Una lettera dal carcere

image_pdfimage_print

Dana è detenuta dal 17 settembre del 2020 in esecuzione di una condanna a due anni di carcere per una manifestazione No TAV di otto anni fa, dopo che il Tribunale di sorveglianza ha respinto la sua richiesta di affidamento in prova al servizio sociale (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/09/18/dana-la-vendetta-del-tav/). Nel gennaio scorso, insieme ad altre tre detenute, ha attuato uno sciopero della fame per ottenere il ripristino integrale delle possibilità di colloquio previste dalla legge e limitate di fatto con la scusa della pandemia. Dopo lo sciopero, la direzione del carcere ha chiesto al magistrato di sorveglianza, senza peraltro ottenerla, la sottoposizione a censura della sua corrispondenza. Di tutto questo Dana parla in una lettera inviata nei giorni scorsi al Movimento No TAV. Ne pubblichiamo qui il testo: non solo come atto di solidarietà ma anche per lo spaccato che offre della realtà carceraria e del continuo attacco ai diritti più elementari che in essa si realizza.

Car* tutt*,

quando leggerete questa lettera saranno ormai cinque i miei mesi di detenzione. Avevo scritto l’ultima lettera prima della fine del 2020, a ridosso delle festività, che nonostante tutto anche qui sono passate abbastanza bene. Nel frattempo, si sono succeduti svariati eventi, tra cui l’iniziativa che io, Stefania, Emanuela e Fabiola (ora siamo in sezione insieme, evviva!!) abbiamo portato avanti nei giorni scorsi: lo sciopero della fame.

Se ne è parlato parecchio e voi tutti ci avete sostenute fin dal primo giorno, quindi non sto a ripetere le motivazioni sottostanti la nostra scelta. Intanto vi ringrazio, siete stat* fondamentali. Terminato lo sciopero, ognuna con i suoi tempi, abbiamo recuperato le energie. Io ho patito un po’, ma ora sono in formissima. Devo dirvi che, nonostante la breve durata dello sciopero, sono state tante le fatiche per portarlo avanti. A differenza di quello che si può credere, la fame è l’ultimo dei problemi, la sensazione passa già al termine del secondo giorno! Ciò che cresce in maniera esponenziale è l’affaticamento fisico, i dolori, la difficoltà a dormire e negli ultimi giorni una grande fatica a concentrarsi e a non muoversi come un bradipo. Penso a tutte le persone che hanno portato avanti una simile scelta, fino alle più tristi ed irreversibili conseguenze. Che forza d’animo incredibile. E che dolore. Per fortuna questa nostra forma di protesta non è stata vana, anzi i risultati si sono dimostrati da subito concreti e tutte noi stiamo finalmente godendo dei nostri pieni diritti per quanto riguarda i contatti con i nostri familiari. Una piccola goccia, lo so, in questo girone infernale, ma proprio per questo molto importante. E poi, diciamolo, agire una protesta, seppur pacifica, all’interno di un carcere come questo (altri non so, ma posso immaginare) non è cosa semplice per molti motivi intuibili. Siamo rimaste salde, complici, lucide (a turno) e anche un po’ coraggiose.

Detto questo, apriamo un nuovo capitolo. Il titolo lo lascio trovare a voi. Mentre sui giornali la Direttrice del carcere, di fatto, riconosceva le nostre ragioni lavorando rapidamente per ripristinare i diritti negati, parallelamente e più precisamente in data 22 gennaio 2021, richiedeva al mio magistrato di sorveglianza l’emissione di un provvedimento restrittivo, tipico dell’alta sorveglianza, di cui all’articolo 18 ter ordinamento penitenziario (chi ha voglia lo cerchi [1]) ossia la richiesta di controllo (e selezione) della mia corrispondenza epistolare e telegrafica, la cosiddetta “censura”. Non vi sembra un comportamento un po’ scorretto? Da ciò che deduco dal dispositivo che mi è stato notificato un paio di giorni fa dalla “matricola” del carcere è che, essendo io “No TAV” e poiché ricevo a mezzo posta lettere, riviste, cartoline e materiale vario, il carcere (o meglio la direttrice) ritiene che tale materiale possa essere utilizzato all’interno del reparto detentivo per volantinaggio, finalizzato a sostenere la mia iniziativa politica, minando così l’ordine e la sicurezza interna dell’Istituto. Non ho ovviamente accesso alla richiesta e posso solo dedurre le motivazioni argomentanti che sintetizzo in: sciopero della fame, una storia ridicola su delle cartoline (fatta e disfatta tutta da loro) e infine la solidarietà ricevuta del movimento No TAV (ebbene si)! Sappiate che il mio Magistrato ha respinto la richiesta di “censura”, ribadendo una serie di principi costituzionali e inerenti l’ordinamento penitenziario che evidentemente qui sono stati per un momento dimenticati. Non credo che anche per questo si possa incolpare il Covid, o sbaglio?

Quindi per ora nessuna restrizione aggiuntiva alle molteplici che ho avuto il piacere di sperimentare in questi cinque mesi. La mia è stata e resta una carcerazione “speciale”, ma dopo questo tentativo, dal chiaro intento punitivo da parte della direzione carceraria, mi chiedo se sia finita qui oppure siano vere le voci che circolano circa un mio futuro trasferimento. Vedremo.

Intanto io continuo le mie attività ed ho ripreso a studiare dopo qualche settimana di pausa. Dopo un piccolo infortunio sul campo da gioco (non ridete!!) ho ripreso a giocare a pallavolo. Qui in sezione tutto procede serenamente e il tempo passa. Non preoccupatevi dunque! Qualsiasi altro “dispetto” dovessi subire, sono ben in grado di sopportarlo!

Seguo ovviamente con attenzione tutto quello che accade fuori di qui, le tarantelle governative, l’evoluzione della pandemia con le sue infauste e interminabili conseguenze e, soprattutto, le iniziative in Valle. Tra momenti di lotta, i Mulini Resistenti e il più giovane presidio permanente di San Didero, state tenendo alta la nostra bandiera. In questi tempi difficili, una luce continua a brillare ed è quella No TAV!

Siate saldi e in alto i cuori!

Un abbraccio

 

Note:

[1] Questo il testo dell’art. 18 ter, comma 1, dell’ordinamento penitenziario: «Per esigenze attinenti le indagini o investigative o di prevenzione dei reati, ovvero per ragioni di sicurezza o di ordine dell’istituto, possono essere disposti, nei confronti dei singoli detenuti o internati, per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile per periodi non superiori a tre mesi: a) limitazioni nella corrispondenza epistolare e telegrafica e nella ricezione della stampa; b) la sottoposizione della corrispondenza a visto di controllo; c) il controllo del contenuto delle buste che racchiudono la corrispondenza, senza lettura della medesima».

L’illustrazione in homepage è di Carlo Minoli

Dana Lauriola

Dana Lauriola, 38 anni, è referente educativa di un centro polifunzionale comprensivo di dormitorio per senza fissa dimora. Attivista del Movimento No TAV e del centro sociale Askatasuna, si è vista respingere la richiesta di misure alternative in relazione a una condanna per una manifestazione (qualificata come violenza privata) ed è stata tradotta in carcere il 17 settembre 2020.

Vedi tutti i post di Dana Lauriola

One Comment on “Una lettera dal carcere”

  1. Questa lettera dal carcere sembra tanto una lettera dal carcere di Antonio Gramsci molto umana e perciò molto politica, alla faccia della censura carceraria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.