Il bene comune alla prova di una linea ferroviaria

La Val Susa è, da decenni, un laboratorio variegato, composito e anche un po’ anomalo. Capita così di trovare, all’interno del Movimento No Tav e a fianco di componenti assai diverse, un gruppo, i Cattolici per la vita della Valle, mosso dalla convinzione che la parola di Dio interpella ciascuno sulle situazioni concrete che si trova a vivere e ad agire. Per questo si è interrogato e si interroga sulle responsabilità dei cristiani nel difendere la terra come bene comune e sulle forme per dare voce e gambe al magistero della Chiesa, a partire dalla dottrina sociale fino ai continui appelli di Papa Francesco a non considerare il creato «una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno una proprietà solo di alcuni, di pochi, perché il creato è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato affinché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo per il bene di tutti, sempre con rispetto e gratitudine».

Frutto di questa riflessione è stato, nel 2015, il libro Nuova linea Torino-Lione: il nostro No nel quale si illustrava l’iter della lotta contro la nuova linea ferroviaria per l’alta velocità, la mancanza di dialogo delle istituzioni con la popolazione, l’imposizione con la forza dei cantieri, la militarizzazione della valle, la repressione del dissenso. Gli ultimi anni poi, caratterizzati da una pandemia mondiale, da una guerra in Europa (e da tante, troppe altre guerre dimenticate!), da eventi climatici estremi e da migrazioni forzate hanno contribuito a rafforzare le ragioni della contrarietà alla “grande opera inutile”, ma anche a tutte le altre grandi opere analoghe che hanno devastano e sono in procinto di devastare ancora il nostro Paese, per inseguire una logica di progresso, di crescita, di “sviluppo sostenibile”, senza alcun ripensamento sul rischio concreto e sempre più attuale che l’intero nostro pianeta vada incontro alla rovina. Da questa convinzione è nata una nuova impresa editoriale: Prendersi cura della casa comune – Laudato si’ e progetto Tav Torino-Lione a confronto (EMI, Verona, 2022), che sta suscitando, non solo in Valle, reazioni di opposto segno.

Il libro mostra l’inconciliabilità tra il progetto della Nuova Linea ferroviaria e l’enciclica Laudato si’: da una parte c’è una vera e propria bussola sociale, dall’altra un progetto non diretto a migliorare le condizioni di vita ed economiche delle persone e non rispondente alla richiesta di bene comune. La costruzione di una Tav Valley per collegare meglio Lione a Milano, Genova a Torino si scontra, infatti, con la presenza sulla linea storica sia dei TGV che dei Freccia Rossa e, ancora una volta, con un’idea di economia e di progresso che non tiene conto delle risorse finite del nostro pianeta e della impellente necessità di ripensare i nostri modelli di sviluppo.

Le reazioni al libro – si è detto – sono state assai diverse, anche senza tener conto della invenzione di un gruppo di Cattolici sì Tav, una cui delegazione, guidata da Mino Giachino (già sottosegretario di Stato ai trasporti) e dal coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, si è recata in visita, il 24 febbraio, al cantiere di Chiomonte. Per esempio, Paolo Lambruschi ha scritto su L’Avvenire un articolo in cui, pur dichiarandosi favorevole all’opera, si è manifestato disponibile a ripensare il concetto di grandi opere, e a rivedere, «in questo tempo che sta correndo verso il disastro ambientale, l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi» parlando di «un libro spiazzante, perché argomentato, scritto con rigore scientifico e documentato» e segnalando che, in esso, «le confutazioni scientifiche del progetto e le dichiarazioni dei politici, i dati e le vicende riportate dai giornali, vengono precedute da passi dell’enciclica che spiegano le motivazioni anche spirituali del rifiuto in nome della difesa del Creato». Mentre, su Mondo economico.eu, Francesco Antonioli – dimenticando di qualificarsi coordinatore editoriale del videomagazine di informazione sulla nuova linea ferroviaria ad alta capacità tra Torino e Lione Telt at work, dove sperimenta una nuova via di brand journalism – si chiede che idea si abbia «della democrazia e della casa comune» posto che «se un’opera viene varata e decisa, a un certo punto va accettata» e si esibisce nella ripetizione dei vari mantra («ce lo chiede l’Europa», «il traffico autostradale è in continuo aumento», «ormai siamo avanti nei lavori») senza tener conto che la Francia ha rimandato la decisione se proseguire nei lavori, che il traffico autostradale del Frejus è in diminuzione costante, che del tunnel di base non è stato scavato nulla e via elencando.

Così vanno le cose in Val Susa. Ancora una volta il bisogno di sincerità e verità nelle discussioni politiche non è stato accolto. Davanti a una iniziativa imprenditoriale di tale portata sembrano soccombere le domande da farsi sempre: per quale scopo? dove? per chi? con quali rischi? Per questo sono utili il confronto tra quanto chiede il Papa e gli impatti sull’ambiente, in senso ampio, legati alle grandi opere e una riflessione a più voci sul significato di “ecologia integrale”. È, infatti, urgente comprendere che «l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità, eredità comune da amministrare in maniera responsabile e non da distruggere».

Il libro Prendiamoci cura della casa comune deriva da una sollecitazione esplicita: «Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta». Un libro inconsueto, dunque, da cui emerge come molti passaggi dell’enciclica si ritrovano clamorosamente rispecchiati in situazioni del Tav in Val di Susa.

Gli autori

Donatella Giunti

Donatella Giunti ha lavorato per quasi 30 anni per la Prefettura di Torino occupandosi di migranti e di accoglienza, interagendo con i progetti di molti Comuni. Fa parte del movimento no Tav fin dalla sua nascita e ha contribuito a fondare il Gruppo cattolici per la vita della valle.

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