Il rigassificatore di Vado Ligure e il compito della scuola secondo Toti

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In Liguria, e più precisamente a Vado Ligure, è in corso un interessante caso di democrazia dal basso.

Questa la premessa. Al largo di Vado Ligure (un comune già agricolo ed oggi purtroppo uno dei più inquinati della regione) la giunta regionale vorrebbe posizionare un rigassificatore, dopo che già la baia è stata privatizzata a favore di una piattaforma della Maersk, colosso della logistica. Un rigassificatore non è una cosetta da poco: una nave gasiera come la Golar Tundra, acquistata da SNAM, è lunga circa 292,5 metri, larga circa 43,4 metri e alta circa 55 metri. La nave scarica ben 100 milioni di metri cubi di gas liquefatto (GNL) a -160 gradi, in una nave rigassificatrice, che la affianca e che trasforma nuovamente il gas in forma gassosa, per poter poi essere immesso nella rete di distribuzione. La capacità annua di rigassificazione nel caso della Golar Tundra, è di 5 miliardi di metri cubi. Un processo che per quanto sicuro non manca di margini di pericolosità, così come invece ne è certo l’inquinamento: una nave di questa tipologia brucia circa 100 tonnellate di carburante al giorno (senza contare il viaggio dal prelievo alla destinazione), e il ciclo prevede il prelievo di 18.000 metri cubi di acqua di mare ogni ora, acqua che dovrà essere sterilizzata con pura candeggina e scaricata fredda, a -7°C rispetto a quando prelevata, con tutto ciò che questo può provocare a livello di biocenosi marina. Sulla base di questa premessa l’Istituto Comprensivo di Quiliano, aggiungendo la propria voce alle molte proteste in atto nel territorio, ha approvato una delibera di totale contrarietà al progetto sottolineando come esso passerebbe sopra la testa dei cittadini e come sarebbe altresì contrario ai valori dell’Agenda 2030, continuando nello sfruttamento di fonti fossili, tra l’altro con gravi ripercussioni anche sul territorio quilianese (https://www.ivg.it/2023/09/rigassificatore-listituto-comprensivo-di-quiliano-contro-il-progetto-guarda-allimmediato-rendimento-e-sfrutta-il-territorio/).

Di fronte alla delibera non si è fatta attendere una risposta piccata della Regione, guidata da Giovanni Toti (già Forza Italia, poi Cambiamo!, poi Coraggio Italia, poi Noi Moderati): «È con grande stupore che Regione Liguria apprende che nell’Istituto Comprensivo di Quiliano è in atto una pericolosa strumentalizzazione politica degli alunni delle scuole primarie e secondarie. Attraverso una delibera del collegio docenti, l’Istituto sottoscrive infatti un documento che viola qualsiasi principio di libera istruzione e che infrange le basi dell’educazione civica. Siamo di fronte a uno scenario che mai speravamo di dover affrontare: l’utilizzo delle scuole, e quindi dei bambini, per fare propaganda politica in merito a un progetto di importanza nazionale quale è il rigassificatore… Una scelta draconiana che ha il chiaro intento di fomentare odio nei confronti della Scienza. Con questo atto, la dirigente dell’Istituto insieme a tutti i firmatari è andata contro un principio costituzionale: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento…”. Pertanto Regione Liguria ritiene la sopracitata delibera un grave atto contro la Repubblica Italiana e per questo provvederà quanto prima a informare il ministro Valditara per chiedere chiarimenti e, successivamente, provvedimenti volti a restituire alla scuola la totale libertà di apprendimento dei suoi studenti» (https://www.ivg.it/2023/09/listituto-comprensivo-di-quiliano-contro-il-rigassificatore-regione-grave-atto-contro-la-repubblica-italiana-intervenga-il-ministro/).

È stupefacente la pochezza della replica, e vale la pena sottolinearne alcuni passaggi. Secondo la Regione, si viola il principio di libera istruzione se si danno agli alunni gli strumenti per comprendere l’invasività e la pericolosità di un’opera, peraltro calata dall’alto. Poi – sembra capire – se ci si mette contro il potere si fa propaganda politica: quindi, a detta della Regione, un insegnante non deve ragionare con la propria testa, ma con quella degli amministratori. «Odio nei confronti della Scienza»: a dire il vero la scienza dice che non bisogna continuare con le fonti fossili, come appunto il gas liquefatto. E poi non esiste una scienza con la esse maiuscola e una con quella minuscola. Infine, davvero ridicolo: si ricorda che l’art. 33 della Costituzione recita che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è il loro insegnamento». Ma appunto perché sono libere, ci si può sottrarre a scelte politiche che danneggiano la collettività. E poi, comunque, perché citare solo l’art. 33 e non il 9 sulla tutela di paesaggio e ambiente e il 32 sulla tutela della salute, magari ricordando i morti già causati dalla centrale a carbone? Purtroppo, questa replica proprio nella sua pochezza denuncia una grave deriva autoritaria in atto nel nostro paese.


