Estate 2018: battute d’arresto nelle campagne giudiziarie di Monsanto?

image_pdfimage_print

Roundup è un popolare diserbante utilizzato largamente anche in Italia. È prodotto dalla Monsanto, grande corporation multinazionale, che oggi – dopo una fusione da oltre 61 miliardi di dollari – appartiene al colosso farmaceutico tedesco Bayer.

Monsanto è il più importante gigante del cosiddetto agrobusiness, cioè lo sfruttamento intensivo ed estrattivo del territorio (molto spesso acquisito tramite il cosiddetto land grabbing nei paesi del sud globale) volto alla produzione agricola. Monsanto, insieme ad altre quattro grandi corporation, controlla la filiera alimentare che nutre l’umanità, oggi per oltre la metà urbanizzata e dunque dipendente dalla riproduzione capitalistica del cibo. Il potere dei suoi amministratori é immenso, di gran lunga superiore a quello di molti governi. Il suo controllo del processo politico degli Stati in cui opera (praticamente tutti) è estremamente efficace e capillare. A Whashington e Bruxelles i lobbisti Bayer/Monsanto sono un’élite potentissima che corteggia ed è corteggiata dal personale politico e amministrativo. Da questi nuovi sovrani globali sarebbe lecito aspettarsi comportamenti responsabili, considerato che il potere politico se non responsabile è brutale dittatura.

Dewayne Johnson è un giardiniere afroamericano di Benicia, piccola comunità dormitorio a nord ovest di San Francisco. Ha 46 anni e lavora per il locale distretto scolastico. È sua la responsabilità di mantenere in buono stato (pur nella continua e drammatica riduzione delle risorse per le scuole pubbliche) i cortili in cui i ragazzini trascorrono i loro intervalli, arrampicandosi alle sbarre o giocando a pallacanestro. Data l’aggressività delle erbacce egli, come tanti altri, usa Roundup, il cui principio attivo, il glifosato, garantisce ottimi risultati. Da anni ne fa uso, anche una trentina di volte l’anno. Pur avendo sempre seguito minuziosamente le istruzioni, ha cominciato a notare strani rigonfiamenti sul suo corpo. Ha allora immediatamente sospettato il prodotto e chiamato la hotline di Monsanto per sapere che fare.

Gli addetti di Monsanto lo hanno rassicurato. Oggi è malato terminale di un linfoma che ne ha invaso il corpo. Non arriverà certamente al 2020. Con l’aiuto di un legale ha fatto causa alla Monsanto. Data la gravità delle sue condizioni la causa ha seguito un rito urgente e presso la Corte di San Francisco è stata convocata un giuria che ha deciso durante lo scorso agosto. Dewayne ha ottenuto 250 milioni di dollari in danni punitivi, oltre ad un’altra trentina di milioni per quello che noi chiameremmo il danno biologico. I danni punitivi sono stati concessi perché nel corso del processo è emerso che Monsanto era largamente al corrente del rischio cancerogeno di Roundup tanto da aver investito massicciamente in lobbismo per evitare che il prodotto fosse inserito negli elenchi delle sostanze note in California per la loro tossicità. Ci sono oggi circa 500 cause di altrettante persone, contadini o giardinieri sparsi per tutti gli Stati Uniti, che sperano la loro giuria valuti i fatti con la stessa severità di quella di San Francisco.

Poche ore dopo la decisione della giuria, e a poche centinaia di metri di distanza, in un diverso procedimento, un giudice federale monocratico dava ragione a Monsanto e decretava che le conoscenze a disposizione non sono sufficienti per inserire Roundup nella lista dei prodotti potenzialmente cancerogeni. Il processo federale si è basato quasi esclusivamente su testimonianze “scientifiche” di esperti (molto ben retribuiti) intervenuti a favore del colosso dell’agrobusiness. Forte di questo risultato, Monsanto non solo annunciava appello nel processo Johnson, ma ribadiva in un comunicato che la scienza sta dalla sua parte e che la connessione fra Roundup e il cancro non è provata a sufficienza.

