Direttore di “Repubblica”, noi intanto ti quereliamo!

Chi sono i terroristi? “Il movimento No Tav e i suoi aderenti” dichiara, confidando nell’impunità dei potenti, il direttore de “la Repubblica” Maurizio Molinari. Tempo di organizzarsi e poi, da ieri, centinaia di valsusini corrono a comprare la marca da 3,92 euro da apporre sull’atto di querela. Venerdì è il gran giorno: direttore, noi intanto ti quereliamo (e saremo centinaia)!

E allora le foibe? E allora i no Tav?

Il direttore di “Repubblica”, Maurizio Molinari, definisce i no Tav un’organizzazione terroristica. È un falso grossolano, smentito anche in sede giudiziaria, e Molinari ne risponderà in tribunale. Ma è anche il segno della spregiudicatezza con cui i grandi giornali sedicenti indipendenti (e le loro firme) criminalizzano chi non asseconda il potere e i suoi interessi.

Afghanistan: la normalità e le bugie

La tragedia che si sta sviluppando in Afghanistan è un promemoria per tutti. Se la guerra rimarrà la normalità per garantire gli interessi dell’Occidente, il futuro ci riserverà un mix di narrazioni bugiarde e di poco credibili esercizi di aiuti umanitari. E i popoli, le vite individuali e collettive resteranno variabili dipendenti dalle bugie interessate degli Stati.

Sahel

Sahel: nuova frontiera dell’Europa?

A distanza di meno di un mese fra loro, eventi traumatici in due Paesi-chiave della regione del Sahel quali il Mali e il Ciad – l’uccisione del presidente del Ciad, Idriss Déby e il nuovo “golpe” in Mali – hanno rinnovato dubbi e incertezze sulla strategia di stabilizzazione di un’area strategica per l’Europa (dalla sicurezza, al terrorismo, al traffico di esseri umani).

Gli anni Settanta, autobiografia della nazione

Nella nostra storia gli anni Settanta restano un nervo scoperto. Per liberarli da sé stessi (e ragionarne con le generazioni che non li hanno vissuti) occorrerebbe riflettere su ciò che quegli anni raccontano dell’autobiografia della nazione, della storia novecentesca, ma anche di quella che lambisce il nostro presente.

Parigi o cara

Parigi o cara

Nonostante il plauso quasi unanime, anche a sinistra, quella di Parigi denominata “Ombre rosse” rimane un’operazione di destra, simbolica e spettacolare, decisa da Macron e Draghi per tener buoni i rispettivi elettorati reazionari. Non serve né a fare giustizia né a favorire la verità. Al contrario: vuol essere una pietra tombale su una seria riflessione storica su quegli anni.

Ombre rosse

L’arresto a Parigi e la conseguente procedura per l’estradizione di alcuni italiani riparati in Francia per sottrarsi all’esecuzione di pesanti condanne per delitti risalenti ai cosiddetti anni di piombo hanno suscitato polemiche aspre, fondate su opposti pregiudizi. Deve essere, invece, l’occasione per un confronto laico sul senso della giustizia e della pena.