Il catechismo delle Grandi Opere

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Grandi Opere is the new religion. Oltre l’economia, oltre l’ideologia: una religione capace di mettere insieme destra e (cosiddetta) sinistra, e di convertire assai in fretta anche coloro che si presentavano come eretici.

Come ogni religione, anche le Grandi Opere hanno i loro dogmi, le loro verità rilevate, il loro occhiuto clero, le loro dame della carità (le Madamine!), il loro catechismo. Soprattutto, hanno la capacità di controllare le coscienze attraverso una ferrea propaganda. In questo disegno, l’asservimento della “libera” stampa è un passaggio obbligato (cfr. L’informazione alla prova del TAV). Non è una novità, sia chiaro: era il 1938 quando George Orwell scriveva che «l’era della libertà di espressione è al tramonto. In Gran Bretagna la libertà di stampa è sempre stata una facciata perché, in ultima analisi, sono i soldi a controllare le opinioni». Quasi un secolo dopo, nell’ancor meno libera Italia, non bastano le concentrazioni editoriali e gli impliciti interessi dei padroni: per non lasciare nulla al caso, è la stampa stessa, nei suoi organi associativi, a sdraiarsi ai piedi dei grandi committenti di opere pubbliche.

È quanto succederà a Firenze lunedì prossimo, in un evento che è eufemistico definire grottesco. Il sito dell’Associazione Stampa Toscana (articolazione regionale della Federazione Nazionale della Stampa) annuncia un incontro di formazione riservato ai giornalisti organizzato in collaborazione con la Regione Toscana: «seminario con l’assessore Ceccarelli su ambiente e grandi opere (TAV, aeroporto, terze corsie, Corridoio Tirrenico). Qual è l’informazione corretta?».

Un cittadino ingenuo, che magari abbia letto la Costituzione, pensa che l’informazione “corretta” sia quella che dice la verità. E che non spetti mai a nessun governo, regionale o nazionale, stabilire quale sia questa verità, e questa correttezza. Cioè, per rimanere a Firenze, uno pensa che, per esempio, sia corretto scrivere che, secondo un’inchiesta della Procura di Firenze, l’imprenditore di Grandi Opere Toto dava soldi alla Fondazione Open di Matteo Renzi, quella che finanziava la Leopolda e che era presieduta dall’avvocato Alberto Bianchi, socio di Marco Carrai (attuale presidente di Toscana Aeroporti, per rimanere alle Grandi Opere) e il cui fratello fu messo da Renzi a guidare il Maggio Musicale. Per dire.

Ma è difficile che l’assessore Ceccarelli, responsabile regionale per Infrastrutture, mobilità, urbanistica e politiche abitative, orienti in questo senso la “formazione” dei liberi giornalisti toscani. E infatti il sito denuncia, con santo sdegno, che «c’è chi afferma che, in nome della tutela dell’ambiente, non si devono fare grandi opere ritenute invece fondamentali per migliorare la qualità della vita e i collegamenti. TAV, aeroporto di Firenze, terze corsie autostradali e Corridoio Tirrenico sono le grandi opere nell’occhio del ciclone. Approfondire i temi con l’intervento dell’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli e di apprezzati professionisti, è sicuramente utile anche per i giornalisti, in nome di quella correttezza dell’informazione che è alla base del nostro impegno professionale in senso etico». Manco il Sant’Uffizio arrivava a tanto: ce n’è abbastanza per chiedere le dimissioni dei vertici dell’associazione dei sedicenti giornalisti.

E chi sono gli «apprezzati professionisti» chiamati a sbugiardare quei cani infedeli, quegli eretici e scismatici, degli ambientalisti? È presto detto: «Marco Toccafondi, RFI direttore sviluppo e commercializzazione territoriale centro nord; Enrico Becattini, direttore regionale politiche mobilità infrastrutture trasporto pubblico; Edo Bernini, direttore regionale ambiente ed energia Regione Toscana; Raffaele Carso, Ingegnere responsabile Nuove Opere Anas». Cioè a catechizzare gli alfieri del pensiero critico circa «la verità giornalistica e la correttezza dell’informazione di fronte ad argomenti che possono prestare il fianco a varie strumentalizzazioni» (!), saranno committenti e realizzatori delle Grandi Opere. Quando si dice la terzietà.

Come già in Piemonte, e tuttora in Emilia Romagna, anche in Toscana il sistema di potere del PD è legato a doppio filo al sistema delle Grandi Opere, e il ritorno al governo nazionale con la iper-sviluppista Paola De Micheli ha evidentemente condotto a un delirio di onnipotenza in cui il controllo dell’informazione si può non solo praticare, ma addirittura teorizzare, e spacciare per “formazione”.

Attraverso un suo collaboratore, il candidato presidente PD Eugenio Giani (sacerdote entusiasta delle Grandi Opere) aveva perfino provato a controllare le Sardine fiorentine, tentativo per ora respinto. Il panico da Salvini induce evidentemente ad arroccarsi ancor più nella cittadella del potere, colonizzando ogni spazio libero: ed è forse questo che vuol dire la Bibbia (quella vera) quando scrive che il Signore acceca coloro che vuole perdere.

L’articolo è comparso su “Il Fatto quotidiano” del 23 novembre

About Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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One Comment on “Il catechismo delle Grandi Opere”

  1. Non ho mai avuto grande stima di montanari. Che ancora una volta dimostra di vivere in un suo universo parallelo. Completamente avulso dalla realtà di questo mondo.

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