Avaaz è una NGO attiva in diverse campagne globali. Erede di moveon.com, essa è politicamente vicina all’area liberal dei democratici americani. Ha condotto, negli oltre dieci anni della sua esistenza, alcune battaglie encomiabili, come per esempio, quelle sul riconoscimento della Palestina, sul cambiamento climatico e sui diritti degli animali. Altre sue prese di posizione, in particolare sui diritti umani in Libia, Sudan e Siria, sono state criticate per un notevole potenziale guerrafondaio. Essa può raggiungere oltre quaranta milioni di persone che, in una forma o nell’altra hanno appoggiato le sue battaglie. Il suo impegno contro Roundup e i suoi effetti cancerogeni ha raccolto milioni di adesioni e qualche risultato. Per esempio, l’Unione Europea, nel dicembre del 2017, ha approvato l’uso del glifosato per 5 anni invece dei 15 richiesti da Monsanto.

Monsanto, oggi impegnata in diverse cause contro malati di cancro come Dewine Johnson, ha adito la Corte Suprema di New York (primo grado) per ottenere ampi poteri di subpoena nei confronti di Avaaz, sostenendo la necessità di utilizzare, nell’ambito delle cause in corso, la documentazione messa insieme dall’organizzazione nelle sue campagne contro Roundup. L’ottenimento di tali poteri istruttori privati (discovery) avrebbe dato agli avvocati di Monsanto l’autorità per rovistare nell’organizzazione interna di uno dei suoi principali avversari politici costringendolo a esibire centinaia di migliaia di documenti a costi economici e organizzativi stratosferici.

Il 6 settembre 2018 questa strategia di Monsanto nota come lawfare (che orecchia il termine warfare per significare guerra con strumenti legali), utilizzata moltissimo per spaventare contadini accusati di far uso in seconda semina delle sementi geneticamente modificate brevettate da Monsanto, ha trovato uno stop. Il giudice newyorkese ha accolto la richiesta di ordine protettivo presentata da Avaaz sostenendo che il subpoena sarebbe stato in violazione di diritti costituzionali fondamentali di organizzazione politica. Un ottimo risultato e una battuta d’arresto nella strategia offensiva dell’impenitente padrone globale del cibo.

La battaglia ovviamente é ancora lunga perché Monsanto può ricorrere contro il protective order che garantisce ad Avaaz immunità contro le sue richieste di discovery. Soprattutto il colosso della Bayer può contare su sempre nuovi amici influenti a livello di Corte Suprema Federale. I commentatori esperti di proprietà intellettuale scommettono che il giudice Kavenaugh, qualora confermato, si guarderà bene da mettere in discussione la decisione in materia di brevetti di qualche anno fa, che immunizzava i semi autosterilizzati (ossia quelli che si devono ricomprare ad ogni semina) dalla dottrina generale dell’exaustion (esaurimento) del brevetto dopo la prima messa in commercio. Tutti dicono essere certo che il neo-nominato giudice supremo segua stare decisis (ossia consideri vincolante il precedente) in questo caso. Ben pochi invece scommettono che lo farà rispetto a Roe v. Wade, in materia di aborto, nonostante le sue rassicurazioni nell audizione del Senato.

Chi volesse documentarsi sulle recenti sfortune giudiziarie di Monsanto farà bene a saltare direttamente alla decima paginata di Google perché ben poco troverà prima. Infatti, oltre agli scienziati delle principali Università pronti a giurare che non vi è certezza sulla dannosità di Roundup, anche l’algoritmo sembra amico (guarda caso) di Monsanto. Né sarà facile trovare qualcosa sulla decisione della EPA (agenzia Federale per la protezione ambientale) che, con il nuovo vertice voluto da Trump, ha riammesso l’amianto fra i materiali edilizi utilizzabili. Affari d’oro in vista per oncologi e assicurazioni sanitarie private!

Ugo Mattei

Ugo Mattei è professore di diritto civile nell’Università di Torino e professore di diritto internazionale e comparato nell’Università della California. È inoltre coordinatore accademico dell'International University College of Turin. È stato vicepresidente della Commissione Rodotà presso il Ministero della Giustizia (2007) e presidente dell'acquedotto di Napoli, Arin SpA poi trasformata in ABC, Acqua Bene Comune Napoli (2011-14). Ha scritto, tra l’altro, “Beni Comuni, un manifesto” (Laterza, 2011); "Ecologia del diritto. Scienza, politica, beni comuni" (con Frjtioff Capra, Aboca 2017); "Punto di svolta. Ecologia, tecnologia e diritto privato" (con Alessandra Quarta, Aboca 2018).

Vedi tutti i post di Ugo Mattei