Dissesto del territorio, politici e consenso

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È vero, l’ho sempre sostenuto: le battaglie ambientali non si combattono per vincerle ma perché ci si crede. C’è forse però anche un limite alla pervicacia, forse è arrivato il momento di deporre le armi.

Me lo sono detto leggendo la dichiarazione del governatore ligure, Toti, dopo il disastro causato dalle piogge nella terza decade di novembre: «È indispensabile un piano straordinario di infrastrutture per la Liguria: in questo paese bisogna smetterla di parlare di cantieri e non aprirli. Serve coraggio: non siamo cementificatori ma vogliamo smetterla con un ambientalismo che non ha migliorato questo paese ma, anzi, lo sta lasciando indietro di anni».
Parole che si commentano da sole: 1) gli ambientalisti non sono un partito e non hanno di conseguenza mai governato né hanno mai suggestionato la politica, men che meno in Liguria; 2) già nel 2008 Sansa e Preve denunciavano lo stato di degrado del territorio ligure proprio a causa di cemento e asfalto; 3) la Liguria è la regione più impermeabilizzata d’Italia e col più alto numero di posti barca, che significa consumo pure del mare; 4) i risultati di tanti crimini ambientali sono sotto gli occhi di tutti: ogni volta che piove a dirotto una parte della Liguria va sott’acqua.

Ciò detto, il rimedio, a detta di Toti, è aprire nuovi cantieri. E quindi alimentare il disastro. Sicuramente ci saranno altri dissesti, altre frane, nuovi morti. Questo vezzo di creare le condizioni per disastri che poi si avverano si chiama in diritto “dolo eventuale”. Toti creerà le condizioni per un tot numero di reati. Ma chissenefrega, intanto lui non sarà neanche più governatore e quindi i disastri rimarranno senza un colpevole, come accade ormai da decenni in Italia. Cominceranno con la Gronda di Genova, con il traforo Armo-Cantarana, previsto dallo “sblocca-cantieri”, e poi chissà cos’altro. Ma non è tanto la politica che ci induce a dire “basta”.

È il fatto che i politici fanno esattamente ciò che vuole la gente, e qui Toti sbaglia parlando di “coraggio”. Perché è la gente che vuole le grandi opere, o comunque i cantieri, e i politici li accontentano. È questo che è drammatico. Il non fare nell’agire della politica non esiste. Esiste il fare, ma non il fare inteso come ripristino delle aree golenali dei corsi d’acqua; non il fare inteso come abbattimento di tutti gli immobili abusivi o sorti in aree di esondazione; non il fare inteso come vincoli a tutela della natura; non il fare inteso come governo naturalistico del bosco e non già a fini economici. È il fare inteso come nuovo cemento e asfalto che premia politicamente. Lo sottolinea giustamente Marco Ponti nel libro “Grandi operette” quando racconta come il primo governo Conte se ne sia altamente fregato dell’analisi costi/benefici della commissione che Ponti dirigeva: si farà il Terzo Valico, si farà l’AV Brescia-Verona, si farà il TAV Torino- Lione, nonostante sia appurato che distruggano il territorio e non siano neppure convenienti per lo Stato. Si farà l’AV Napoli-Bari senza neppure più un’analisi (tanto non serve a nulla) e si farà persino l’AV in Sicilia, il colmo del ridicolo. Così come si farà il MUOS, e, per tornare alla Liguria, oltre ai nuovi buchi, si faranno o termineranno altri porti turistici, nonostante che si sappia che erodono le coste.

Non sono così deficienti i politici, non siamo più negli anni del boom economico: ci sono fior di studi e di analisi, sanno benissimo che il loro operare è scellerato, è criminale, che porterà disastri e decessi, ma lo fanno lo stesso: nell’immediato la gente li premierà. Rendendosi co-responsabile di disastri e decessi.