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Redditometro? Sì, anzi no

Se per il Governo Meloni «le tasse sono un pizzo di Stato», è ovvio che ogni strumento utile a individuare gli evasori sia considerato “il grande fratello” fiscale. Dunque, il redditometro non s’ha da fare, soprattutto a un mese dal voto. Anche perché vale sempre la promessa iniziale fatta dalla presidente del Consiglio subito dopo l’insediamento a Palazzo Chigi: «Non disturberemo chi vuol fare».

Povertà, salute negata e contraddizioni del Governo

Il Servizio Sanitario Nazionale è inadeguato, il Sud è prossimo al “deserto sanitario”, la povertà è ai massimi storici, gli sfratti per morosità aumentano mentre, parallelamente, crescono i super ricchi e i loro patrimoni. Per invertire la tendenza bisognerebbe potenziare la sanità ed evitarne la frammentazione, investire nel welfare prelevando risorse dai redditi più alti. Ma il Governo continua a percorrere la strada opposta.

Il campionato di calcio e le contraddizioni della destra sulle tasse

C’è un apologo interessante che viene dal mondo del calcio. La Reggina è esclusa dal campionato di serie B per il mancato pagamento integrale dei debiti accumulati negli anni (avendo definito un concordato in cui si impegna a pagare il 5 per cento del dovuto). A insorgere sono presidenti e rappresentanti delle società in regola con i pagamenti. Quegli stessi che, in Parlamento, propongono un condono per gli evasori…

Giorgia Meloni, le tasse e il pizzo di Stato

Nel Paese europeo con la più alta evasione fiscale pro-capite la presidente del Consiglio, rivolta ai piccoli commercianti, definisce le tasse “un pizzo”. E lo fa in un comizio elettorale a Catania, città dove il pizzo mafioso è storicamente assai noto. Da Berlusconi a Meloni. Come scriveva Pasolini, «lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale».

Anche la Finlandia va a destra

Come in Svezia a settembre, la destra vince le elezioni in Finlandia. Alla premier socialdemocratica Sanna Marin non è bastato attuare una riforma in senso egualitario dei servizi sociali e sanitari e rassicurare l’elettorato moderato abbracciando posizioni ultra-atlantiste e militariste. Il ceto medio, spaventato dalla crisi economica, ha, ancora una volta, creduto agli slogan del taglio delle tasse e dello stop ai migranti.

Ai confini della realtà: più armi e meno ospedali

A fronte della crescita impetuosa della pandemia il Governo interviene in modo contraddittorio e irrazionale. Ma, intanto, diminuisce la spesa sanitaria, rapportata al PIL, e aumenta quella militare, che toccherà quest’anno i 26 miliardi di euro, con un incremento di quasi 5 miliardi rispetto al periodo pre-pandemico. C’è davvero di che aver paura.

Recovery: i soldi ci sono, manca la “svolta”

Con il Recovery fund sono in arrivo, tra sovvenzioni e prestiti, 209 miliardi di euro. Sul loro utilizzo c’è una bozza di piano. Ma in essa le parole “disuguaglianze”, “povertà”, “assunzioni” non compaiono. Così la situazione sociale resterà immutata e continueremo a dividerci tra chi ha tutto, chi ha poco e i troppi che non hanno niente.