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«Vincere!»: il sinistro ritornello di Zelensky

Il 13 maggio, dalla terrazza del Vittoriano a Roma, Zelensky ha ribadito la sua posizione: l’unico obiettivo è vincere. Nessuna trattativa ma solo guerra fino alla vittoria militare e alla riconquista della Crimea. E dunque, ancora e sempre più, armi, che Usa ed Europa continuano a fornire in quantità, incuranti del fatto che l’aggredito si sta gradualmente trasformando (anche) in aggressore.

Il Festival del narcisismo: tenerne lontani i minori

Sanremo 2023 passerà alla storia – si fa per dire – come il festival del controverso messaggio di Zelensky e delle intemperanze di Blanco. Apprezzati dai più sono stati, invece, i monologhi della giornalista Francesca Fagnani e dell’influencer Chiara Ferragni. A torto ché di performance narcisistiche e conformiste di marca vagamente progressista tra lustrini e abiti di Dior non si sentiva davvero il bisogno.

Non sono solo canzonette

L’intervento nel festival di Sanremo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non farà che veicolare parole di odio contro il nemico e di esaltazione della guerra. È per questo, non per la commistione tra politica e canzonette, che va evitato. Dalla musica infatti ci aspettiamo, come spesso è accaduto, parole di pace e di speranza e non messaggi di propaganda bellica.

La lingua biforcuta della guerra

Austin che parla di cessate il fuoco mentre la sua amministrazione stanzia 40 miliardi per la guerra, Draghi che dice di aver convinto Biden a cercare una soluzione di pace e fa un deccreto per mandare in Ucrania armi pesanti sono la lingua biforcuta della guerra, quella che prepara uno scenario da incubo con lo smantellamento di tutti i dispositivi di sicurezza creati al tempo della guerra fredda

Transizione

Transizione

E’ esagerato pensare che questi di oggi siano soltanto i prodromi del passaggio egemonico da Ovest a Est del pianeta, che dopo più di cinque secoli di Atlantico si stia aprendo l’era del Pacifico? L’indifferenza di tre quarti del globo per la tragedia ucraina sembrerebbe confermarlo. Riflessioni leggendo Chomsky