Non arrendersi

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Sono passati nove anni da quando avevamo trascorso la notte a Chiomonte ad aspettare l’entrata delle ruspe per prendere possesso dell’area e sgomberare la “Libera Repubblica della Maddalena”. Da alcune settimane si era insediato un presidio con tanto di campeggio, cucina da campo, lungo tavolo per mangiare, tendone per incontri pubblici, area giochi per bimbi (il movimento No TAV ha acquisito una certa professionalità…), il tutto per cercare di impedire l’apertura del cantiere. Un luogo a ottocento metri di altitudine, fra coltivazioni di lavanda e i vigneti più alti d’Europa.

La sera prima era stato lanciato l’allarme e organizzata una fiaccolata alla quale avevano partecipato sei/settemila persone. Molti giornalisti presenti e Tv pronti a documentare gli scontri che sicuramente ci sarebbero stati. Irreale era la luce, il sorgere del sole, sulle montagne, confine francese. Completamente irreale era la musica della radio sintonizzata su programmi di “Buongiorno mattino” che continuava a trasmetteva canzonette mentre i poliziotti, caschi blu, maschere antigas, scudi e manganelli avanzavano. Irreale era la muraglia di persone di tutte le età appesa alle griglie per opporsi con il proprio corpo alla ruspa che avanzava. Certo non avevano l’attitudine a questo genere di cose, eppure, determinati. Irreali erano le raccomandazioni che echeggiavano dal piazzale, ai ragazzi o ai giornalisti: «Non calpestate la lavandaaaa!» (in un clima tesissimo con le ruspe e i poliziotti che stavano salendo). Qualcuno dei presidianti dopo aver trascorso la notte era corso a lavorare, altri studenti erano scesi a valle per gli esami di Stato, alcuni docenti non avevano potuto sottrarsi a presenziare esami universitari. Molti presidianti erano rimasti: i giornali avevano titolato “Guerriglia”, 2.500 agenti di polizia avevano sfondato le barriere, occupato spazi in autostrada. Irreale era stata la tenuta sul piazzale, fin quando era stato possibile, poi la decisione comune di “indietreggiare” salendo per i viottoli di montagna, con i poliziotti che menavano chi si inciampava, chi cadeva. Una ritirata farsesca, in alcuni momenti tragica, gente che stava male, limoni in tasca, chi vomitava, chi non ce la faceva a salire. L’immagine dall’alto presentava le vigne inondate di gas lacrimogeni.

Nove anni dopo, sinceramente, con tutto quello che è successo nell’anno della pandemia non ci si aspettava un’assemblea così partecipata: venerdì 26 giugno a Bussoleno. In un grande prato, le sedie distanziate, le mascherine a proteggere. Da qualche giorno TELT (la società Italo Francese) ha ripreso quello che dovrebbe essere un nuovo allargamento di cantiere per la linea ad alta velocità Torino Lione. I lavori iniziati la notte di domenica come da tradizione, di notte come nel 2005 e nel 2011. Nasce un nuovo presidio permanente ai mulini di Clarea per monitorare e disturbare i lavori. Moltissimi giovani organizzano turni di pernottamento con tende e cibo. Appese a un albero la bandiera No TAV insieme a quella di Fridays For Future. Per tutta la settimana vengono organizzate delle azioni in valle dove i poliziotti vanno a pranzare o a dormire. Flash Mob anche da parte delle donne che hanno accolto l’appello del collettivo cileno Lastesis per riproporre la performance: «Un violador en tu camino» davanti ai cancelli del cantiere di Chiomonte.

L’assemblea di venerdì portava in sé un grande stupore sugli ultimi fatti accaduti. Nonostante la pandemia, la crisi economica e la crisi sanitaria si continua inesorabilmente nel proporre modelli di sviluppo e grandi opere come la realizzazione di un tunnel di 57 chilometri doppia canna. Nonostante la Corte dei Conti Europea si sia espressa in modo inequivocabile sull’opera (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/06/23/conti-fatti-e-misfatti/) evidenziando senza mezzi termini «che la costruzione di nuove grandi infrastrutture di trasporto è una fonte rilevante di emissioni di CO2 e vi è un forte rischio che gli effetti positivi siano sovrastimati», non c’è la volontà politica di prendere in considerazione altre strategie. Nonostante al governo vi sia il Movimento 5stelle (ex No TAV) nessuna voce si è levata per fermare i cantieri. Luca Mercalli nei suoi articoli cita ancora una volta come la preoccupazione della Corte dei Conti Europea che segnala l’opera come del tutto incompatibile con il Green Deal europeo sia stata sottaciuta ovunque. Intanto un nuovo libro a cura di Gigi Richetto (Camminando Insieme. Mosaico di resistenza civile in valle di Susa) va ad aumentare il numero delle pubblicazioni sulla storia di questi trent’anni. Scorrendo le pagine sembra impossibile aver partecipato a tanti eventi, lotte che hanno coinvolto migliaia di persone. Ora c’è un naturale cambio di generazione e accanto ai presidianti con i capelli bianchi centinaia di ragazzi. Messaggio di Nicoletta Dosio: «Il presidio dei mulini di Clarea, la contestazione alle truppe occupanti e ai loro collaborazionisti, mi parlano dei compagni miei coetanei, i quali ancora resistono in prima fila, ma anche di tanti giovani e giovanissimi, le nostre nuove energie, che, come e meglio di noi, sapranno difendere i luoghi della nostra vita e mandare un messaggio concreto di ribellione alle tante realtà sorelle e a chi, in ogni parte del Paese e del mondo, ha deciso di non arrendersi, di difendere il futuro per sé e per tutti».

L’articolo è pubblicato anche su Comune-info

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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