Dalla parte di studenti e studentesse

La scuola italiana non sta bene. Gli studenti e le studentesse che la abitano nemmeno. Così un’ondata di occupazioni e manifestazioni percorre le nostre città: «Ci dicono sempre che i giovani sono il futuro, ed è vero, ma noi siamo anche il presente, siamo qui, ora, facciamoci sentire». Questo è il loro tempo, questa è la loro scuola ed è giusto che se la riprendano. Finalmente.

A scuola riprendono le occupazioni: finalmente!

Manifestare sembra diventato un reato e i segni di reattività democratica sono assai modesti. Per fortuna ci sono studenti che si fanno protagonisti e occupano le scuole. Con mille, clamorose ragioni. Naturalmente, l’establishment e gran parte dei genitori si stracciano le vesti invocando finanche il Covid. Eppure ci sono tempi in cui ribellarsi è giusto.

Bologna. Per una diversa politica abitativa

A Bologna negli ultimi anni il disagio abitativo (non solo studentesco) è aumentato anche per la crescita incontrollata di affitti di camere o alloggi per brevi periodi da parte di piattaforme come Airbnb. Per contrastare il fenomeno è nato il comitato “Pensare Urbano”, una piattaforma sociale che dimostra come si può resistere sul territorio ai colossi multinazionali.

Regno Unito. Diritto allo studio e prostituzione

Per aiutare gli studenti in difficoltà economiche le istituzioni scolastiche ricorrono, in genere, a borse di studio, cancellazione delle tasse, assegnazione di alloggi o altri servizi. Più singolare la scelta dell’Università di Leicester: incoraggiare e tutelare gli studenti che si guadagnano da vivere con il “lavoro sessuale”, ovvero prostituendosi.

Università: video-lezioni col morto

La didattica a distanza in ambito universitario non è una semplice misura emergenziale per il tempo della pandemia ma un fenomeno duraturo che vede impegnati in modo massiccio i colossi dell’industria Hi-Tech. Ciò ha effetti devastanti per gli studenti ma modifica radicalmente anche il lavoro dei docenti.