendendo le distanze da Raggi (a sua volta maldestramente tornata, in serata, sui suoi passi), dichiara: «Le persone che hanno fatto vivere il Cinema Palazzo fino a oggi hanno svolto una funzione sociale e culturale importante, in un quartiere che soffre la pressione di una piccola criminalità aggressiva. Ritengo che la struttura debba essere soggetta a un vincolo culturale e rimanere parte integrante degli spazi che rendono la città viva». Questa è Roma alla vigilia delle elezioni amministrative per cui si susseguono tentativi di alleanze e lotte di potere senza alcun interesse ai problemi reali della città.

Quel che sfugge a una politica sempre più lontana dai bisogni delle persone – a Roma e nel resto del Paese (con poche lodevoli eccezioni) – è che non tutte le occupazioni sono uguali e da criminalizzare a prescindere. A sottolinearlo è stato, proprio a Roma un anno fa, l’elemosiniere del papa che è andato personalmente a riallacciare la luce in uno stabile occupato da senzatetto (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2019/05/26/lelemosiniere-del-papa-la-legalita-la-chiesa/).

Le occupazioni sono diverse non per il colore politico di chi le realizza ma per le finalità che si propongono, per gli immobili in cui intervengono, per la capacità (o meno) di dare risposta a bisogni reali e diffusi. Equipararle e procedere a sgomberi indiscriminati in nome di un’idea astratta di legalità e di sicurezza è miope e sbagliato.

Viviamo in un Paese in cui le leggi sono tanto numerose quanto violate. Perseguire la legalità significa dunque, inevitabilmente, definire gerarchie di valori e priorità di intereventi. Non tutto si può fare contemporaneamente e con lo stesso impegno di risorse e di intelligenza. Occorre scegliere. Si può cominciare lottando contro le mafie o liberando le città dalla presenza “fastidiosa” di migranti e lavavetri, contrastando la speculazione edilizia e l’inquinamento ambientale o perseguendo chi protesta a tutela della salute propria e dei propri figli, impegnandosi per eliminare (o contenere) l’evasione fiscale oppure per sgomberare edifici occupati da “contestatori” e via elencando. Inutile dire che la definizione del calendario degli impegni (e la connessa mobilitazione dell’opinione pubblica) è una scelta politica e non un vincolo giuridico (https://volerelaluna.it/controcanto/2018/09/17/quando-la-legalita-e-un-inganno/).

E, poi, l’idea di sicurezza a cui si ispirano sgomberi indiscriminati e aumenti di pena per le occupazioni (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/10/12/i-porti-si-aprono-ma-le-piazze-restano-chiuse/) è un’idea ottusa e reazionaria. Tutte le città – e Roma tra queste – si confrontano oggi con un’idea di sicurezza che appare funzionale alle politiche di mercificazione dello spazio urbano, oggetto di speculazione edilizia e luogo dal quale estrarre profitto. Ma questa sicurezza urbana non ha nulla a che vedere con la sicurezza sociale intesa come tutela dei diritti e garanzia di effettività dell’eguaglianza sostanziale. Al contrario, essa modifica l’idea stessa di vivibilità delle città come garanzia della dignità e dei diritti sociali delle persone che vi abitano (https://volerelaluna.it/societa/2019/09/04/occupazioni-sgomberi-sicurezza-il-caso-roma-e-non-solo/). Anziché ragionare sull’insufficienza delle risposte della città ai crescenti bisogni sociali e alla necessità di forme innovative di impiego e gestione dei (molti) luoghi abbandonati o destinati alla speculazione si grida alla “illegalità” e si parla di occupazioni con l’occhio aperto alle prossime elezioni amministrative.

Tutto questo sta dietro allo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo.

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