Riace, patrimonio dell’umanità

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Noto nel mondo per i mitici Bronzi, ripescati in mare nel 1972, Riace è un piccolo paese della Locride. 1800 abitanti, il vecchio centro a 300 metri sul livello del mare e un più recente insediamento prossimo alla costa, dal 1998 è conosciuto anche per un’altra ragione: una esperienza controtendenza di accoglienza di migranti.

Tutto comincia il 1 luglio di quell’anno, quando sulla costa, nei pressi del paese, approdano 300 kurdi irakeni in fuga dalla guerra. Inizia così una storia di accoglienza, gestita, nei primi anni, da un gruppo di volontari, tra cui un professore di chimica dell’istituto tecnico di Roccella Jonica di nome Domenico Lucano. Nel 2001 cominciano ad arrivare i rifugiati. Con loro, e grazie a piccoli finanziamenti e a un prestito dalla Banca etica il paese rifiorisce. L’associazione Città Futura, non a caso dedicata a don Giuseppe Puglisi, si mette all’opera per riaprire case abbandonate e lanciare il progetto turismo diffuso. Allo stesso tempo si aprono botteghe dove donne calabresi ed etiopi tessono insieme, mentre altri migranti, provenienti dalla Romania o dall’Afghanistan, soffiano il vetro o lavorano la ceramica. Nel 2004 Domenico Lucano viene eletto sindaco e potenzia l’accoglienza dando continuità a un modello che significa anche rilancio del paese e della sua gente. Salva molti servizi come la scuola e il presidio sanitario. Un modello riassunto in una sorta di manifesto di cui fanno bella mostra tre asinelle utilizzate per la raccolta rifiuti e su cui sta scritto: «abituate a spingere e non a respingere».

Durante il primo anno del suo mandato Lucano incontra la Rete dei Comuni Solidali un’associazione di enti locali che diventerà un aiuto costante durante le future tre legislature, garantendo una visibilità e un collegamento con i Comuni in tutta Italia. Nel 2008 durante i continui sbarchi a Lampedusa e la chiusura all’accoglienza dichiarata dall’allora sindaco Bernardino De Rubeis (in seguito arrestato e condannato per tangenti), il sindaco di Riace, assieme a quelli di Caulonia e di Stignano offre la propria disponibilità ad accoglierne subito 170: «170 richiedenti asilo, a fronte dei 15 del Comune di Milano», commenta Lucano. La stessa disponibilità verrà data durante l’emergenza a Rosarno, o per gli sbarchi sulle coste. Il telefono del sindaco di Riace è ben noto alla Prefettura di Reggio Calabria, così come la sua disponibilità a farsi carico e a risolvere emergenze in qualunque ora del giorno e notte. E la storia continua sino ad oggi nonostante gli intralci e gli ostacoli di pezzi della politica e della burocrazia.

Il modello di accoglienza di Riace diventa noto nel mondo e il paese è meta anche di studenti accompagnati dagli insegnanti. Non solo. Nel 2010 Wim Wenders ci gira un documentario intitolato Il volo. All’esperienza vengono dedicati alcuni libri (ricordo, tra gli altri, i miei Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri, Carta-Intra Moenia, 2009 e Riace, terra di accoglienza, Edizioni Gruppo Abele, 2012, fino all’ultimo Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace, di Tiziana Barillà, Fandango, 2017). Il 29 marzo 2016 il magazine americano Fortune inserisce il sindaco di Riace (unico italiano) al 40 posto della classifica delle personalità più influenti del mondo per il suo impegno in favore degli immigrati e del loro inserimento sociale. Parla del paese calabrese persino Al Jazeera. Nel 2017 la Rai commissiona una fiction nella quale Mimmo Lucano è interpretato da Beppe Fiorello.

Tutto bene, dunque, come nelle storie a lieto fine? Non esattamente.

Le buone pratiche non piacciono a una parte consistente dell’establishment. Così nel luglio del 2016 un’ispezione del Servizio Centrare del Ministero dell’interno che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo a livello locale, segnala al Prefetto che il modello Lucano è poco ortodosso rispetto alle linee guida del manuale Sprar e presenta irregolarità formali come l’emissione di una sorta di carta moneta per consentire alle persone di anticipare pagamenti in attesa dell’arrivo di finanziamenti in perenne ritardo o l’istituzione di borse lavoro. Lucano, certo della correttezza del proprio operato, chiede alla Prefettura una visita ispettiva a tutto campo, e non semplicemente a “campione”. Ne segue, nel dicembre 2016, un’ispezione di tre funzionari che peraltro, da perfetti burocrati, si limitano a controllare “le carte” e a sottolineare alcune criticità formali senza verificare in alcun modo l’andamento e la gestione dell’accoglienza. La conseguente relazione, fatta filtrare dagli uffici e consegnata al Giornale, dà inizio a una campagna di criminalizzazione del sindaco e del sistema di accoglienza di Riace che, supportata da esposti e denunce anonime, porta, nell’ottobre 2017, all’emissione, da parte della Procura di Locri, di in avviso di garanzia nei confronti di Lucano per abuso d’ufficio e, addirittura, concussione e truffa aggravata, con connessa perquisizione da parte della Guardia di Finanza che occupa per una giornata l’intero paese.

