Il Natale e la speranza: attendersi l’inatteso  

La lieta novella del Natale è che siamo nati: che siamo qua, che possiamo agire contro «la naturale rovina» del mondo. Una pausa nell’amarezza per quel che facciamo al pianeta e al genere umano. Un conflitto aperto contro tutta l’ingiustizia che sfigura la bellezza del mondo e dell’umanità. Un’occasione per tornare ad assumere lo sguardo dei bambini: candido e concretissimo insieme.

Al centro del Natale c’è la vita

Se il Natale – al di là della menzogna collettiva che siano denaro, consumo e mercato a garantire la felicità – sarà quello che intende il Vangelo, anche letto al di fuori della fede, ci sentiremo ricordare che l’esistenza umana ha un valore incalcolabile. In questo momento storico non c’è idea più sovversiva, più urgente, più di conforto e resistenza di questa.

Buon Natale?

Da tempo Natale non è più una festa cristiana, meno che mai conserva un significato religioso. Eppure il conformismo che sta nella sua attuale celebrazione è sconfessato dal messaggio del vangelo, di Gesù che, senza usare violenza, dà una schiaffo a mano aperta alla cultura della borghesia del suo (e del nostro) tempo.

Bella Ciao e il Magnificat

Il 26 novembre Massimo Gramellini ha dedicato il suo quotidiano caffè sul “Corriere della Sera” alla stigmatizzazione del parroco pistoiese don Massimo Biancalani, reo di aver cantato in chiesa, dopo una funzione religiosa, “Bella Ciao”. Non so quale idea Gramellini abbia del Vangelo. Io l’ho sempre letto come una promessa di resurrezione da ogni oppressione: a partire da quella della morte…