Vi toglieremo i TIR dai paesi…

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Lo so, oggi dovremmo preoccuparci della guerra e di altri spaventosi pericoli, ma visto come siamo trattati noi abitanti della Val di Susa per avere come unico torto quello di conoscere, amare e difendere la nostra terra, permettetemi di dichiarare un sano e onesto scetticismo. E di raccontare una piccola storia esemplare.

Borgone Susa – il paese dove sono nato e vivo – è un fazzoletto di terra costretto tra pianura e roccia a metà strada tra Torino e il confine ridisegnato dopo il secondo conflitto mondiale (quello perso con la Francia dopo la “consegna della dichiarazione di guerra nelle mani dell’ambasciatore”…). Anche nelle nostre mani è stata consegnata una dichiarazione di guerra:  è successo nel 2005 quando un intero popolo era sceso dalla stesse montagne di Annibale per dire “no grazie” all’ennesima infrastruttura di trasporto (la nuova linea ferroviaria Torino-Lione) da calare nell’esiguo fondovalle dopo aver perforato, stavolta a quota assai più bassa, il Massiccio d’Anbin. Ma assai prima del TAV – quando ci si oppose a lungo all’autostrada del Frejus – il nostro territorio fu definito da un professore del Politecnico “a contratto” (a contratto, naturalmente, con l’impresa concessionaria Sitaf…) un «corridoio plurimodale monitorato via satellite». E allora, proprio come adesso con la ferrovia, la promessa autostradale (non mantenuta perché non mantenibile) fu la stessa: «Vi togliamo i TIR dai paesi».

Nella mattina di giovedì 5 maggio un autoarticolato HB Bussmann Logistik che trasportava pesantissimi coils ha perso rovinosamente il carico. È accaduto proprio presso la rotonda di Borgone che porta dalla provinciale 24 alla statale 25: nell’affrontare la rampa in direzione di Susa ha perso uno dei rotoli di lamiera di acciaio che trasportava; evidentemente non era stato bene assicurato alle cosiddette “culle” che, poste sul pianale del semirimorchio, dovrebbero evitare un simile gravissimo rischio. Poteva essere una tragedia. Ma, per una volta, la buona sorte ha voluto che il pesantissimo rullo terminasse la sua corsa di fianco al portoncino della casa dove inizia la pista ciclopedonale, di fronte al cancello di ingresso delle scuole primarie del paese dove oltre ai bimbi delle elementari si recano periodicamente anche i ragazzi delle medie che usufruiscono della palestra posta nello stesso piazzale; una folle corsa di oltre dieci metri che per fortuna non ha trovato sulla sua strada né gli studenti, né i passanti che utilizzano quotidianamente quel breve ma frequentatissimo percorso per recarsi nei numerosi esercizi commerciali posti subito dopo la rotonda.

Nel registrare una volta tanto una buona notizia (ma che avrebbe potuto essere gravissima) resta da chiedersi con quali autorizzazioni (e di chi) viaggino mezzi che non così di rado perdono il trasportato (e del cui sovraccarico si parlò anche in occasione della tragedia del Ponte Morandi di Genova), rotoli in grado di schiacciare un’auto che si trovasse malauguratamente dietro o al fianco del semirimorchio e perché possano essere usati dei furgonati che è legittimo ritenere siano adibiti prevalentemente a ospitare altri e meno pericolosi carichi. Così come non ci si spiega perché, per “oggetti” a rischio e molto probabilmente con origine e destinazione diverse dalla Val di Susa, si voglia risparmiare il pedaggio autostradale che garantirebbe pendenze, raggi di curvatura eccetera certamente più idonei alla sicurezza, ma soprattutto senza sfiorare abitazioni, scuole e negozi. Ultimo ma non ultimo resta da registrare il lavoro gravoso, oneroso e certo non privo di rischi di Vigili del Fuoco attrezzati con mezzi pesanti, Polizia Municipale, dipendenti Anas eccetera che hanno lavorato ore per mettere prima in sicurezza il rotolo (che era rimasto in bilico), e poi caricarlo temporaneamente sul camion (che aveva una parete sfondata!) in attesa dell’arrivo di mezzi – si spera meno precari – per portarlo a destinazione (si spera non a spese della collettività).

Bene, oggi quel TIR ci ha graziato, pur transitando, in spregio alle più elementari disposizioni di sicurezza, in mezzo al paese, venti metri dal piazzale delle scuole, cinquanta dal viadotto autostradale. L’itinerario verosimilmente è stato scelto con lo scopo di evitare il pedaggio, oggi di quell’autostrada che avrebbe dovuto “ospitarlo”, domani di quella ferrovia che dovrebbe sostituirlo. È infatti difficile che il suo carico rischioso abbia origine/destinazione in una valle pioniera (suo malgrado) della de-industrializzazione ed è di questi giorni la notizia di decine di licenziamenti in casa Sitaf, quell’autostrada che proprio come il TAV avrebbe dovuto garantire posti di lavoro per sempre…

Gli autori

Claudio Giorno

Claudio Giorno è nato e vive a Borgone Susa da 70 anni, la metà dei quali trascorsi nel mondo delle grandi opere (nell’ufficio tecnico di progettazione, prima, e manutenzione, poi, di una concessionaria pubblica poi svenduta ai privati). Ambientalista militante in tutte le associazioni “storiche” si è presto convinto che l’aggressione al territorio e la corruzione che affligge il nostro paese sono le due facce (inseparabili) della stessa medaglia. Ha partecipato con Mario Cavargna – fondatore di “Pro Natura” – a tutte le lotte nate negli anni in Val di Susa. In particolare contro la speculazione edilizia e contro il traforo e l’autostrada del Frejus. Prova a portare (con scarso successo) la stessa sensibilità nella CGIL cui rimane iscritto per motivi del tutto irrazionali (come chi continua a tifare per la sua squadra del cuore). Ha partecipato – negli anni Novanta – alla fondazione del Comitato Habitat per la difesa del territorio e della vivibilità residua della Valle di Susa, da cui è nato il “movimento No TAV”. Cura il blog semiclandestino https://claudiogiorno.wordpress.com/

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