L’operazione ha come risposta manifestazioni di solidarietà che portano a Riace migliaia di persone, una raccolta di firme di sostegno che in pieno agosto raccoglie in pochi giorni 22.000 firme, la discesa in campo a fianco del sindaco di centinaia di associazioni e personalità impegnate nel mondo del sociale.

Dopo qualche mese, poi, emerge una circostanza fino ad allora occultata o taciuta. Il 26 gennaio 2017, infatti, era stata effettuata una nuova accurata ispezione da parte di quattro funzionari della Prefettura di cui non si era saputo nulla. Non solo, ma le richieste di copia della conseguente relazione erano rimaste senza risposta. Finalmente il 20 febbraio 2018 (e cioè oltre un anno dopo l’ispezione e dopo mesi di attacchi mediatici) la Procura di Reggio Calabria, a seguito di una denuncia presentata dai difensori di Lucano per omissione di atti d’ufficio, rilascia copia della relazione. E immediatamente si comprende perché essa era stata tenuta segreta. La relazione, infatti contiene solo parole di elogio per il modello di accoglienza praticato e un lungo e dettagliato esame di tutto il progetto di Riace perfino con momenti di commozione nella descrizione della vita dei migranti e dei bambini nella scuola e nei vicoli. Vi si legge, tra l’altro:

«Le ragioni che hanno spinto ad abbandonare il tono strettamente burocratico e trasmettere uno spaccato di vita quotidiana di Riace risiedono nell’avvertita necessità di raccontare la storia dell’immigrazione del borgo divenuto famoso prima per i Bronzi e poi per l’impegno del sindaco Lucano. […]

Riace è anche questo: l’inventiva legata alla tradizione, l’idea di recuperare spazi per lavorare la terra e sfamare i famigliari con quello che si produce. Certo, avremmo potuto chiedere al sindaco maggiori dettagli sul rispetto delle regole urbanistiche nella realizzazione del progetto, e se le casette fossero state realizzate da ditte iscritte al withe list o individuate con manifestazione di interesse aperte almeno a 5 concorrenti, ovvero se le dimensioni dei terrazzamenti fossero rispondenti a quelle previste dalla legge agraria del 1982. […] Ma a pochi chilometri da Riace regnano le famiglie mafiose più potenti e pericolose, oggi attive in Italia e nel resto del mondo, [mentre] Domenico Lucano è un uomo che ha dedicato all’accoglienza buona parte della propria vita combattendo battaglie personali e raccogliendo riconoscimenti internazionali di assoluto prestigio. […] Si ritiene, per concludere, che l’esperienza di Riace sia importante per la Calabria e segno distintivo di quelle buone pratiche che possono far parlare bene di questa regione».

Alla luce degli accertamenti svolti, infine, gli ispettori sollecitano la “immediata” ripresa dei pagamenti sospesi al fine di permettere “fino alla decadenza naturale del mandato del sindaco Lucano, che avverrà fra circa due anni, la prosecuzione di una esperienza che rappresenta un modello di accoglienza studiato (come fenomeno) in tutto il mondo”.

Questa la realtà di Riace. Intanto il procedimento penale a carico di Lucano langue e il viceprefetto primo firmatario della relazione dell’ispezione del 26 gennaio 2017 è stato rimosso dall’incarico. L’accoglienza continua, in modo ostinato e contrario inserendo un nuovo principio oltre a quello segnalato dagli asinelli: le persone non sono in scadenza, al di là delle tabelle che ne programmano l’uscita dai progetti. A Riace una parte di case viene destinata alla “accoglienza spontanea”, una dicitura difficile da decifrare da parte dei burocrati che non possono farsene una ragione.

In questo periodo, in cui è evidente che il progetto è sotto attacco, è importante far sentire la vicinanza al sindaco, agli operatori e ai cittadini di questo piccolo comune calabrese. Per questo il 25-26 maggio ci sarà a Riace un incontro aperto a tutti, all’insegna di uno slogan che può sembrare provocatorio: “Riace patrimonio dell’Umanità”.

Gli autori

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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