Palmi. Chi vuole intimidire Enzo Infantino?

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Cosa e chi c’è dietro l’attentato incendiario che, in piena notte, ha distrutto l’auto e parte del garage annesso all’abitazione di Enzo Infantino a Palmi?

Il nome di Rossella Casini dice poco, non è fra le vittime di ‘ndrangheta note per la sua storia. Fiorentina, figlia unica, studiava alla Facoltà di Magistero, corso di laurea in pedagogia. Nel 1977 conobbe uno studente fuori sede, calabrese, Francesco Frisina iscritto alla facoltà di Economia dell’Università di Siena. Si innamorarono. Ovviamente Rossella ignorava che la famiglia del suo ragazzo fosse affiliata alla ‘ndrina Gallico di Palmi. Durante una vacanza estiva a Palmi Rossella iniziò a conoscere alcuni retroscena. Era un giorno di luglio quando il padre di Francesco venne assassinato da due sicari di un clan rivale. Invece di spaventarsi Rossella decise di proseguire la sua presenza a Palmi per stare accanto al fidanzato. Nel dicembre del 1979 Francesco venne ferito alla testa riportando lesioni gravi. Rossella si attivò per farlo ricoverare in un ospedale di Firenze. Furono mesi drammatici di dolore e riflessione. Rossella riuscì a convincere Francesco a collaborare e lei stessa fornì agli inquirenti nomi ed episodi che l’avevano vista testimone durante i suoi mesi trascorsi in Calabria. La famiglia di Francesco iniziò a fare pressione sul ragazzo perché ritrattasse; la colpa della collaborazione ricadde completamente su Rossella la quale continuò a viaggiare fra Firenze e Palmi, inconsapevole di ciò che stava per accadere. Il 22 febbraio del 1981 scomparve mentre si trovava a Palmi. Dieci anni dopo durante un processo e attraverso la deposizione di un pentito si venne a sapere che l’ordine di ucciderla era venuto dai capi ‘ndranghetisti: «Fate a pezzi la straniera», colpevole di aver convinto il fidanzato a collaborare con la giustizia. Il processo si concluse con una sentenza di assoluzione per gli imputati per mancanza di prove ma il giudice, nel leggere il dispositivo, evidenziò che, pur non essendoci prove per condannare gli imputati, era stato dimostrato che la scomparsa della ragazza era maturata in quel contesto. Qualche anno fa la città di Firenze ha riconosciuto a Rossella Casini una targa commemorativa nella strada in cui viveva. Il Comune di Scandicci le ha intitolato una scuola. La sua tragica storia è, inoltre, narrata nello spettacolo teatrale Fate a pezzi la straniera di Fiamma Negri e Giusi Salis e scritta nel libro Io parlo di Francesca Chirico. Il 2 giugno del 2019 il Presidente della Repubblica ha conferito a Rossella Casini la medaglia d’oro al merito civile alla memoria. Nel 2013 Enzo Infantino si fa promotore a Palmi, la città in cui vive, di un coordinamento dedicato alla ragazza fiorentina con cui organizza iniziative pubbliche con l’obiettivo di spingere il Comune a dedicarle un via. Persegue questo obiettivo con caparbietà. Il 22 febbraio di quest’anno alla presenza del presidente del Consiglio comunale di Firenze e del sindaco di Palmi viene inaugurata la via a lei dedicata.

Enzo non appartiene alla categoria del “chiacchiere e distintivo”, lavora sodo per quello in cui crede. Non è dato sapere a chi (mandante o esecutore) faccia capo l’incendio avvenuto nella notte fra il 29 e 30 ottobre a casa sua. Un rogo in piena notte che ha distrutto l’auto e parte del garage che fa parte dell’abitazione. Ma da quando la notizia è diventata pubblica si sono moltiplicate sui social dichiarazioni di stima e di affetto e di condivisione delle sue idee: «Siamo tutti Enzo Infantino», «Chi tocca lui tocca tutti noi». Hanno fatto a gara amici, associazioni di volontariato, partiti politici, cooperative sociali, circoli, rappresentanze sindacali ecc. Una grande dimostrazione di affetto e di stima che rischia di tramutarlo in un “santino”. Chi conosce Enzo apprezza il suo modo di essere sempre in sottrazione, perché non cerca ribalte, va dritto per la sua strada lavorando su obiettivi nei quali crede, lontano da facili esposizioni mediatiche. Sempre sul pezzo con rigore e determinazione.

Da anni Enzo è impegnato come volontario in missioni umanitarie all’estero e nella difesa dei diritti umani. Nel 1999 durante la guerra nei Balcani ha svolto attività di sostegno nel campo profughi di Valona in Albania. Da giovane ha abbracciato la causa dei diritti del popolo palestinese e dal 2003 ha aderito al Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila ed è stato più volte in Medio Oriente per denunciare la gravi condizioni di vita dei rifugiati. Poi in Grecia in soccorso dei rifugiati fuggiti dal conflitto siriano. Questa ulteriore esperienza nei campi profughi in territorio greco lo ha messo di fronte alla tragedia dei campi profughi come quello di Idomeni, dove ha incontrato il piccolo Masun (un bambino di otto anni fuggito dalla Siria insieme alla mamma e alle due sorelle per raggiungere il padre in Germania: sogno realizzato solo dopo molti anni grazie alla costanza di Enzo) la cui storia è diventato un libro dal titolo Kajin e la tenda sotto la luna.  

In Calabria Enzo ha accettato di essere referente per la Rete dei Comuni Solidali «Enzo si è sempre sporcato le mani, si è sempre speso per gli altri, lo abbiamo incontrato tra i migranti della piana di Gioia Tauro, nelle lotte per il lavoro, negli accampamenti dei rifugiati nelle periferie di Europa, in ogni luogo in cui c’era bisogno di darsi da fare». Dal settembre del 2020 è diventato presidente della Fondazione “È stato il vento”, nata per sostenere l’esperienza di Riace. Ennesima scommessa che Enzo ha accettato con spirito di servizio sapendo di procedere su terreni difficili della sua terra.

Stamani Enzo ha postato sulla sua pagina Facebook questo messaggio: «Mi sono battuto per tutta la vita per il riscatto delle classi subalterne, per i diritti dei popoli oppressi e degli esseri umani che fuggono da contesti di guerra e miseria. Ho difeso la mia terra dal cancro mafioso, dal malaffare e dalle ingiustizie, e operato per ricordare vittime delle cosche come Rossella Casini. Ai criminali che sono abituati ad agire nel buio della notte rispondo con spirito sereno: non mi avete fatto niente».

In segno di solidarietà e come gesto politico, su iniziativa di numerosi amici di Enzo (capofila Ciavula, giornale online indipendente), è stata lanciata una raccolta fondi (Iban IT62M0501803400000011983517 intestato a Ciavula Sankara, causale “vicini ad Enzo”). Sarà Enzo a decidere come utilizzare i fondi raccolti.

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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