Notre-Dame-des-Landes: dopo la vittoria, lo sgombero

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Alle 3 del mattino del 9 aprile 2500 gendarmi, con mezzi militari e gas lacrimogeni, hanno iniziato lo sgombero della Zad di Notre Dame des Landes, a Nantes, Francia.

La Zad è una zona di 1650 ettari già destinata alla costruzione dell’aeroporto del Grand Ouest, deliberato cinquant’anni fa dal Governo francese. L’opposizione all’aeroporto è stata, negli ultimi decenni, un simbolo per i movimenti europei contro le grandi opere e non solo e si è sviluppata in parallelo a quella al TAV in Val Susa (come dettagliatamente ricostruito in un interessante libro del Collettivo Mauvaise Troupe pubblicato in Francia nel 2016 e ora tradotto in Italia, per i tipi delle Edizioni Tabor, con il titolo Contrade. Storie di Zad e di NoTav). Nei lunghi anni di opposizione la Zad (ufficialmente zone d’aménagement différée o zona di sfruttamento razionale differito ma, per il movimento di opposizione, più semplicemente zone à défendre o zona da difendere) è diventata un luogo di resistenza e di sperimentazione agricola, le terre sono state re-investite e coltivate di nuovo, è stato costruito un forno per il pane, laboratori meccanici e di falegnameria, persino una biblioteca. In essa si sono stabilite, affiancando gli agricoltori che ci vivevano, centinaia di oppositori dando origine a un’esperienza di intensità e novità tali da farla diventare un punto di riferimento per la difesa del territorio, l’autodeterminazione e la sperimentazione di nuove forme di vita e di socialità.

All’inizio di quest’anno il movimento di opposizione ha vinto la sua battaglia: il 17 gennaio, infatti, il Governo francese ha ufficialmente annunciato l’abbandono del mega-progetto riconoscendo l’inutilità dell’aeroporto, i suoi costi elevatissimi e l’impatto ambientale insostenibile. Solo un anno fa nessuno ci avrebbe creduto ma la forza e la tenacia del movimento hanno realizzato il miracolo.

I sostenitori dell’aeroporto e del modello di sviluppo sottostante hanno peraltro voluto e ottenuto una contropartita. Il Governo francese infatti, nell’annunciare l’abbandono del progetto, ha dichiarato la propria intenzione di “ripristinare la legalità” sul territorio, cioè di allontanare dalla Zad i non residenti e di abbattere gli edifici costruiti.

È, dunque, iniziata una trattativa tra Governo e occupanti sul futuro dell’area. Il Governo ha cercato di dividere il movimento tra una sua presunta componente “radicale” e gli agricoltori storici. La manovra, peraltro, non è riuscita e il fronte del movimento è rimasto unito nel chiedere che fosse garantita la permanenza degli occupanti e degli abitanti della prima con possibilità di continuare la coltivazione delle terre e le sperimentazione di forme di vita comunitaria in atto. Un grande corteo per le strade di Nantes, il 31 marzo scorso, ha chiarito che ogni tentativo di sgombero avrebbe incontrato una forte resistenza (come avvenuto già in un precedente analogo tentativo del 2012). A questo punto le cose sono precipitate e il Governo ha deciso per la prova di forza, iniziando le operazioni di sgombero. Il Ministro dell’interno ha dichiarato che saranno allontanati solo coloro che si trovano nell’area illegalmente e che saranno abbattute solo le costruzioni abusive, ma è chiaro a tutti che l’obiettivo è quello di chiudere con la forza un’esperienza che ha tenuto in scacco per decenni il Governo e gli interessi di grandi poteri economici, vincendo, infine, la battaglia.
Dopo sette ore di scontri i gendarmi, con l’impiego di bulldozer, sono riusciti a demolire alcuni edifici e il tendone da circo in cui si tenevano assemblee e altri eventi. Il movimento ha risposto con barricate e ogni forma di ostruzionismo per rallentare, quantomeno, le operazioni, incendiando anche due mezzi meccanici che distruggevano le case. Intanto il sindacato degli agricoltori (la Confedration payasanne) ha chiesto ai propri aderenti di mobilitarsi in solidarietà, in 80 città francesi sono in corso presidi e manifestazioni di protesta ed è prevista per sabato 14 aprile una manifestazione nazionale di protesta.

Lo scontro politico e sociale sarà lungo e doloroso. E sarà una tappa importante per il movimento impegnato nel tentativo di costruire un mondo a misura di uomo.

Gli autori

Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, dirige attualmente le Edizioni Gruppo Abele. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).

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