Ostana: dove il vento fa il suo giro

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Ostana, montagna cuneese che dai 1300 metri sale su, verso le rocce e il cielo; che però non si è mai portato via la miseria; quasi milleduecento abitanti nei primi anni del secolo scorso, lì, al cospetto del triangolo quasi perfetto del Monviso; oggi un’ottantina di residenti, quarantasei dormienti, quelli che davvero ci vivono, è salita alla ribalta come simbolo di una possibile rinascita delle Terre alte, quell’oltre 50 per cento di territorio italiano da sempre trascurato.

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Ha in tasca un progetto di futuro e l’assicurazione che a dargli gambe saranno i giovani che hanno scelto di tornare o stare qui per costruire il loro domani. Non romantici scopritori della solitudine e del contatto con la natura come ce ne sono tanti, a drogare un presunto ritorno ai monti tutto da verificare.

Qui non vanno a comprare i semi e, insieme, il manuale dell’agricoltore biologico. Qui sanno che la terra è bassa e per lavorarla ci vogliono gli strumenti adatti. Qui i giovani hanno scelto, con consapevolezza, di sporcarsi le mani tra le zolle dei campi, nella boscaglia disordinata che ha riconquistato gli spazi coltivati e nell’erba, per trasformarli, di nuovo, in campi; nell’olio e nella benzina del decespugliatore o della motosega.

E tornano, orgogliosi, a girare la calce per farne cemento, ad allineare i mattoni, a lavorare il legno antico che è maturato nell’attesa per farne porte, scale, madie, tavoli, sedie, esercitando l’antica sapienza artigianale per cui qui non è ancora scesa la ghigliottina Ikea.

Ma sanno anche, i giovani, che gli strumenti più importanti sono la tenacia, la caparbietà, l’istintuale legame con lo spirito dei luoghi. Sanno che il loro desiderio è anche sfida di immaginare e costruire qualcosa in grado di unire l’antico abitare territori spigolosi con la modernità e le innovazioni che di quegli angoli sanno fare rotondità compatibili con le esigenze dell’oggi.

Per queste ragioni Ostana, da tempo, è un progetto articolato e complesso, teso a favorire condizioni di reinsediamento che partano dalla ricostruzione di un senso di comunità. Un cantiere edilizio, agricolo, sociale, culturale. Una fabbrica di futuro sostenibile che affonda le radici in tempi lontani, sorretta da una capacità, insieme, di visione e di programmazione, che ha superato anche gli intoppi della burocrazia.

Il piccolo rinascimento di Ostana parte dall’affaccio sugli anni Ottanta con la rete di servizi per ognuna delle frazioni e con il primo esempio di recupero delle tradizionali architetture, casa Gagliardone, nel 1985. Pur riveduti e adattati alle rinnovate esigenze dell’abitare, gli antichi edifici ne mantengono i materiali, a cominciare dal legno e dalla pietra del luogo, e riutilizzano gli spazi agricoli lasciandone visibili le tracce che fanno memoria. L’amministrazione comunale si avvalse dell’ingegno dell’architetto Renato Maurino con cui si giunse alla redazione di un regolamento edilizio in grado di indirizzare il recupero del patrimonio edilizio sino a farne un vero e proprio atlante delle architetture tradizionali. In esso si sono ben inseriti il nuovo Municipio, una residenza protetta, il rifugio albergo, la nuova Ala mercatale con annesso negozio di prodotti locali, e il recupero della frazione S. Antonio, Miribrartt nella lingua madre occitana. Tra qualche mese sarà a disposizione anche il nuovo Centro benessere, realizzato in frazione Villa, che dall’estate ospiterà, in un locale annesso, il bioscottificio-pasticceria di Chiara e Flavio.

