Torino, 24 maggio: “ragazzi verdi”

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24 maggio. Stiamo percorrendo la città in bicicletta, quando, giunti all’altezza dell’incrocio tra corso Matteotti e corso Vinzaglio, troviamo i vigili che bloccano l’accesso, ma non ai ciclisti. Chiedo cosa ci sia. “Una manifestazione di ragazzi verdi” è la risposta.

Proseguiamo. Arriviamo in via Cernaia, ed eccoli i ragazzi verdi. In un certo senso sono effettivamente degli alieni, perché manifestando contro i cambiamenti climatici, denunciano di avere una qualche spinta ideale e si differenziano dai loro coetanei proni al mito della carriera e del successo. Età media, a occhio e croce, vent’anni. Ma c’è anche qualche vecchio fricchettone. E anche tanti bimbi. Ma come, anche nella sonnacchiosa Torino, un serpentone di giovani multicolori che protestano contro la nostra società di merda? No, di merda no, perché quella è ecologica.

La domanda rimane senza risposta, non resta che osservare. Le scritte sono le più svariate. Da “avete rotto i polmoni”, a “se credete che l’economia sia importante, provate a trattenere il fiato mentre contate i soldi”. Slogan che rimandano a quel “siamo realisti, esigiamo l’impossibile” di cinquant’anni addietro. Una manifestazione toccante, che si celebra fra cori, grida, il Rino Gaetano de “Il cielo è sempre più blu”, e un sit in di silenzio.

Questa la sommaria cronaca della seconda manifestazione dei Fridays for future.

Certo, a commento si può essere critici (o realisti?) e dire che questi giovani non si rendono conto di quanto loro stessi dovrebbero cambiare il loro stile di vita. Ma limitiamoci invece a osservare come ci siano finalmente dei giovani che spontaneamente, senza nessuna bandiera, senza nessuna colorazione politica manifestano per un credo: salvare la Terra.

E qui non si può che notare l’assenza delle associazioni ambientaliste. Lo predico da tempo: l’ambientalismo organizzato sta esalando gli ultimi respiri. Nato in un’epoca in cui lo sviluppo stava bene, bastava solo portare alcuni aggiustamenti (“ambientalismo superficiale”), è stato superato dai tempi, ma soprattutto si è trovato impreparato, come cultura e come strumenti di lotta, dall’urgenza. Non c’è più tempo per lettere di protesta, bollettini, incontri con i politici. Le specie si estinguono giorno dopo giorno. Giorno dopo giorno il livello delle acque del mare si alza. Giorno dopo giorno la gente muore per le malattie dello sviluppo. Questo dicono esplicitamente o lasciano capire questi giovani finalmente ribelli. Questi giovani che declinano un altro linguaggio, quello contrario al paradigma della crescita.

Qualche osservazione a margine. Sotto i portici di via Cernaia una signora distribuiva santini di Chiamparino e, al suo fianco, la madamìn che si presenta per sostenerlo. Gente fuori del tempo, un’altra specie in via di estinzione. Invece bene inseriti nel tempo, tre miseri che chiedono la carità, sempre sotto i portici, sempre a fianco della manifestazione. Un’altra faccia della stessa ingiustizia.

About Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" e https://altreconomia.it/prodotto/il-mare-privato/. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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