In piazza, l’8 dicembre!

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Vorrei trovare le parole per convincere tutti coloro che sono in dubbio, tutti coloro che «sì ma c’è il cinque Stelle e con quelli non vado», «sì ma ci sono i centri sociali e con quelli non vado», «sì, ma c’è Rifondazione e con quelli non vado», «sì, ma ci sono quelli di Sel e con quelli non vado», «sì, ma ho sentito che ci sarà uno del PD e se c’è lui non vado».

Lo sento già dire: e devo respirare. Servirebbero delle immagini, servirebbe quell’aggeggio che ho visto in una puntata di Black Mirror, in cui la vista degli esseri umani è immagazzinata in un micro disco fisso piantato nel cervello, e uno se vuole può far vedere la sua vita ripresa in prima persona a chiunque in qualsiasi momento.

Cosa vedreste?

Vedreste innanzitutto mio padre e mia madre. Sono entrambi morti da anni, ma in quella piazza c’erano migliaia di cloni di loro due. Ricordo la loro assoluta impermeabilità a ogni mio articolo sul TAV: per loro i cantieri, meglio se giganteschi, sono sempre buona cosa. Nacquero in un tempo così e come noto il tempo che passa non cambia nessuno. I cloni dei miei genitori erano la vera massa di quella piazza. Ricordo la loro assoluta, totale, buona fede, gli occhi sbarrati di fronte ai miei articoli: «dove abbiamo fallito?», si domandavano.

Poi vedreste lo splendido mondo del Whist, il prestigioso circolo dell’aristocrazia borghese – che bello che finalmente si torni ad avere il coraggio di pronunciare questo “ideologico” vocabolo – torinese, quella delle fondazioni bancarie, il loden lungo verdone e i guanti di pelle maròn, i capelli perfetti e candidi, leggermente ondulati, il Corriere e La Stampa sotto braccio, un intero armamentario di cliché che di fronte a me, trionfali, prendevano forma. Come in un film di Buñuel. Tipo Gabetti, quello che della sindaca in carica disse dopo l’elezione: «tranquilli, lei è dei nostri».

Con i miei occhi vedreste la splendida resistenza che la borghesia fa alla natura – dato che tutti i restanti nemici sono stati sbaragliati – all’invecchiamento, alle rughe. Li ho visti, rarissimamente, liberi in natura: una volta al Lingotto quando fu fondato il Partito democratico, oppure scendere le scale di mogano che portano all’empireo secondo piano di Fiorio.

Questo, alla manifestazione di sabato, nelle prime file. Poi, come allo stadio, più andavi verso dove non si vede la palla più trovavi classi umili. Ho visto i pensionati, i volontari dei giochi olimpici, qualche ex comunista dal lungo percorso, lunghissimo per essere qua, sindacalisti.

Penso di non aver visto un povero: zero. Loro dovevano esserci, visto che a gran voce è passata la vulgata secondo cui questo cantiere “porta il lavoro”. Boh.

Oltre non si può andare in questo ragionamento un po’ satirico perché già si sente in lontananza l’eco de «ho sentito che ci sono quelli che credono di essere nella lotta di classe, e con quelli non vado».

Ma qui ci dobbiamo fermare e doverosamente dimostrare rispetto e considerazione per tutti.

Ora il problema è molto semplice: l’8 dicembre, quando ci sarà la manifestazione No TAV, per quanto ci riguarda si deve rispondere con pari numeri. È necessario almeno pareggiare i conti. Per fare questo è bene che tutti buttino a mare l’approccio, tipicamente di sinistra e quindi rissoso, riassumibile nell’eterno: «se c’è lui io non vengo».

Ecco, quelli di sabato scorso questo ragionamento non l’hanno fatto. Si sono mischiati, quelli col loden insieme ai pensionati: e questa è manifestazione di forza, di lungimiranza.

Ora scrivo una lettera.

Caro amico (se metto compagno non vengono quelli che non amano la parola “compagno”),

so che non andresti mai a un incontro dove c’è, nell’ordine: uno del PD, uno di SEL, uno di Potere al popolo, un 5Stelle, uno di Rifondazione corrente sub corrente ferreriana, uno della Juve, uno del Toro, uno dei gemelli, uno che non ha mai letto il terzo libro del Capitale, uno che non ha chiuso l’inceneritore, uno che voleva le Olimpiadi, uno che non voleva le Olimpiadi, etc.

Però questa volta è necessario fare un passo avanti, e con voglia. Questa volta è proprio necessario mischiarsi a tutta questa gente.

Perché gli altri hanno fatto così e sono andati in piazza in tanti, veramente tanti. E questa cosa è molto pericolosa, non solo per il TAV.

Ora è quel momento in cui della nostra purezza non ce ne facciamo assolutamente nulla. Non vale nulla.

Dai, sarà bellissimo marciare fianco a fianco, con uno del PD, con uno della Juve, con uno dei gemelli, con gli antiinceneritore, con uno che voleva e uno che non voleva le Olimpiadi.

Se non facciamo così, gli altri vincono. E se succede questo, esattamente come nel 1980, poi dilagano. Dilagare significa perdere nell’unico punto fisico in Italia dove il conflitto sociale ha avuto in questi anni uno sviluppo fondato sulla coscienza.

Non possiamo assolutamente permetterci una tale sconfitta.

Ora faccio l’estremista: sarebbe bello andare in piazza in una manifestazione No TAV, per la prima volta nella storia, ognuno con la propria bandiera, per far vedere quanti siamo, come siamo diversi. Quanto sia trasversale la nostra visione di futuro.

Era un’idea di un mio ex compagno di Sistema Torino, Stefano Durando, con cui non parlo più da tempo e non so manco più perché: non vedo l’ora di vederlo in piazza l’8 dicembre.

About Maurizio Pagliassotti

Maurizio Pagliassotti, scrittore e giornalista, scrive per “Il Manifesto”. Ha pubblicato, presso l’editore Castelvecchi, «Chi comanda Torino» (2012) e «Sistema Torino, sistema Italia» (2014).

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One Comment on “In piazza, l’8 dicembre!”

  1. è un idea a cui tengo ancora…. le bandiere notav blu gialle e verdi e tutti i colori uniti per dire che da qualunque visione politica si arrivi, la tav… è una cagata pazzesca….
    ci vediamo l’otto – ciao ciao ciao (cit)

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