Il tumultuoso riassetto del continente africano

Il continente africano è in fase di tumultuoso riassetto. Da un lato, un imponente neocolonialismo economico (praticato da Stati Uniti, Cina e grandi multinazionali) tenta di impadronirsi di minerali preziosi, terre rare e combustibili fossili; dall’altro, c’è, nella regione del Sahel (Burkina Faso, Niger e Mali) un esperimento di decolonizzazione guidato da generali golpisti, con violazione dei diritti umani ma grande consenso.

USA. Il cammino accidentato del sindacato dell’auto

Dal 15 al 18 giugno si è svolta a Detroit la Convenzione nazionale del sindacato United Auto Workers (UAW). La crisi dell’auto negli Stati Uniti (con calo drammatico degli addetti), la riduzione degli iscritti e la modifica della composizione sociale del sindacato, le sue scelte politiche in favore dei dazi di Trump e di presa di distanza (pur parziale) da Israele rendono accidentato il cammino dell’organizzazione.

Buttiamo a mare le basi americane…

La follia della guerra mette a rischio l’esistenza della specie. Inutile sperare che essa si esaurisca grazie a un ribaltamento degli equilibri politici negli USA, come dimostra l’analisi di Palantir, nuovo manifesto della volontà di egemonia statunitense. Occorre un rinnovato protagonismo dell’Europa anche con gesti esemplari a cominciare dal ripudio della NATO e dallo smantellamento delle basi americane nel continente.

La situazione dei diritti umani nel mondo

Il Rapporto 2026 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo descrive, tra l’altro, una serie impressionante di crimini di diritto internazionale commessi soprattutto dalle Grandi potenze e un crescente attacco al sistema della giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del sistema globale di protezione dei diritti umani.

Perché i governanti d’Europa non sanzionano Israele?

Il mondo rotola verso la catastrofe. A spingerlo sono le iniziative sempre più devastanti degli Stati Uniti e di Israele. Spesso non è chiaro chi dei due guida le danze, ma è evidente l’inerzia dell’Europa, che pure avrebbe i mezzi per condizionare e limitare efficacemente la politica di Israele con una adeguata politica di sanzioni (che sarebbe il vero aiuto per il popolo israeliano). Resta incomprensibile perché non lo fa.

Il sindacalismo USA tra resa e tentativi di riscossa

I grandi sindacati degli Stati Uniti attraversano una situazione difficile tra difficoltà di sindacalizzazione, tensioni interne, arretramenti occupazionali e ambiguità politiche. Non manca, peraltro, qualche segnale nel senso della possibilità di tornare a essere un tassello fondamentale della mobilitazione per la democrazia e la solidarietà, per lo Stato sociale e la difesa dell’ambiente e contro il razzismo. E contro la guerra.

La radice della guerra: l’impero sionista

La guerra contro l’Iran, cominciata da Tel Aviv, è la dimostrazione che Israele, forte del sostegno degli Stati Uniti e della complicità dell’Europa, si sente libero di far ciò che vuole. L’impero sionista, dotato di centinaia di testate nucleari, è uno degli stati più pericolosi al mondo ma noi facciamo finta di niente. Ce ne accorgeremo presto quando deciderà di far fuori la Turchia di Erdogan per l’egemonia in Medio Oriente.

Iran. Le bombe non fanno rima con i diritti umani

Dopo oltre due settimane di guerra anche molta parte degli iraniani che avevano visto con favore l’intervento armato Usa sembra ricredersi. È sempre più chiaro, infatti, che non è possibile difendere i diritti umani degli iraniani, violati per decenni dalla stessa Repubblica Islamica, senza riconoscere all’Iran le protezioni previste dalla Carta delle Nazioni Unite, a partire dal rispetto della sua sovranità e della sua integrità territoriale.