L’Europa e “i conti in ordine” dell’Italia

A breve, in Europa, i “falchi” ricominceranno a chiedere all’Italia di “mettere in ordine i conti” intendendo con ciò una riduzione della spesa pubblica. Non è questa la strada, almeno a sinistra. Ancora una volta, come un secolo fa, la sinistra per essere tale deve proporre la redistribuzione dai ricchi ai poveri e un maggiore ruolo dello Stato, anche se questo implica un conflitto con l’Europa.

Viva il superbonus! Un’ottima idea e una pessima legge  

La ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio è indispensabile per ridurre le emissioni di gas climalteranti. Ottima, dunque, l’idea di finanziare le spese per migliorare di almeno due classi le prestazioni energetiche degli edifici. La legge in vigore è, peraltro, economicamente insostenibile e fonte di profonde disparità. Ma ci sono miglioramenti possibili. Sol che lo si voglia.

La manovra di bilancio e il Patto di stabilità

Il Consiglio dei ministri ha approvato, con una scricchiolante unanimità, il Documento programmatico di bilancio. Di fronte al bivio se tirare il freno della spesa pubblica o, al contrario, giocare con coraggio la sfida di un incremento degli investimenti e dei consumi in campi innovativi, la scelta del Governo va, ancora una volta, nella prima direzione.

Controfinanziaria 2020

Come ogni anno Sbilanciamoci! presenta la sua Controfinanziaria, analizzando il disegno di legge di bilancio presentato dal Governo e proponendo una manovra alternativa: 102 proposte su fisco e finanza, lavoro, previdenza e reddito, istruzione e cultura, ambiente, welfare e altra economia, pace e cooperazione internazionale.

Corsa agli armamenti: che passione!

Il complesso militare-industriale dell’occidente contribuisce più di ogni altra entità a orientare le politiche estere dei diversi Paesi (gli Stati Uniti in particolare) e la distribuzione della ricchezza al loro interno. È un paradigma comune a numerose realtà simili, a cominciare dal settore delle grandi opere infrastrutturali.

Il paradigma del TAV

Per mezzo secolo, che mi occupassi di industria delle armi o di progetti sostenuti dall’Unione Europea, di aiuti al terzo mondo o di grandi opere, mi sono sempre imbattuto negli stessi processi degenerativi che oggi ritrovo nel TAV. Forse sono stato sfortunato ma tendo a escluderlo. E non sono ottimista sul futuro.