Tracce NOTAV

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Umberto Eco ha usato una metafora per introdurre il concetto di memoria storica ricordando una situazione piuttosto diffusa fino a qualche decennio fa in cui potevi entrare al cinema in qualsiasi momento, magari quando il film era già a metà. Eri costretto a interpretare ciò che vedevi sullo schermo cercando di intuire cosa era successo prima che tu entrassi, vedevi il film fino alla fine ricostruendo la storia a poco a poco e lo rivedevi ancora dall’inizio fino al punto in cui eri arrivato per avere una conferma di aver compreso tutti i passaggi. E magari, se il film ti era piaciuto, lo rivedevi nuovamente fino alla fine compiacendoti nell’anticipare le scene prima che scorressero sullo schermo.
Oggi questo fa sorridere, al cinema con gli amici o con la ragazza non ci vai più, scarichi in solitudine dalla rete, sempre più raramente alleni la tua memoria mentre cercano di convincerti che dalla storia non hai nulla da imparare. Ma questa è un’altra storia.
La metafora del film visto non dall’inizio era per ricordare che il mondo è nato molto prima di noi ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo: aiuta a capire perché oggi succedono molte cose nuove e ci consente di agire di conseguenza. La memoria storica, appunto.

Il progetto presentato dal Controsservatorio Valsusa a Venaus il 5 maggio scorso reintroduce in qualche modo l’opportunità oggi rigorosamente negata in tutte le sale cinematografiche in cui si entra a orari fissi, quelli in cui inizia la proiezione. In questo caso il film presentato non è una fiction e racconta di un movimento tanto longevo da fare oggi i conti con la sua storia mentre guarda a quella che ancora sta scrivendo: è il movimento NOTAV, arrivato appunto sulla soglia dei trent’anni. Nel film è il protagonista principale e al tempo stesso sceneggiatore, la regia a volte è confusa e imprevedibile. La produzione spesso non gradisce, ma questo è il bello del film.

Al progetto è stato dato il nome «Tracce NOTAV» e si propone di raccogliere e conservare tracce lasciate negli anni in Valsusa nel viaggio controcorrente iniziato quasi trent’anni fa, ma anche tracce più antiche che hanno indicato la strada per non perdersi. Per conservare le voci di chi ha lasciato un segno, per ascoltare nuove voci e lasciare nuove tracce. Per cogliere il senso profondo di un cammino di ostinata resistenza in difesa del territorio, per offrire uno strumento di navigazione a chi è ancora in viaggio e non intende fermarsi.

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In concreto: un Centro di Documentazione.
È intitolato a Emilio Tornior, che è stato uno degli animatori del presidio NOTAV di Borgone, il primo dei presidi NOTAV nati nel 2005 mentre la Val di Susa stava diventando un problema nazionale per governi e grandi lobbies coinvolte nell’affare del secolo: l’alta velocità.
I presidi NOTAV da allora hanno avuto un ruolo determinante nella vicenda: luoghi di incontro e di accoglienza in cui prendeva corpo il vero spirito della resistenza popolare che alla nuova grande opera inutile e devastante aveva osato dire: no, grazie.
Qualche anno dopo Il presidio di Borgone sarebbe stato il primo dato alle fiamme da ignoti ma non troppo. Che il tentativo di fiaccare la resistenza NOTAV con le intimidazioni mafiose fosse vano lo si capì subito di fronte alle ceneri ancora fumanti del presidio distrutto in cui tra i tanti NOTAV accorsi c’era rabbia ma non rassegnazione o sconforto. Basti ricordare il gesto di un altro presidiante, un pensionato che aveva perso per un attimo il sorriso perennemente stampato sul suo volto mentre con le lacrime agli occhi diceva «questo presidio aveva ridato un senso alla mia vita e me lo hanno bruciato» e un istante dopo si rimboccava le maniche per scaricare da un trattore materiale destinato a costruire quello nuovo.
Il Centro di Documentazione presentato a Venaus raccoglierà anche queste tracce, questi piccoli grandi gesti: tanti piccoli frammenti di un grande puzzle in cui ogni pezzo contribuisce a definire l’immagine.

La raccolta dei singoli pezzi di questo puzzle è in realtà iniziata già nel 2016, proprio a partire da un lavoro di Emilio Tornior che aveva sistematicamente raccolto e catalogato in 100 voluminosi dossier decine di migliaia di articoli di stampa pubblicati su diverse testate giornalistiche nazionali e locali: l’intera raccolta comprendeva oltre 10 anni a partire dal 2005, in tutti gli articoli l’argomento era il TAV in val di Susa e soprattutto i NOTAV.
Emilio aveva poi donato la sua raccolta al Controsservatorio Valsusa: oggi i dossier sono consultabili presso il Centro Studi Sereno Regis di Torino e una parte significativa (che al momento copre il periodo 2011-2016) è stata messa online dal Controsservatorio e rappresenta una delle sezioni di un archivio in cui è possibile effettuare ricerche mirate.

Il progetto di Centro di Documentazione presentato a Venaus ha preso forma a poco a poco, ma senza questo primo stimolo di Emilio forse non sarebbe partito. Oggi il centro prende “naturalmente” il suo nome riprendendo il senso del suo lavoro: raccogliere, documentare, conservare, lasciare una traccia vuole essere un modo per guardare avanti, per indicare ad altri un cammino percorso, per consentire ad altri di seguire le stesse tracce e lasciarne di nuove verso un traguardo ancora da raggiungere nonostante i risultati già conseguiti.

