Casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!

In Ucraina la guerra cresce di intensità, intorno a Taiwan si dispiegano manovre militari della Cina e nel Medio Oriente si sono accesi i motori dei Jet israeliani che hanno iniziato incursioni “preventive” su Gaza, con il seguito di 45 morti (fra cui 16 bambini). Il mondo sta implodendo, ma ciò non interessa la grande maggioranza delle forze politiche italiane, ormai in campagna elettorale.

Le navi ucraine e la fame nel mondo

Da settimane i nostri media denunciano una insostenibile carestia internazionale in caso di impossibilità per le navi ucraine di uscire dai porti. C’è certamente del vero ma i conti non tornano: le prime navi salpate da Odessa non portano grano ma mais per gli allevamenti di animali in Irlanda e nel Regno Unito e la fame nel mondo ha continuato a crescere ben prima della guerra in Ucraina…

La condotta di guerra delle forze ucraine e la popolazione civile

Nel contrastare l’invasione russa, le forze ucraine hanno collocato basi e usato armamenti in centri abitati, scuole e ospedali. Ciò viola il diritto internazionale umanitario perché trasforma obiettivi civili in obiettivi militari (come è in concreto avvenuto). È quanto ha accertato Amnesty International con una ricerca condotta tra aprile e luglio nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv.

Siamo in piena Guerra Grande. Sfida a tre per il primato mondiale

Stati Uniti, Russia e Cina ripropongono a Taiwan e in Ucraina la tradizionale contrapposizione Est-Ovest. Siamo, per usare l’espressione del romano pontefice, nella terza guerra mondiale a pezzi. Con il rischio che diventi la nuova Grande Guerra tout court. Intanto, l’esplosione demografica dell’ex Terzo Mondo rischia di aprire nuovi fronti lungo la faglia Nord-Sud, mentre il resto del mondo siamo noi.

Il Messico e la guerra in Ucraina: quando prevale l’indifferenza

Al di là dell’oceano, in Messico, la guerra che scuote l’Europa sembra non esistere: né sul piano istituzionale (data l’ambivalenza del presidente Lopez Obrador) né nella percezione dei cittadini (che vivono a contatto con problemi di disuguaglianza e di povertà di dimensioni inimmaginabili). Le sole reazioni emerse sono quelle dettate dal timore di rovinare le relazioni con Stati Uniti e Unione Europea.

Lo stigma del pacifismo e l’insostenibile concretezza delle armi

L’eterogeneità delle critiche rivolte ai “pacifisti” rivela che la contraddizione è negli occhi di chi guarda: di chi si lava la coscienza chiedendo armi che altri useranno. Noi, la “sinistra occidentale”, sappiamo poco dell’Europa dell’est; ma conosciamo bene il nostro mondo e il suo assolutismo amorale che pretende di dominare sull’intero globo con l’unica concretezza che conosce: quella del denaro, e delle armi.

Tacciano le armi, negoziato subito!

Tacciano le armi, negoziato subito! Verso una conferenza internazionale di pace. Queste le parole d’ordine dell’appello lanciato dalla Rete italiana Pace e Disarmo insieme a una ampia coalizione di reti, movimenti, associazioni, sindacati, studenti e giovani per la giornata nazionale di mobilitazione per la pace in tutte le città italiane promossa per il 23 luglio.

Italia, colonia Usa “a sua insaputa”

L’interesse dell’Italia e degli italiani è che la guerra in Ucraina finisca al più presto. Perché, dunque, vi partecipiamo? Non per motivi ideali se, parallelamente, stringiamo accordi con un dittatore sanguinario come Erdogan. Forse solo perché siamo sostanzialmente un satellite, o una colonia, degli USA che alla prosecuzione della guerra hanno un interesse geopolitico.

Ipocrisia d’Occidente

Quel che più mi ferisce è l’ipocrisia. Vedo le facce felici delle riunioni dei leader occidentali, felici delle loro portaerei, delle loro bombe atomiche, delle loro armi innumerevoli con cui rafforzano un predomino violento sul mondo. Il tutto colorato di belle parole: democrazia, libertà, rispetto delle nazioni, pace, legalità internazionale. E dietro, come zombi, giornalisti ed editorialisti a ripetere.