Alta felicità in Val Susa

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Sono stati molti i passaggi e le congiunzioni astrali favorevoli che hanno permesso, a un certo punto (tre anni fa), l’intervento dell’humus adatto per far nascere il Festival Alta Felicità che anche quest’anno ritorna a Venaus dal 26 al 29 luglio (www.altafelicita.org).

Certamente è stato importante l’apporto di Elio Germano, che ha trasmesso l’energia giusta, fornito i contatti, oliato una macchina organizzativa che poi si è messa in moto. Ma non solo. Quell’anno, il 2016, il Valsusa Filmfest aveva invitato Michele Riondino a ritirare il premio “Bruno Carli” in rappresentanza del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto. L’attore aveva accettato mettendo la condizione che il premio venisse consegnato anche durante il Concertone del 1° maggio proprio a Taranto. Così è stato. E in quella occasione Riondino, diventato un amico, aveva spinto perché si organizzasse in valle un evento simile.

Maurizio era tornato molto carico, aveva accettato il consiglio e riportato a casa la motivazione giusta. «Si può fare» si diceva, «si può tentare». Ovviamente immaginando di organizzare tutto con calma per l’anno successivo. Ma improvvisamente, dopo alcune riunioni fatte a Venaus fra poche persone, come ricorda Luigi Casel, la spinta ebbe il sopravvento e si decise di anticipare i tempi. Mancavano solo due mesi a luglio. Ma la risposta a qualche legittimo borbottio fu netta: «Il movimento ha fatto di peggio. Cosa sarà mai costruire un evento musicale? Un Festival ad Alta Felicità?».

Non c’era tempo per le polemiche bisognava lavorare e darsi da fare ognuno portando le sue competenze. Il centro sociale Askatasuna, perno dell’iniziativa insieme al sindaco di Venaus Nilo Durbiano, cominciò a distribuire compiti e a tracciare linnee guida perché tutto funzionasse. La fretta ci regalò, a pochi giorni dall’inizio, l’immagine di uno degli attori più quotati del Paese, Elio Germano appunto, in braghe corte e martello in mano anche lui alle prese con paletti e recinzioni.

I lavori fervevano: palchi da montare, service da cercare, spazio per le tende campeggio, viabilità, pubblicità sul web per far conoscere la prima edizione senza contare l’organizzazione complessa di tutte le cucine. A parte l’aiuto del comune di Venaus, che in poco tempo era riuscito a tenere botta e a garantire un palco nell’anfiteatro, e dell’Unione Comuni della Valle, che aveva garantito i gazebo e qualche altro servizio non c’erano sponsor. E volevamo musica e cultura fossero gratuiti per tutti. I costi sarebbero stati coperti dalla vendita di bevande e cibo. A mano a mano che si risolvevano problemi ne arrivavano altri. Una montagna. Non c’era neppure il tempo di preoccuparsi. Bisognava andare avanti e soprattutto bisognava fare rete con tutti.

Andrea Bonadonna ha come dote naturale quella di sapersi interfacciare con le persone più diverse. Ha anche un’altra fissa: quella della musica, convinto che sia una forma d’arte in grado di far connettere mondi diversi. In questi giorni, dopo il suo arresto per una presunta resistenza durante il corteo del 1 maggio dell’anno scorso (anche questo capita in Val Susa…), i media, che hanno sempre bisogno di semplificare, lo hanno chiamato “direttore artistico”. Forse è vero ma è molto di più. Fin dalla prima edizione Andrea ha saputo aggregare pezzi di movimento e non solo, facendo sentire questo evento una cosa di tutti. Non è un caso che ci lavorino dalle Pro Loco alle associazioni culturali della Valle. Pensionati e ragazzi giovanissimi. Sulla falsariga del Movimento No Tav (dai cattolici agli anarchici), ma forse con qualche cosa di più e oltre.

Senza rinunciare alla matrice fondativa il festival è diventato in breve un riconosciuto motore economico con un indotto importante per tutta la valle. L’organizzazione si basa su un sistema di relazioni che si è andato via via costruendo e che costituisce l’ossatura del festival e il vero successo dell’iniziativa. La musica la fa da padrona ma ci sono anche incontri presentazione di libri e attività le più diverse. Un’iniziativa che viene preparata fin dai mesi invernali con riunioni su riunioni dove si tenta di mettere ordine e dividersi i compiti nel modo più preciso possibile, consapevoli che poi tutto andrà come deve andare e un sano caos prenderà il sopravvento.

Quest’anno poi, per celebrare una vera contaminazione di generi e di pubblico e anche per onorare la passione per la lirica del sindaco, la prima sera vedrà addirittura un’apertura con l’opera Madama Butterflay.

Dunque, tutti a Venaus dal 26 al 29 luglio!

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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