Più a monte, tra Miridò e Serre, Serena ha avviato l’Orto di Ostana, che produce con certificazione biologica utilizzando parte dei terreni rimessi a coltura grazie alla costituzione dell’Associazione per la ricomposizione fondiaria su base volontaria attivata nel 2013. Sempre lì è arrivato Tobias, docente di scienze della sostenibilità in Svizzera, che ha acquisito sette edifici a Serre Lamboi che, restaurati come “case clima”, diverranno la base per gli stage dei suoi allievi internazionali. Salendo ancora si arriva ai quasi 1600 metri della località Durandin dove l’agriturismo “A nostro mizoun / A casa nostra”, coltiva piante officinali, da cui distilla profumati liquori, e alleva capre cashemire. Per il soggiorno, idromassaggio e sauna…

Più il alto, la “montagna” di Ostana dove salgono, ogni estate, alcuni pastori che producono un formaggio, la Toma del Sère, che con l’aiuto dell’amministrazione ha ottenuto il marchio locale. La produzione è velocemente assorbita ma durante la stagione la si può assaggiare al rifugio albergo La Galaberna (nome locale della salamandra nera, endemismo dell’area del Monviso) gestito da Silvia, già funzionaria regionale, e dal marito spagnolo Jose, fisioterapista. Sono arrivati, con Clara e Alice, nel 2011 rispondendo al bando per la gestione della struttura, attrezzata anche con muro di arrampicata e percorso natura nel bosco. A loro si è aggiunto, due anni fa, Pablo, che ha mosso la stampa di mezza Europa, BBC inclusa: dopo decenni il registro comunale ha annotato una nuova nascita…

Al confine con La Galaberna, Bruno, già titolare di un’azienda di trasformazione biologica, ha creato “Il Bosco incantato”, fascinoso percorso di esperienze botanico-spirituali.

Intanto, e il sindaco Giacomo Lombardo, artefice di questo rilancio, si commuove ogni volta che lo racconta, nella piazzetta del capoluogo è tornato lo Scuolabus su cui salgono Clara, Alice e Peyre, figlio di Fredo Valla che dal 2013 ha attivato, con Giorgio Diritti, la Scuola di cinema. Entrambi allievi di Ermanno Olmi, hanno raccontato in «Il vento fa il suo giro / E l’aura fai son vir» un episodio realmente avvenuto a Ostana con l’arrivo di un pastore belga e le reazioni, prima di accoglienza poi di rigetto, da parte della comunità.

Caparbia, Ostana ci sta riprovando. Da giugno 2017, ha chiesto alla Prefettura di Cuneo di poter ospitare richiedenti asilo: sono arrivati prima due, poi altri quattro rifugiati dal Pakistan. La Comunità si spacca, le assemblee sono accese. Ma alla fine il Comitato del No sembra aver disarmato e i pakistani entrano, giorno dopo giorno, sempre di più nella comunità. Al punto che trovano lavoro anche da chi non li voleva. A loro supporto il lavoro di Enrica che ha organizzato incontri, dibattiti, spettacoli, cene conviviali a menù pachistano preparato dai rifugiati dopo un corso con il cuoco del rifugio, insieme ai giovani riuniti nell’associazione “Bouligar” (“Darsi da fare”, in occitano, 80 per cento con meno di 30 anni) che gestiscono anche il centro polifunzionale “Lou Pourtun”.

Per “capire, confrontare, contaminare”, su questo tema a maggio è partito il ciclo di incontri MigrAzioni  (protagonisti Marco Revelli, Marco Aime, Fredo Olivero, Ermis Segatti) mentre si è appena concluso il secondo anno della Scuola di politica che ha visto salire a Ostana Luigi Ciotti, Gustavo Zagrebelsky,  Elvio Fassone, Valentina Pazè, Flavio Brugnoli, Bruno Maida, Ettore Boffano, Giorgio Arafas, Marco Mercatili, Chiara Saraceno, Luca Mercalli. Intanto come ogni anno, nel primo fine settimana di giugno, tra le vie di Ostana risuoneranno le lingue minoritarie di tutto il mondo, chiamate a raccolta dal “Premio Ostana. Scritture in lingua madre”. Un’occasione di incontro e di riflessione che parte dall’occitano del territorio per dare voce alle lingue a rischio di estinzione di tutto il Pianeta e che è mossa dalla convinzione che la diversità culturale, che inizia con la lingua, sia importante quanto la biodiversità.

Valter Giuliano

Valter Giuliano, giornalista e ambientalista, è stato presidente della Federazione Nazionale “Pro Natura”, consigliere della Regione Piemonte e assessore della Provincia di Torino con deleghe a cultura, parchi, montagne e minoranze linguistiche. È consigliere comunale di Ostana, dove cura la manifestazione “Premio Ostana. Scritture in lingua madre / Escrituras en lenga maire”. È direttore di “PASSAGGI e Sconfini. Periodico di natura, cultura, arte e tradizioni del Nord-Ovest”.

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