Una ricerca nata quasi per caso

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Nel settembre del 2013 iniziò la mia retraite, come la chiamano in modo immaginifico i francesi. Per oltre un paio di anni mi dedicai alle gite in montagna, passione coltivata anche durante il lavoro ma in minor misura quantitativa. Poi partecipai alla campagna per le elezioni comunali della primavera 2016 e successivamente offrii la mia collaborazione alla consigliera eletta, Eleonora Artesio, punto di riferimento per il lavoro nelle istituzioni dal 1975 almeno, quando entrò giovanissima nel consiglio comunale di Torino.

Nel frattempo la crisi delle finanze comunali, che già maturava dal 2011 in poi, stava precipitando. Iniziai ad occuparmi dei problemi del bilancio, rendendomi subito conto che orientarsi nei conti di un Comune è oggi estremamente difficile. Sembra quasi che le regole di compilazione degli schemi di bilancio, preventivi e consuntivi, siano state fatte per impedire qualsiasi comprensione e possibilità di modifica.

Sul peraltro ottimo sito web della città di Torino gli unici schemi comprensibili erano i residui attivi (entrate contabilizzate ma non ancora incassate) e i residui passivi (uscite impegnate ma non ancora pagate).

Cominciai a studiare i bilanci partendo da quei prospetti, che sono pubblici. Di lì mi resi conto che il Comune aveva una montagna di crediti che non riusciva, se non in minima parte, a incassare (dalle multe alla tassa rifiuti) e che anche i crediti verso i ministeri, la regione, le ASL erano consistenti e non onorati dai debitori. Valga come esempio la morosità pluriennale del ministero di giustizia per le spese comunali per gli uffici giudiziari e il mancato pagamento da parte del ministero dell’istruzione dei pasti delle maestre statali nelle mense scolastiche.

Ma solo con gli schemi pubblici non sarei andato molto lontano. Iniziò allora una costante azione di richiesta dati agli uffici comunali, resa possibile dalla disponibilità della consigliera Artesio a farsene carico (a dimostrazione che il singolo cittadino ma anche associazioni e organizzazioni sul territorio sono impossibilitate, nella situazione attuale, a procurarsi i dati indispensabili per capire cosa succede nell’amministrazione).

Proseguendo il lavoro, che dura ormai da circa due anni, sono emerse situazioni impensate.

La prima è la mancanza di coordinamento tra i conti comunali e quelli della Soris, la società partecipata al 90 per cento dal Comune, che si occupa dal 2005 della riscossione dei tributi. Nel suo bilancio 2015 comparivano carichi da incassare per conto del Comune per quasi 1,5 milioni di euro. L’anno dopo tali carichi si erano ridotti di circa 600 milioni con spiegazioni risibili. Non voglio credere che abbia influito in questa drastica riduzione di crediti la riunione che facemmo, la consigliera Artesio ed io, con la Soris, in presenza dell’assessore al bilancio Rolando, nella quale evidenziammo le grandi differenze (in meno) di crediti contenute nel consuntivo comunale rispetto alla relazione al bilancio della Soris.

31/12/2015

31/12/2016

 

Importo

Importo

Descrizione

919.383.673

277.359.833

CARICHI TARSU/TARES/TARI        

37.699.695

39.710.087

CARICHI COSAP e COSTP

20.883.498

21.664.878

CARICHI CIMP

43.746.375

46.105.735

CARICHI ICI VIOL.

401.940.452

422.968.711

CARICHI SANZ. CDS e VIOL. REG. COM.

23.033.226

27.974.051

CARICHI SERVIZI EDUCATIVI

540.390

840.146

CARICHI TASSA DI SOGGIORNO

4.192.157

5.675.631

CARICHI FITTI PATRIMONIO

1.451.419.466

842.299.071

Totale

A scanso di equivoci nel consuntivo 2017 approvato dalla Soris non sono più presenti gli schemi aggiornati sopra riportati!

Per individuare cosa erano i canoni per l’utilizzo dei beni demaniali, voce presente nei consuntivi come residui attivi è stata, poi, necessaria una piccola caccia al tesoro. Ogni anno risultavano a bilancio alcuni milioni di euro i cui incassi erano costantemente nulli.

4.300.380

2016

4.296.084

2015

5.811.060

2014

5.857.929

2013

5.800.178

2012

5.742.750

2011

31.808.380

Totale

Dopo ricerche e richiesta ufficiale di informazioni è risultato che il debitore è la società INFRA.TO interamente del Comune di Torino, costituita nel 2011come scissione dalla GTT, le cui entrate provengono da GTT e le cui uscite riguardano il Comune, tipico gioco di scatole cinesi visto che sia GTT che INFRA.TO sono della città al 100 per cento. Però INFRA.TO ha in pancia, sotto traccia, 246 milioni di euro di debiti in gran parte per la metropolitana riconducibili al Comune di Torino.

Anche arrivare a stabilire l’ammontare annuo delle perdite per i derivati (oltre 15 milioni nel 2017), l’ammontare del debito del Comune verso le banche e gli istituti finanziari creditori dei derivati, (circa 149 milioni a fine 2017) è stato abbastanza difficile. Solo ultimamente, grazie sempre alle richieste della consigliera Artesio, abbiamo avuto a disposizione il bilancio consuntivo (anno 2016) che permette di ricostruire come il Comune ripartisce i fondi tra le varie voci di spesa corrente, quali sono le esatte previsioni di entrata divise per singole voci, quali gli accertamenti effettivi (sempre inferiori), quali gli incassi e quindi i residui. Cioè lo strumento per una radiografia esatta della finanze della città.

Un primo dato è acquisito. Senza un radicale cambiamento degli schemi stessi che il consiglio comunale approva annualmente (bilancio preventivo e bilancio consuntivo per cominciare) è impossibile qualsiasi controllo sulle entrate e sulle spese e qualsiasi proposta di modifica delle poste. L’opacità è assoluta ma probabilmente anche voluta, visto che la democrazia è considerata ormai come un inutile fastidioso perditempo.