Antisemitismo, Israele e inquisizione

Il disegno di legge sull’antisemitismo in discussione alla Camera non tutela gli ebrei ma lo Stato di Israele, la cui deriva etnico-nazionalista è il pericolo più grave per gli stessi ebrei. L’approvazione avrebbe il doppio effetto di rafforzare Netanyahu e la sua politica genocida e di introdurre nel nostro Paese una nuova inquisizione, la trasformazione della cultura e della ricerca in ignoranza e in propaganda, e un ulteriore attacco alla libertà di manifestare.

Contro l’arroccamento identitario

L’apertura di una moschea a Mestre e l’aumento di alunni con retroterra migratorio di fede islamica hanno riacceso, su integrazione e multiculturalismo, un dibattito viziato da impostazioni culturali colonialiste e da grave disinformazione. La sfida, oggi, non è difendersi da “culture straniere incompatibili”, ma trasformare le aule scolastiche e universitarie da trincee identitarie in laboratori di un futuro comune.

Antisemitismo: un disegno di legge contro la democrazia

Il 9 settembre riprende, alla Camera, l’iter del “disegno di legge antisemitismo”. Nel dibattito al Senato sono state eliminate alcune storture ma resta l’improprio recepimento della definizione di antisemitismo dell’IHRA e, con essa, la ghettizzazione (e, potenzialmente, la criminalizzazione) del dissenso rispetto ai crimini del Governo israeliano con ulteriore deterioramento della nostra già fragile democrazia.

Un brand book per l’Università degli studi di Padova

La gloriosa Università degli Studi di Padova, l’ateneo che fu di Concetto Marchesi e di Vittore Branca, si dota, su iniziativa della rettrice, di un “brand book”, un grottesco decalogo che indica le regole di comportamento del “bravo dipendente”, ammonito, tra l’altro, a usare sempre un tono “celebrativo ma non vanaglorioso”. Non è un incidente di percorso ma il segno dell’avvenuta aziendalizzazione dell’Università.

L’Università tra business e pensiero critico

Da decenni le Università hanno assunto un ruolo di agenti economici a tutto tondo. Il bilancio è deludente. È tempo che esse tornino a essere istituzioni al servizio solo della conoscenza, luoghi di ricerca non condizionabile, capaci di esplorare idee e prospettive nuove, creatrici di un pensiero che deve ancora nascere, in dialogo con il mondo esterno ma libere da pressioni economiche e politiche.

Le molte ragioni del NO: contro il paradigma Meloni

Il referendum del 22-23 marzo non riguarda solo la magistratura, ma il paradigma di governo perseguito senza interruzione da Giorgia Meloni che aspetta di essere completato con il premierato e con una riforma elettorale ancora più maggioritaria. Tocca a noi decidere – il 22 e 23 marzo – se favorire la centralizzazione, le gerarchie e la privatizzazione dello Stato oppure difendere la democrazia, l’uguaglianza, il pubblico.

Tornare a parlare del Mezzogiorno

La “questione meridionale”, un tempo al centro delle attenzioni delle forze politiche progressiste è scomparso dall’agenda di ogni partito. Eppure il Mezzogiorno ha le potenzialità per divenire un polo di ricerca e di produzione per filiere industriali strategiche, per aiutare a percorrere meglio e più velocemente la transizione energetica, per contrastare il declino anche demografico del Paese.

Università e Ricerca allo sbando

Dopo anni di sottofinanziamento e di burocratizzazione, e dopo il diluvio effimero dei finanziamenti PNRR, si profila, per l’Università e la Ricerca, un ulteriore arretramento, con un sistema più centralizzato, meno libero, meno capace di produrre sapere critico e innovazione. A ciò occorre reagire. Difendere l’università pubblica e la ricerca indipendente significa difendere la democrazia, la cultura e il futuro del Paese.

Torino. Parlare di Gaza in Università

Parlare di Gaza in Università è difficile, eppure necessario. A sovrapporsi sono anzitutto le categorie: ebrei, sionisti, israeliani; arabi, palestinesi, musulmani. E poi: territori occupati o contesi? Domande difficili, salvo, che per il diritto, in cui i provvedimenti delle Corti non lasciano dubbi sul genocidio in atto. Con esse il Dipartimento di Giurisprudenza di Torino ha scelto di misurarsi in un articolato seminario.