Dana e il nostro futuro

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Purtroppo ci ritroviamo a scrivere.

Abbiamo scritto all’inizio del 2020 in occasione dell’arresto della professoressa Nicoletta Dosio. Ci ritroviamo a scrivere adesso, in occasione dell’annuncio del trasferimento in carcere della nostra amica Dana Lauriola. Dana è stata condannata a due anni di carcere e le sono state negate le misure alternative per lo stesso evento che aveva portato all’incarcerazione della professoressa Dosio: ha partecipato nel 2012 all’apertura temporanea di un varco al casello di Avigliana sull’autostrada Torino-Bardonecchia in una delle tante manifestazioni di disubbidienza civile non violenta messa in campo dai militanti No TAV.

Noi, come gruppo di persone preoccupate per la progressiva e rapida distruzione degli ecosistemi e per l’emergenza climatica che minaccia il futuro stesso di questo pianeta, lanciamo nuovamente l’allarme: lo scontro tra le grandi imprese che traggono profitto dalla devastazione degli ecosistemi e la popolazione civile che cerca di opporsi a questa logica è destinato ad acuirsi e le vicende della professoressa Dosio prima e di Dana ora stanno lì a dimostrarlo, come purtroppo tante altre vicende prima e temiamo molte di più in futuro. Non sta a noi giudicare i giudici, però come persone di buon senso non possiamo non notare quanto segue.

Da una parte c’è una donna idealista che vive del suo lavoro di coordinatrice di un servizio per senza dimora e che lotta per difendere un territorio da un’opera devastante e inutile come la linea TAV Torino-Lione; una donna che ha partecipato a un’azione pacifica di disubbidienza civile: condannata a due anni di carcere. Dall’altra c’è la SITAF, società per azioni che gestisce uno dei tratti autostradali più cari d’Italia, che ha chiuso l’esercizio 2019 con ricavi consolidati di 221 milioni di euro e che è stata danneggiata economicamente dall’azione di Dana e degli altri militanti No TAV per una cifra che si aggira intorno a qualche centinaia di euro: la parte offesa.

Da una parte c’è una cittadina che non si rassegna a vedere spendere milioni di euro in un’opera che non serve a nulla e che devasterà una vallata, prosciugandone le falde acquifere, immettendo in atmosfera svariati milioni di tonnellate di CO2 nelle prossime decadi, indicate come cruciali per la riduzione del gas principale responsabile dell’alterazione del clima; una donna che non si rassegna a vedere il nostro suolo consumato inutilmente, la salute dei cittadini della valle di Susa e di Torino messa a repentaglio dai lavori per la realizzazione della linea (come hanno denunciato centinaia di medici della Valle); che non si rassegna all’inquinamento acustico che abbasserà notevolmente la qualità della vita e diminuirà drasticamente il valore commerciale delle case degli abitanti della Valle che magari hanno investito due generazioni di risparmi e di fatica per costruirle: condannata a due anni di carcere. Dall’altra ci sono le grandi imprese che sperano di vincere gli appalti milionari che serviranno per la realizzazione dell’opera e tutte le forze politiche schierate a difesa di tali interessi: l’obiettivo della manifestazione pacifica di Dana.

Salta all’occhio la disparità delle forze in campo e la disparità degli intenti. Salta agli occhi l’eccessiva severità della pena. Le hanno addirittura negato le misure alternative alla detenzione.

Siamo preoccupati, molto preoccupati. Per Dana ovviamente, ma soprattutto per il futuro. Pensiamo che dovrebbero essere in molti a esserlo, perché a molti probabilmente capiterà in futuro di dover difendere la vivibilità della propria terra e allora diventeranno tutte e tutti Dana!

 

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