Valle di Susa. «Noi siamo i figli della Monce»

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Finalmente la Sacra di San Michele è tornata ad accendersi illuminata dai fari. Dai paesi della Valle di Susa è diventato più facile cercarla con lo sguardo nelle notti di un luglio dopo il tempo del Covid. Si cerca di tornare alla normalità, dove il sostantivo rappresenta semplicemente la possibilità di incontrarsi, di avere contatti fra persone.

Il docufilm Noi siamo i figli della Monce di Luigi Cantore, una produzione del Valsusa Filmfest (https://volerelaluna.it/territori/2019/11/12/val-susa-a-condove-il-cinema-e-magia/), era già pronto in aprile, ma era stato bloccato come molti altri film in uscita nelle sale. Tempo sospeso. Finalmente il grande portone della storica fabbrica Moncensio si è aperto: la sera di venerdì 3 luglio per la proiezione al pubblico (la prima di molte che si stanno susseguendo in Valle). Ad attendere le persone qualche figurante in abito inizio Novecento, parole e racconti per far entrare meglio nella storia. Fra i figuranti anche un redivivo cav. Fortunato Bauchiero con tanto di bombetta e bastone da passeggio. Per continuare il gioco, ma al tempo stesso adeguarsi alla realtà, anche un finto medico, con camice bianco e viso bonario, addetto a rilevare a tutti (seriamente) la temperatura (da disposizioni anti-contagio). Chi ha varcato la soglia della Monce, rigorosamente con mascherina, lo ha fatto con emozione. Molti gli anziani che ci hanno lavorato: «Son vent’anni che non entro qui dentro, ci ho passato una vita».

Il Cavalier Bauchiero, nativo di Asti, nel settembre del 1906 fondò a Condove le Officine Moncenisio (la Monce) trasformando l’intero paese; costruendo case per gli operai e villette per gli impiegati, opere sociali come il poliambulatorio, la mensa aziendale, le scuole professionali, il dopolavoro, il campo sportivo, e lasciando un’impronta indelebile. Dalle frazioni di montagna scesero a valle per lavorare in fabbrica. La Monce accompagnava e scandiva la vita del paese dimostrando di avere una risposta per tutto. Non a caso la sirena della fabbrica il mattino suonava tre volte: una prima volta per dare la sveglia alle sei, una seconda per ricordare di avvicinarsi alla fabbrica e una terza per chiudere il portone e iniziare il lavoro.

Anche durante e alla fine della proiezione del film è stata attivata la sirena. Organizzare la visione all’interno della fabbrica aveva una importanza speciale. Grazie alla disponibilità del Gruppo CLN Magnetto Wheels, attuale proprietaria dell’area industriale, si è messo in moto quello che si sarebbe dimostrato un vero tour de force di tantissimi volontari: soci del Valsusa Filmfest, dell’associazione Moon Live, della Pro Loco, Aib, Alpini, Vigili del Fuoco ecc. Un reggimento di persone che hanno rubato tempo e sonno al quotidiano per cercare di ottemperare a tutte le norme previste in quest’epoca di pandemia. L’area a disposizione era di trentacinquemila metri quadri. Solo chi organizza eventi sa quanto sia complicato districarsi fra decreto Gabrielli e nuovi decreti. È stato un lavoro che definire “enorme” non è sbagliato e che sicuramente ha contribuito e cementare rapporti fra persone, spazzando via normali frizioni che sempre esistono fra associazioni diverse. Se si lavora, contro il tempo e contro le stupidaggini burocratiche, dando il massimo in sforzo fisico e intellettuale la fratellanza vince. Si lavora per la Comunità. Questo sentimento di appartenenza è una delle poche cose per cui vale la pena di impegnarsi: nessun leader, ma un lavoro d’insieme che alla fine produce il fischio della sirena e il portone della Monce che si riapre.

«Noi siamo i figli della Monce» perché i ricordi tramandati o diretti fanno la storia locale. Le Officine Moncenisio iniziarono producendo materiale rotabile (soprattutto per l’estero) e poi veicoli ferrotranviari; nel corso della prima guerra mondiale la società si occupò di produrre aerei insieme ad altro materiale bellico. Nel 1918 a Condove produssero la famosa Temperino, poi carrozze ferroviarie, tranviarie, carri merci. Negli anni ’60 la Moncenisio era diventata il più grande stabilimento metalmeccanico della Valle di Susa ed arrivò a occupare milleduecento dipendenti. La sua notorietà superò i confini locali e anche quelli nazionali quando, nel settembre 1970, i suoi lavoratori, riuniti in assemblea, grazie alla mozione preparata dal consiglio di fabbrica e da Achille Croce (storico nonviolento) approvarono all’unanimità un testo con cui si opponevano alla fabbricazione di armi e materiale bellico (https://volerelaluna.it/lavoro-2/2019/07/01/ce-lavoro-e-lavoro/). Un’obiezione di coscienza considerata ancora oggi un caso unico nella storia dell’industria e che qualche tempo fa è stato raccontato nella trasmissione televisiva di Rai 1 A sua immagine da Luigi Ciotti, Marco Revelli e dall’ex sindaco di Condove e operaio della Moncenisio Massimo Maffiodo.

Dopo vari avvicendamenti di proprietà (Moncenisio Matec, nel 1977 Teksid Siderurgica, poi Vertek Gruppo Lucchini) lo stabilimento è stato acquisito nel 2018 dalla CLN, fondata a Caselette da Mario Magnetto nel 1967, che ha consentito di organizzare in fabbrica la proiezione del docufilm.

Più di mille persone hanno assistito alle tre proiezioni, suddivisi in turni fra l’interno dello stabilimento e uno spazio all’aperto, governati a vista dalla Sacra.

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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