Cavallerizza reale: non è finita!

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Nei primi giorni di dicembre l’occupazione del complesso monumentale della Cavallerizza Reale di Torino, realizzata il 23 maggio 2014 da un gruppo di militanti e di artisti per denunciarne lo stato di abbandono e le prospettive di privatizzazione e diventata fonte di una ricca mobilitazione culturale e politica, è arrivata a una svolta. Un accordo siglato tra una delegazione di Assemblea 14.45 (che aveva sino ad allora gestito l’occupazione) e il Comune ha posto fine all’occupazione con contestuale impegno dell’amministrazione ad assegnare agli occupanti spazi alternativi e a favorirne il rientro in loco una volta ultimati i lavori di messa in sicurezza. All’accordo ha fatto seguito la costituzione di Assemblea 14.45 in Comitato d’uso civico e l’approvazione da parte del Consiglio comunale del nuovo Regolamento per i beni comuni urbani. Sulla vicenda (si veda: Una politica per i beni comuni: la svolta della Cavallerizza, di Ugo Mattei), si è aperto, nell’area gravitante intorno alla Cavallerizza, un confronto talora aspro con contestazioni al Comune di avere ceduto il complesso ai privati venendo meno al proprio ruolo istituzionale. In questo senso si è espresso il Comitato Beni comuni Torino con il documento che si pubblica di seguito.

A due settimane dall’approvazione del Regolamento dei beni comuni urbani della Città, non si è ancora visto lo statuto del fantomatico Comitato di Scopo (derubricato in tutta fretta proprio il giorno prima dell’approvazione del regolamento), affinché sulla ex Cavallerizza si applicasse quell’uso civico chiesto nel maggio 2018 da Assemblea Cavallerizza 14.45. Né si ha notizia di una presentazione pubblica del Progetto Unitario di Riqualificazione (PUR), con cui il destino della ex Cavallerizza Reale dovrebbe vedere la luce.

La Giunta si vanta di aver approvato un Regolamento all’avanguardia, e lo è sicuramente per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico: nessuna città italiana era giunta finora a questo punto! Nessuna amministrazione comunale prima d’ora era arrivata a dichiarare la propria incapacità di governo del patrimonio pubblico e di certificare la propria inutilità istituzionale mettendolo in mano ai privati: disinteressati, filantropi, benefattori che metterebbero la loro proprietà a disposizione della Città (!?).  

Ma che cosa davvero sarà della ex Cavallerizza Reale ci preoccupa molto perché il suo destino è dettato dal Piano Regolatore che, non solo non è stato modificato come aveva annunciato l’ex vicesindaco Montanari ma, da quanto emerso dalla “presentazione” dell’11 dicembre , consiste in una “manutenzione straordinaria” (sic!) fatta di poche regole e tanta flessibilità. Di suo, la Sindaca, che ha avocato a sé la delega al Piano regolatore, aggiunge la “semplificazione”, in sostanza meno lacci e lacciuoli urbanistici, così da lasciare la città fisica indifesa rispetto agli interessi speculativi, fondiari e immobiliari. Eppure, ancora il 12 novembre l’Assessore Iaria dichiarava a La Stampa: «Il Piano sarà integrato con il dialogo per valorizzare  la vocazione culturale e artistica della Cavallerizza». Dialogo su che cosa, se il PUR è tenuto segreto? Dialogo con chi, se finora le decisioni sono state prese da pochi intimi, in qualche stanza del Comune, escludendo chiunque si voglia occupare del futuro di Cavallerizza?

Ci uniamo quindi all’appello di Assemblea21 e chiediamo nuovamente a Sindaca, Giunta e Consiglio comunale che il PUR venga reso pubblico. E con forza chiediamo che il destino della ex Cavallerizza Reale, come degli altri immobili iscritti nel Protocollo di Intesa siglato dal Comune con Cassa Depositi e Prestiti nel marzo di quest’anno, siano resi pubblici e partecipativi. Non solo gli ex occupanti, ma la società civile, Tomaso Montanari e l’Unesco stessa, hanno più volte fatto appello affinché un bene Unesco come la Cavallerizza Reale non diventi un hotel di lusso, non venga snaturato nella sua unitarietà, sia reso accessibile alla cittadinanza e restituito alla Città così come hanno chiesto 10.000 cittadini che nel 2014 hanno sottoscritto l’appello per vedere tornare la ex Cavallerizza Reale un bene della città.