Interruzione di pubblici servizi?

Sabato, per l’ennesima volta in questi ultimi tre decenni, con la mia famiglia sono scesa a Torino a manifestare la nostra contrarietà al TAV. Questa volta oltre che per la tutela della salute, dell’ambiente, della qualità di vita e dei bilanci del nostro Stato, abbiamo marciato anche per esprimere amicizia e gratitudine a Nicoletta Dosio, per il tanto che ha fatto e continua a fare per la nostra comune lotta e per aver messo in gioco in questi lunghi anni tutta se stessa, fino al sacrificio di un bene tanto prezioso come quello della libertà.

Nicoletta (che se ben ricordo, quel giorno al casello di Avigliana non era proprio sola…) è in carcere per aver occupato per qualche tempo l’autostrada, non già impedendo il transito dei veicoli, ma la chiusura delle barriere e la riscossione dei pedaggi. Giovedì scorso, ripensando a quella giornata di tanto tempo fa, mi sono chiesta se mai verrà riservato lo stesso trattamento a chi, ormai da anni, blocca quattro volte al giorno la medesima autostrada, con maggior disagio per gli automobilisti e maggior pericolo per la loro incolumità.

Spiego meglio. Sfortunatamente quel giorno sono arrivata al casello di Oulx, direzione Torino, poco prima delle 18.30, cioè al momento di un cambio turno dei militari impegnati a “difendere” il cantiere/fortino di Chiomonte. E, dopo aver sborsato 7 euro e 30 centesimi, come molte volte mi è già accaduto in passato, mi sono ritrovata a vivere una esperienza surreale: i mezzi delle Forze dell’Ordine, già pronti a bordo corsia, partono, immediatamente seguiti da quattro mezzi SITAF, che a luci lampeggianti e scritte “Safety car” luminose, come ubbidienti cani da pastore, si mettono prima a corona dei blindati e poi, non appena lo slargo dei caselli si restringe a due corsie, si affiancano, impedendo il passaggio a chi, come me, ha avuto la sventura di capitare in autostrada nel posto sbagliato e al momento sbagliato.

Con una velocità di crociera di 25 km/h partiamo alla volta di Chiomonte. Alla prima galleria di Salbeltrand la coda dietro di me è già consistente. Un TIR, con gran stridor di freni, mi tallona alle spalle, incombente, vicinissimo. Sempre procedendo ai 25 km/h, lentissimamente, usciamo sul viadotto di Deveys. Mentre imbocchiamo la discesa della seconda, lunghissima galleria, con un filo di paura e un occhio allo specchietto retrovisore, mi chiedo che fine potrei fare se mai il mezzo SITAF che ho davanti decidesse di frenare, per meglio proteggere il viaggio dei mezzi militari, che indisturbati stanno ormai probabilmente raggiungendo l’ingresso del cantiere di Chiomonte. E, con ben più di un filo di rabbia, penso ai 7 euro appena spesi, per rischiare la pelle, andando in autostrada a passo d’uomo. I minuti, eterni, scorrono. La galleria pare non finire mai. È un quarto d’ora che, insieme ad altri sventurati, sono prigioniera senza scampo di questa autostrada. E non sono ancora arrivata a Chiomonte.

Poi, come per magia (in realtà grazie a una comunicazione via radio che sarà arrivata ai mezzi SITAF), la velocità aumenta, la scritta “Safety car” si spegne e l’incubo, almeno per me e per questa volta, finisce. Non finisce invece l’indignazione per questo rito, che quotidianamente si ripete senza che i più se ne accorgano. Non si spegne la rabbia frustrante per il furto di quei 7 euro e rotti, da me versati per i servizi di una società che invece è palesemente a servizio di altri e per un blocco autostradale scientemente, regolarmente, impunemente e pericolosamente perpetrato a danno dei cittadini. Blocco studiato a tavolino, come a tavolino venne scelta l’area di cantiere con comodo e privato accesso autostradale, e per il quale purtroppo e con ogni probabilità nessuno sarà mai incarcerato.

Stessi dubbi e stessa indignazione l’altro ieri, sabato, il giorno della manifestazione. Il Procuratore generale dispone la chiusura del Palazzo di giustizia di Torino per ragioni di ordine pubblico e per garantire «l’incolumità dei magistrati, del personale amministrativo, degli avvocati e dell’utenza» (sic!). Anche qui mi chiedo: ma quando mai è possibile interrompere un pubblico servizio pubblico per un corteo che si prospettava (ed è stato) assolutamente pacifico e, per molto meno, incarcerare Nicoletta?