Buon compleanno Faber: percorsi di lotta e solidarietà in Sardegna

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«Buon compleanno Faber – Sulle rotte di Fabrizio de André». Il sottotitolo recita: «Non una cover, non un omaggio e nemmeno un ricordo». Un viaggio tra la gente, le storie, i luoghi che in qualche modo possano ricordare i temi di De André. Un piccolo festival che, alla sua settima edizione, gli organizzatori hanno voluto dedicare alla resistenza di Riace. Da Cagliari si espande ad alcuni Comuni vicini: Sinnai, Settimo S. Pietro, Donori, Dolianova.

Venerdì 21 febbraio tocca al comune di Monserrato ospitare un evento alla Casa della cultura. Una sala affollata partecipava al dibattito sui progetti di accoglienza. Il giorno prima il festival ha dato spazio a Giovanna Marini. Le canzoni di De André continuano a provocare emozione, impongono a tutti (stonati e intonati) l’aggregazione al canto. La Casa della cultura si trasforma in un luogo altro, pur quasi accerchiato da Salvini, Meloni e Berlusconi che a pochi chilometri di distanza, tutti e tre insieme, arringano la piazza per chiudere la campagna elettorale. Ancor più quando sullo schermo viene proiettato un video di saluto delle mondine di Novi di Modena.

«Sono figlia di servi pastori, – racconta Maddalena, una delle volontarie del festival addetta ai fornelli. – Servi pastori perché mio padre non aveva allevamenti, era sotto padrone. Siamo solidali, oggi, con i pastori. Non mi faccio capace che per votare una canzone a Sanremo il costo era di cinquantacinque centesimi, e il latte lo pagano sessanta centesimi».

«Noi eravamo sei figli, quattro sono emigrati in Germania, uno in continente a Milano. Io sono rimasta su quest’isola che potrebbe essere il paradiso terrestre e invece…». Maddalena lavorava in un’azienda come ragioniera. Poi la crisi, ed è stata licenziata. Come tutti. Il marito aveva una impresa edile e ha chiuso. La Confederazione dell’artigianato e della piccola impresa nel 2017 ha recensito, in Sardegna, 263 imprese chiuse in un anno, confermando tutti i dati negativi degli anni precedenti. Un dato decisamente superiore a quello delle altre regioni meridionali: Basilicata, Molise, Abruzzo compreso. Maddalena ha dovuto reinventarsi un lavoro. Ha aperto un B&B, organizza catering.

A giorni una ragazza festeggerà la sua laurea e il giorno dopo partirà per Hong Kong dove ha vinto una borsa di studio: «Vanno via tutti, e pensare che qui nell’isola lavoro ce ne sarebbe se solo si decidessero di bonificare il territorio compromesso dai vari insediamenti industriali che hanno portato solo morte».

Nel momento più alto della crisi i licenziati di diverse aziende hanno occupato per sessanta giorni la sede della Regione. Per quasi cinque anni, dal 2011, hanno occupato piazza Yenne, storica e centrale piazza di Cagliari, con un grande tendone che è diventato un punto di riferimento per operai licenziati, disoccupati, braccianti agricoli, pastori e via elencando: «Facevamo delle attività, avevamo i bagni chimici pagati da noi, l’orto sinergico, cucinavamo per tutti».

Presto quel luogo è diventato anche un riferimento per i migranti che, spaesati, non sanno dove andare. «Non tutti erano d’accordo di aiutarli. Il nostro movimento di strada raccoglieva tante anime: indipendentisti, autonomisti, pastori, Cinque Stelle e via seguitando. Diciamo che già allora si poteva intravvedere quello che oggi è esploso, solo che non volevamo vederlo e la protesta per la mancanza di lavoro e la crisi univa tutti».

«In qualche caso quando c’erano delle donne incinte, eritree somale, me le portavo a casa, ricordo gli occhi, la loro sofferenza», racconta Maddalena.

Anche il marito Peppino, rimasto senza lavoro, diventa attivista: «Un giorno è arrivato un gruppo molto numeroso di immigrati. Eravamo in piena emergenza Nord Africa. Dal continente li avevano portati in volo al Cara di Elmas, zona militarizzata non certo accogliente. Erano scappati e arrivati qui al centro di Cagliari nella nostra tendopoli. Li abbiamo accolti, sfamati. Loro volevano tutti tornare in continente per andare via. All’estero, raggiungere parenti. Quell’anno il nostro regalo di Natale è stato raccogliere soldi per fare in modo di imbarcare nuovamente i migranti verso Civitavecchia. Ci ha aiutato molto la comunità senegalese che da anni vive a Cagliari, hanno contribuito economicamente, poi con una carta d’imbarco, insomma ci siamo arrangiati, tutti hanno chiuso un occhio e sono ripartiti».

About Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). E' autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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One Comment on “Buon compleanno Faber: percorsi di lotta e solidarietà in Sardegna”

  1. Un’articolo toccante , ma giusto fare una precisazione la piazza occupata era Piazzale Trento di fronte al palazzo della sede regionale Sarda. Piazza Sorcinelli è il suo vero nome ma a noi non piaceva perché dedicata a questo gerarca fascista.
    Grazie Chiara

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