Altre sezioni si sono aggiunte nel frattempo a quel primo archivio online e i contorni del progetto si sono precisati: un Centro di Documentazione non poteva certo limitarsi a raccogliere ciò che i media hanno scritto sulla resistenza NOTAV in Val di Susa, anche se per quanto riguarda le testate locali c’erano molte “lettere al direttore” di militanti e simpatizzanti: occorreva che il movimento si raccontasse in prima persona, che venissero raccolte e conservate le tracce lasciate dal popolo NOTAV.
Occorreva insomma riuscire a cogliere e restituire il senso profondo di un cammino di ostinata resistenza in difesa del territorio, occorreva comporre un grande puzzle i cui singoli frammenti fossero gli eventi che hanno segnato le tappe di questi trent’anni raccontati dai protagonisti: per offrire un più efficace strumento di consultazione a chi volesse ancora indagare sulla sostanza di questa resistenza e sulle modalità con cui si è sviluppata nel corso del tempo. Ma anche, e forse soprattutto, per offrire un altro strumento di navigazione a chi è ancora in viaggio e non intende fermarsi.

Al momento l’archivio online contiene tre sezioni: accanto a quella con gli articoli di stampa e a quella dedicata alla bibliografia (ad oggi oltre 180 titoli!) c’è la sezione “Eventi” che si sta riempiendo di contenuti e che in prospettiva diventerà la parte più significativa dell’archivio. Ogni singolo evento di un qualche rilievo riportato nell’archivio non ha solo un titolo e una descrizione sommaria ma si porta con sé i diversi materiali che lo descrivono nei dettagli: locandine, manifesti, appelli, studi scientifici, delibere, immagini, video…
Oggi è già così per un periodo limitato, col tempo il disegno del puzzle prenderà forma.
E occorrerà poi aggiungere via via i frammenti che ancora mancano.

Ma un centro di documentazione, e soprattutto “questo” centro, non può certo limitarsi ad un archivio online.
E infatti il centro avrà una sede, e sarà proprio a Venaus. Troverà spazio in quella borgata VIII Dicembre, nata e cresciuta grazie alla determinazione e alla passione di un sindaco NOTAV, nel luogo in cui è stata scritta una pagina di storia, della valle e non solo: l’8 dicembre del 2005, dove oggi sorge la nuova borgata, i recinti di quello che avrebbe dovuto diventare il primo cantiere per lo scavo del tunnel della nuova linea ad alta velocità erano stati spazzati via da ottantamila persone che da allora avrebbero presidiato il territorio.
I prati erano imbiancati dalla neve appena caduta e da allora in Val di Susa ogni 8 dicembre si festeggia anche l’immacolata liberazione di Venaus.

La sede del Centro di Documentazione sarà una sorta di “presidio” dedicato a conservare la memoria storica di un collettività che nella lotta al TAV ha saputo leggere la sua storia che riporta alla Resistenza, alle battaglie pacifiste degli anni Settanta, a quelle per il lavoro e alle precedenti lotte per la difesa dell’ambiente.
È la stessa collettività che a partire dalla lotta al TAV ha visto nascere nuove resistenze, che pratica nuovi stili di vita coerenti con la scelta di difendere un territorio minacciato, che promuove iniziative che puntano allo sviluppo di economie locali. Una collettività, quella del popolo NOTAV, che in questi anni ha mostrato grande capacità di accoglienza: quella stessa che si manifesta oggi anche nei confronti dei migranti che rischiano la vita cercando un varco che soltanto a loro viene negato.

Insomma: le tracce da raccogliere per comporre il puzzle non iniziano certo con il TAV né si esauriscono con il TAV. E non si trovano solo nei documenti firmati collettivamente ma anche nelle testimonianze di singole persone, nelle loro voci, nei loro canti di lotta: tutto può essere messo in un archivio in forma digitale. Anche brani estratti dai diari più intimi, quelli di coloro che preferiscono un quaderno e una penna alle lavagne virtuali di Facebook, quelli che hanno fissato i loro ricordi pensando forse di tenerli per sé piuttosto che esibirli a tutti in tempo reale e oggi potrebbero condividerne una parte con altri con cui si sentono in sintonia.

Un nuovo presidio dunque, un presidio della memoria, con una sede e un archivio online. Come altri presidi in valle potrà aiutare chi arriva da fuori a comprendere che la resistenza NOTAV è tutto fuorché nimby, e a coloro che vivono quotidianamente in questo territorio potrà offrire un altro luogo d’incontro in cui raccontare sé stessi e costruire insieme il proprio futuro.

Questo nuovo presidio della memoria sarà in fondo come le sale cinematografiche di una volta, quelle in cui si poteva entrare senza orari fissi: vi si proietta già uno strano film che esce sugli schermi mentre è ancora in lavorazione, mentre devono ancora essere girate alcune scene. I protagonisti appartengono ormai a tre diverse generazioni, a volte sono presenti contemporaneamente sul set. Non ci sono comparse, la regia è frutto di un lavoro collettivo e tutti si dicono certi che avrà un lieto fine.
E chi vorrà collaborare per rendere il presidio più funzionale e accogliente sarà accolto a braccia aperte.

Tracce NOTAV – Centro di Documentazione Emilio Tornior
www.traccenotav.org
centrodoc@controsservatoriovalsusa.org