Se la presidente del Consiglio non sa cos’è lo spread

Quando a maggio 2025 lo spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi era sceso sotto 100 punti base, la presidente del Consiglio era intervenuta alla Camera affermando, nell’imbarazzo del ministro dell’economia, che «i nostri titoli di Stato erano diventati più sicuri di quelli tedeschi». Oggi, che lo spread è risalito sopra la soglia di 100 punti base, con tutte le conseguenze del caso, tace. E non è l’unico silenzio…

Gli extra-profitti, la progressività fiscale e l’orticaria di Tajani

Le tariffe (energetiche e non solo) aumentano, in gran parte per ragioni speculative. E nel dibattito politico si accende lo scontro sulla tassazione degli extra-profitti, fonte di “orticaria” per gran parte della destra. Eppure ci sarebbe una misura semplice, immediata e coerente con il dettato costituzionale in grado di risolvere stabilmente il problema: introdurre un sistema tributario progressivo per le imprese di ogni settore.

Chi mette davvero le mani nelle tasche degli italiani?

Negli ultimi anni sta procedendo una sottrazione di ricchezza ai danni dei cittadini e di intere nazioni, molto più profondo rispetto alla promessa di Berlusconi di non mettere le mani in tasca agli italiani. È la corsa agli armamenti, folle e pericolosa, che porterà l’Italia, nel 2028, a una spesa militare di circa il 3,2% del Pil. Nel 2035, poi, essa ammonterà a 498 miliardi con una soglia annua di 145 miliardi (a fronte dei 40 attuali).

New York, 100 giorni dopo l’elezione di Mamdani

In una ex fabbrica convertita ad attività sociali e culturali Mamdani ha celebrato i suoi primi 100 giorni di governo. Ribadito il progetto, già iniziato, di più tasse sulla ricchezza, di abitazioni e supermercati comunali per i poveri e di servizi per l’infanzia, ha sottolineato la volontà di misurarsi con il funzionamento quotidiano della città, rendendo efficienti e pubblici i servizi di base che incidono sulla vita delle persone.

L’altra America: si riaffacciano le lotte dei lavoratori

Negli Stati Uniti la spesa per armi, il mancato rinnovo della assicurazione medica per le fasce deboli e l’abbassamento delle tasse per i ricchi hanno colpito duramente lavoratrici e lavoratori. Il mondo del lavoro però, seppur con grandi difficoltà, si sta riorganizzando: dallo sciopero nella multinazionale Starbucks alle lotte nel settore del lavoro pubblico pare cominciato un ciclo di lotte destinato a non esaurirsi.

Ma dove vanno i milionari

Il primo ministro francese François Bayrou accusa l’Italia di “dumping fiscale”, cioè di offrire una tassazione eccessivamente favorevole per attrarre contribuenti stranieri. Il Governo italiano si scandalizza ma, in effetti, per gli stranieri ricchi che si trasferiscono in Italia è prevista una tassa forfettaria di 200 mila euro all’anno. La conseguenza è che siamo al terzo posto tra le mete dei ricchi che vogliono cambiare nazione di residenza.

La buonuscita di Tavares non è un destino

La buonuscita multimilionaria di Tavares mette a nudo le incongruenze del sistema. Una tassazione adeguata attenuerebbe lo scandalo. Ma non è quella attuale. Anzi, tutti, a destra e a sinistra, parlano di ridurre le tasse. Per questo l’indignazione della politica di fronte a buonuscite e retribuzioni dei tanti Tavares è ipocrita, strumentale e non credibile. Quando capirà, la sinistra, che il suo ruolo è togliere ai ricchi per dare ai poveri?

Debito pubblico e altri animali

3.000 miliardi di euro. È il debito pubblico italiano nel 2024. 50mila euro per abitante della penisola. Come dice il Governatore della Banca d’Italia, «l’Italia è l’unico Paese dell’area euro in cui la spesa pubblica per interessi sul debito è pressoché equivalente a quella per l’istruzione». Ma il Governo pensa a come ridurre le tasse. Anche se ciò significa solo nascondere la testa sotto la sabbia.

Redditometro? Sì, anzi no

Se per il Governo Meloni «le tasse sono un pizzo di Stato», è ovvio che ogni strumento utile a individuare gli evasori sia considerato “il grande fratello” fiscale. Dunque, il redditometro non s’ha da fare, soprattutto a un mese dal voto. Anche perché vale sempre la promessa iniziale fatta dalla presidente del Consiglio subito dopo l’insediamento a Palazzo Chigi: «Non disturberemo chi vuol fare».